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Raggi di buio: ombre sul licenziamento di Mazzillo e Piazza Indipendenza

Le giornate di mercoledì 23 e giovedì 24 agosto sono state particolarmente nere per Roma e la giunta di Virginia Raggi: le vicende del licenziamento dell’oramai ex assessore al bilancio Andrea Mazzillo e la gestione dello sgombero di Piazza Indipendenza hanno lasciato una scia di ombre su un Comune in perenne difficoltà.

Virginia Raggi e Andrea Mazzillo. Fonte: Agorà24

IL LICENZIAMENTO DI MAZZILLO

Cominciamo dal licenziamento di Mazzillo. Esperto di Finanza ed ex candidato in una lista civica a sostegno di Veltroni, Mazzillo era poi diventato uomo forte della Raggi. Tutto iniziò quando comparve il suo nome come mandatario elettorale della sua campagna per le Comunali , per poi essere assunto nello staff della prima cittadina con la delega alla “verifica dell’attuazione delle linee programmatiche” (con un compenso lordo annuo di 88.728 euro). Poco dopo, il 30 settembre 2016, viene chiamato a sostituire l’assessore dimissionario Marcello Minenna ottenendo le deleghe al Bilancio ed al Patrimonio e politiche abitative.

Insomma, un nome amico dell’esponente pentastellata in quei primissimi giorni di difficoltà. Qualcosa, però, nel corso di questi 11 mesi è andato storto, tanto che il 1° agosto l’assessore rimette la delega al Patrimonio. “Preso atto – dichiara alla stampa locale – , attraverso una chat, dell’intenzione della Sindaca di nominare altri due assessori: uno con delega ai lavori pubblici e l’altro con delega al Patrimonio e Politiche Abitative, senza avermi neanche informato, ho ritenuto di rimettere formalmente a disposizione della Sindaca le deleghe attinenti al Patrimonio già da stamattina“.

Tre giorni prima le dichiarazioni rilasciate dallo stesso Mazzillo al Messaggero avevano scatenato un putiferio. L’assessore aveva parlato di troppi uomini “inviati da Milano” nella giunta e nelle società partecipate del Comune e di “pendolari che vengono a Roma tre-quattro giorni a settimana“, lamentando un controllo serrato facilmente riconducibile a Grillo e Casaleggio.

Di fatto un avvertimento, quello della sindaca: o remi dritto o sei fuori. Poi, mercoledì, lo strappo finale.

Un licenziamento in fretta e furia, dopo giornate che dai retroscena appaiono turbolente, culminate nella probabile richiesta d’aiuto dei vertici che si rimettono al più volte osannato sindaco di Livorno, Filippo Nogarin. Questo “invia” in soccorso della Sindaca il suo amato assessore al Bilancio Gianni Lemetti. Mazzillo lo viene a sapere dai giornali e si dice mortificato al livello umano, mentre la Raggi lo liquida con poche parole ironicamente cordiali: “Confermo la stima personale nei confronti dell’ex assessore, ma la priorità resta quel progetto che ha portato il M5S in Campidoglio“.

COSA C’È DIETRO?

Il nuovo assessore al Bilancio, Gianni Lemmetti. Fonte: formiche.net

Insomma quel progetto pentastellato di governo sembra che non trovi più l’appoggio di Mazzillo. Cosa c’è dietro?

Secondo inchieste incrociate de Il Messaggero e La Repubblica all’ex assessore verrebbero imputati “il pressing per nominare alcuni consigli di amministrazione, alcuni collaboratori non proprio specchiati e le sparate sui giornali contro Grillo, Casaleggio e Raggi“.

Uno di questi collaboratori è Giorgio Fanara, 62 anni, ex Forza Italia ed amico personale di Mazzillo, coinvolto senza percepire alcuno stipendio nelle decisioni dell’Assessorato e messo a conoscenza dei conti e delle iniziative del Comune sulle partecipate. Fanara conosce sicuramente alcuni alti dirigenti dell’Aise, il servizio di intelligence estera. Ma se alla Raggi non stava bene, perché tollerarlo per un intero anno?

