Questi giorni: Giuseppe Piccioni racconta il vero passaggio all’età adulta

Immaginare la vita come una lunga carrellata di opportunità e momenti rilevanti è tanto rassicurante quanto irrealistico. Ognuno di noi prima o poi arriva a capire che i momenti davvero rilevanti, quelli al culmine dell’intensità, quelli che ci definiscono per sempre sono pochi, a volte ci attraversano in pieno, altre volte passano inosservati, confondendosi nel rumore quotidiano. Ce lo spiega bene Giuseppe Piccioni con il suo decimo film: Questi giorni, pellicola che lo stesso regista definisce non facile e lontana dal cinema mainstream. 

Il ricordo troppo vivido dell’adolescenza

In questi giorni non è successo niente, ma è cambiato tutto. La frase finale del film è, forse involontariamente, una sintesi perfetta di tutto quello che si potrebbe dire al riguardo. Le storie di quattro ragazze (Marta Gastini, Laura Adriani, Maria Roveran e Caterina Le Caselle) si intersecano nel più classico dei modi: l’esperienza del viaggio. Durante le scene in  macchina verso Belgrado, così come nella vita reale, non è tanto importante cosa si dice ma come lo si dice, gli sguardi pieni di profonde verità su sé stessi che si arriva a scambiarsi solo quando c’è una profonda intesa tra le parti e una buona dose di disillusione nei confronti del futuro. E’ in queste scene che si nasconde la vera essenza di quest’opera cinematografica, la necessità di comprendere il forte legame che unisce queste ragazze e allo stesso tempo l’irrimediabile senso di solitudine che trasuda da ognuna di loro.

Uno dei requisiti fondamentali per riuscire a carpirne il significato è però saperne sopportare il ritmo troppo lento, specie all’inizio, per suscitare quella curiosità necessaria alla scoperta. L’altro requisito indispensabile è non farsi intimidire dall’eccessivo realismo. Le dinamiche comportamentali delle protagoniste, così tardo adolescenziali e allo stesso tempo così stranamente adulte per la loro età, non sono romanzate, non sono addolcite da qualche musica melensa, non hanno niente dei drammi della pubertà alla “Che ne sarà di noi”.

Questo film non è per tutti, ed è un peccato perché in molti non riusciranno ad apprezzare davvero l’ennesima prova di buon cinema italiano. Coloro che lo capiranno davvero saranno quegli adulti che per età o per attitudine personale non si allontanano poi tanto dai vent’anni. Solo chi riesce ancora a ricordare lucidamente la facile solitudine e l’enorme valore di certi silenzi a quell’età, senza idealizzarli come di solito si tende a fare con i ricordi sbiaditi, potrà riconoscere il realismo di questo film e potrà afferrare in pieno il senso di quell’ultima, proverbiale, frase.

Questi giorni, prodotto da Matteo Levi, Verdiana Bixio e Rai Cinema, e in concorso alla 73° mostra del cinema di Venezia, è nelle sale – distribuito da Bim – dal 15 settembre.

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Simona Scardino

Nata nel 1990 in Molise. Diplomata al liceo classico e laureanda in lettere moderne all’università La Sapienza di Roma. Collabora da anni con blog e quotidiani online tra cui InLibertà, L’Indiependente Webzine e Distorsioni. Grande appassionata di musica rock e di cinema, ama leggere e coltivare la passione per la scrittura. Nel 2012 crea il blog Fuoridallarete (http://fuoridallarete.wordpress.com/). COLLABORATRICE SEZIONE CULTURA

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