Questione morale: idea rivoluzionaria

Stiamo vivendo un momento politicamente molto difficile non tanto perché c’è il rischo che la maggioranza si sfaldi e che si ritorni a votare, ma perché ormai non c’è più nemmeno un minimo segnale di senno tra coloro che sono al governo. Il buon senso si è ridotto ad una piccola particella di sodio che grida: “C’è nessuno?”

Negli ultimi quindici anni la vita politica italiana è stata rallegrata da due partiti che si credeva dovessero essere rivali e che invece si sono inciuciati al tal punto che l’unica cosa che li differenzia è una L nel nome. Da una parte c’era un imprenditore, Berlusconi, che prometteva di prendere in mano l’Italia sconvolta da Tangentopoli e governarla come fosse una sua azienda e così fece: corruzione, evasione e mafia oggi tirano come non mai. Dall’altra parte c’era un gruppo di invidiosi saputelli che pensavano di vincere la guerra collaborando e scendendo a compromessi con il “nemico”.

Quando qualcuno si azzardava ad iniziare una vera e propria guerra contro Berlusconi facendo leva sul suo passato imprenditoriale, sui suoi rapporti con i mafiosi, sulla corruzione ai giudici, sulle leggi ad personam (praticamente tutto quello che rientra nella ormai famosa questione morale), gli invidiosi saputelli pontificavano che così facendo si sarebbe fatto solamente il gioco del nemico. Era molto meglio collaborare: la bicamerale e la mancata legge sul conflitto di interessi rappresentano gli esempi più brillanti di come si pensava di combattere Berlusconi e compagni.

Dopo 15 anni di “collaboriamo” e “non alziamo i toni”, si scopre che il marcio è un pò ovunque: un paese in cancrena. I maggiori collaboratori di Berlusconi sono invischiati in mafia, corruzione, associazione segreta, evasione, fatture false e ci fermiamo qui per non essere faziosi. Lui invece di processi ne ha tre in corso ma che al momento sono congelati grazie al legittimo impedimento.

Oggi le cronache parlano di un presidente del consiglio furibondo con Fini e finiani perché non seguirebbero le linee imposte dall’alto e creerebbero una corrente interna al partito. Ma cosa ha mai fatto o detto Fini di così eclatante da essere probabilmente espulso o sospeso dal partito che lui stesso ha co-fondato? Nulla o quasi. Ha semplicemente posto, con 15 anni di ritardo, una questione morale soprattutto dopo le vicende di Scajola, Brancher, Verdini e Dell’Utri. Chi è indagato o condannato non dovrebbe ricoprire cariche di governo. Tutto qui. Solo che non l’ha detto in un paese civile e democratico perché altrimenti l’avrebbero guardato con quell’espressione del tipo: “Embe’, che c’é di nuovo? Hai scoperto l’acqua calda?” No, l’ha detto in Italia e l’effetto è quello di un’idea rivoluzionaria: “Questione morale, e che sarebbe?” Effettivamente in un paese dove mafia, corruzione ed evasione formano il 35% del PIL, l’idea è abbastanza rivoluzionaria.

La cosa però che ancora sfugge è perché in tutti questi anni quelli che avrebbero dovuto fare la guerra sfruttando questi temi hanno preferito collaborare ed abbassare i toni. Colpevoli anche loro? In alcuni casi si, ma per la stragrande maggioranza semplicemente incapaci di gestire e contenere una situazione per cui dovremo pagare per molti anni a seguire.

SCRITTO DA FABIO PER VOGLIORESISTERE.IT



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