I pressing sui consigli di amministrazione potrebbero invece riguardare l’Atac, di cui Mazzillo certamente non condivideva le valutazioni fatte dalla Sindaca. L’azienda è prossima al fallimento e la soluzione che la Raggi ha in mente sembra essere il concordato preventivo. Mazzillo non era e non è d’accordo: Atac ha un debito col Comune di 429milioni, che con il concordato si rischiano di perdere, mandando possibilmente in banca rotta i conti comunali. La sua proposta sono accordi di ristrutturazione in bonis del debito, una soluzione tecnica intermedia. E’ questa la goccia che ha fatto traboccare il vaso: sembra che vada fatto a tutti i costi il concordato preventivo. In ogni caso la soluzione avanzata dal titolare dei conti capitolini (ormai ex) non piace.

LE TESI DISCORDANTI SU LEMETTI

Così lo si sostituisce con Lemetti, il quarto assessore al Bilancio nel giro di un anno. Ma su di lui pendono tesi discordanti. Con Nogarin il 48enne toscano ha avviato il concordato preventivo in continuità dell’azienda di rifiuti livornese, l’Aamps. Così facendo ne ha evitato il fallimento. Per il sindaco, poi, è stato in grado anche di rivoluzionare le partecipate e sanare gli sprechi.

Le opposizioni, però, dipingono un altro quadro. Secondo loro, infatti, Lemetti ha rimediato alla ristrutturazione dei debiti dell’azienda aumentando le tasse e le tariffe locali a carico dei cittadini in maniera indiscriminata. Un esempio su tutti è il settore delle automobili, rendendo a pagamento 12mila posti prima liberi. Una cosa del genere, dicono, sarebbe catastrofica a Roma.

Ma a far discutere di più sono gli avvisi di garanzia, ancora pendenti, a suo carico (anche se, come ovvio, non sono indice di alcuna colpevolezza). Le potenziali accuse sono bancarotta fraudolenta, falso in bilancio e abuso d’ufficio in relazione all’approvazione del bilancio 2014 con riferimento all’assunzione di 33 precari di Aamps e alla revoca del cda della società dei rifiuti del 7 gennaio 2016.

PIAZZA INDIPENDENZA: LA DIFESA DELLA RAGGI

Per quanto riguarda lo sgombero di Piazza Indipendenza di giovedì 24 agosto, che ha visto scene di guerriglia urbana tra rifugiati politici occupanti in modo abusivo lo stabile di via Curtatone e la Polizia (con tanto di lancio di bombole del gas da parte dei migranti e il “se tirano qualcosa spaccategli un braccio” di un poliziotto), la Raggi ha risposto in modo duro.

La sua tesi: il Comune ha fatto il proprio dovere, offrendo un’alternativa alloggiativa ai rifugiati politici, offrendo accoglienza mediante la Sala Operativa Sociale e provando a fare un censimento (fallito perché i funzionari del Comune non sono stati fatti entrare). Il tempo era poco, visto che il Comune sarebbe stato informato dalla prefettura a sole 12 ore dallo sgombero, senza sapere che c’erano 37 bambini.

Fonte: Ansa

La vera colpa, per la sindaca, sarebbe della Regione Lazio e del Governo, incapaci di gestire le politiche migratorie e di integrazione e di fornire leggi e strumenti che tutelino la dignità dei rifugiati, a partire dal possesso di una casa (facendo riferimento a tutti i limiti, che anche noi non possiamo che sottolineare, del percorso Sprar).

LA RESPONSABILITÀ DEL COMUNE

Qual’è il problema di queste affermazioni? E’ che di fronte ad un dramma la sindaca e la giunta non hanno saputo assumersi la propria parte di responsabilità.

E’ vero, il Governo ha il compito di organizzare la legislazione sui rifugiati (che non è affatto perfetta). Da un anno a questa parte, però, il Comune possiede 40 milioni di euro (forniti proprio dalla Regione Lazio) per trovare soluzioni abitative a questi soggetti (compito che spetta al Campidoglio) ed impedire situazioni di abusivismo o di bivacco per strada.

La situazione era evidentemente complessa e sorta per motivi che vanno al di là della gestione Raggi. Parliamo di un’emergenza abitativa che persiste da diverso tempo, se non addirittura da decenni. Il problema è che la questione si trascinava da mesi tra prefettura, forze dell’ordine e Comune di Roma, con l’ordine della magistratura di sequestro dell’immobile e sgombero degli occupanti che risale addirittura al dicembre 2015.

COME SONO ANDATE LE COSE

Il problema, come ha evidenziato la prefetta di Roma, Paola Basilone, era che non si riusciva a trovare una sistemazione per queste persone. Secondo il retroscena di Repubblica il Comune non voleva sistemare occupanti abusivi, dato che la priorità doveva andare alle liste di chi aveva fatto domanda per gli alloggi in maniera regolare.

Paola Basilone, prefetta di Roma. Fonte: panorama.it

Il Campidoglio aveva avanzato a inizio agosto la proposta di ri-allocare i 107 rifugiati politici tramite proprio la Sala Operativa Sociale. Ma anche dopo che, il 19 agosto, il palazzo viene sgomberato lasciando al primo piano i 107, non si interviene con la distribuzione. Allora la prefetta Basilone convoca la nuova assessora alla Casa, Rosalba Castiglione, e il proprietario dell’immobile. Proprio quest’ultimo fornisce una soluzione: i rifugiati verranno trasferiti a Rieti in villette di sua proprietà a titolo gratuito per 6 mesi, in attesa di una sistemazione duratura.

I diretti interessati, però, non vogliono (portando i figli nelle scuole di Roma e lavorando lì) e si ribellano. A quel punto, nell’assenza di un dialogo impostato dal Comune scoppia il caos di giovedì 24.

La Raggi si difende ancora, sostenendo che nei mesi scorsi ha “attivato gare per il reperimento di immobili, ma sono andate deserte perché nessuno ha messo a disposizione le proprie strutture per i migranti“.

Sarà sicuramente vero, ma almeno si poteva provare a evitare la violenza, parlando direttamente con la gente prima che intervenissero le forze armate. O quantomeno assumersi la responsabilità di dire che non si è riusciti a farlo, o che non si è voluto e che non è sempre e solo colpa degli altri. Dire che i funzionari del Campidoglio sono andati lì una volta e che non si sapeva che ci fossero bambini non può essere una giustificazione per ripulirsi la coscienza, cara sindaca.

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About

Nato a Roma nel 1995, dopo aver conseguito la maturità scientifica, si è laureato in Filosofia presso l'Università degli Studi Roma 3. Articolista di cronaca e politica per il litorale romano, si interessa particolarmente di Ostia e Anzio. Gestisce un blog: https://ilblogdelleidee.wordpress.com/. INTERNI ED ESTERI


'Raggi di buio: ombre sul licenziamento di Mazzillo e Piazza Indipendenza' have 2 comments

  1. 29 agosto 2017 @ 4:01 pm Alessandro Perrone

    Questione Mazzillo: senza fare dietrologie e senza parteggiare per la Raggi che si muove a tentoni in questioni che ignora, si può ipotizzare che la più probabile motivazione del licenziamento sia da attribuire semplicemente al fatto che “l’esperto in finanze” e sedicente docente universitario, si sia rivelato esperto proprio di nulla e meno che mai professore universitario, come lascia intendere vantando titoli accademici inesistenti? È la spiegazione più razionale. Altro che trame e complotti. Incapacità esplicita e molta presunzione (tralasciando la millanteria di un curriculum “gonfiato”). Sulla questione di via Curtatone vorrei dire che nella filiera delle responsabilità credo che quella dell’attuale amministrazione sia all’ultimo posto: racket delle okkupazioni, Stato, Regione, possono contendersi il primato di questo fenomeno tutto italiano fuori dalla legalità, ma tollerato per buonismo

  2. 1 settembre 2017 @ 11:13 am Riccard1

    Virginia Raggi non è adatta per ricoprire il ruolo di sindaco di Roma. Lo dimostra benissimo questo articolo ben scritto e dettagliato. Ormai è passato davvero tanto tempo dalla sua elezione e non si vede lontanamente l’impronta delle sue riforme, non può esistere più nessuna scusa che invece la sindaca è solita tirar fuori ad ogni problema. Non si assume mai le sue responsabilità e questo non è un bene, sia per lei stess, ma soprattutto per la città.


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