Rapporto annuale della DNA. ‘Ndrangheta colonizzatrice.

Abbiamo raccontato ieri dell’operazione “Crimine 2″ che ha portato a 41 arresti, 11 dei quali esteri, con maggiore risalto per la locale australiana di Stirling.

Mentre i mandati di arresto venivano eseguiti, e questi porci criminali finivano in gatta buia, è stata però resa nota la Relazione annuale sulle attività svolte dal procuratore nazionale antimafia nonche’ sulle dinamiche e strategie della criminalità organizzata di tipo mafioso nel periodo 1 luglio 2009-30 giugno 2010, che ha dato ampio spazio al fenomeno ‘Ndrangheta ed alla sua espansione, lanciando un’allarme che qualcuno ancora non voleva ascoltare, ma che già da anni veniva gridato dagli investigatori del nord. Vediamo più nello specifico.

Per rimanere nel tema affrontato ieri sempre dalle pagine di questo blog, la relazione mette in evidenza la grande potenza che la criminalità calabrese possiede. Si, perchè la ‘Ndrangheta: “ha caratteristiche di organizzazione mafiosa presente su tutto il territorio nazionale, globalizzata ed estremamente potente sul piano economico e militare tanto da potere essere definita presenza istituzionale strutturale nella societa’ calabrese, interlocutore indefettibile di ogni potere politico ed amministrativo, partner necessario di ogni impresa nazionale o multinazionale che abbia ottenuto l’aggiudicazione di lavori pubblici sul territorio regionale”. Senza dubbio è un quadro rivoltante. E lo diventa ancora di più se si va a vedere il fatturato di questo tipo di azioni: “Secondo il Fondo monetario internazionale – si legge nel rapporto – ammonterebbe a 118 miliardi di euro il riciclaggio complessivo riferibile alle ”mafie”, mentre il denaro ”pulito”, al netto del riciclaggio e’ stimato attorno ai 90 miliardi l’anno di cui 44 sarebbero di spettanza della ‘ndrangheta”.

A riprova di ciò che abbiamo raccontato sopra, il tutto può vantare l’appoggio di “molteplici proiezioni oltre il territorio calabrese, di cui la piu’ importante e’ la Lombardia, secondo il modello della ‘colonizzazione’. Dal territorio calabrese, la ‘ndrangheta si e’ da tempo proiettata verso i mercati del Centro-Nord Italia, verso l’Europa, il Nord America, il Canada, l’Australia. L’infiltrazione e la penetrazione di questi mercati – continua – ha comportato la stabilizzazione della presenza di strutture ‘ndranghetiste in continuo contatto ed in rapporto di sostanziale dipendenza con la casa madre reggina. Le numerose indagini concluse e quelle in corso confermano, vieppiù, il ruolo della ‘ndrangheta quale leader europeo nel traffico di cocaina e conclamano l’esistenza di comprovati rapporti negoziali illeciti con potenti organizzazioni straniere spagnole, africane, sudamericane e statunitensi. Le proiezioni all’estero della ‘ndrangheta sono riscontrabili in Germania, Svizzera, Olanda, Francia, Belgio, Penisola Iberica, Canada e Australia”

Nella relazione si parla anche della forte preoccupazione per le infiltrazioni nella pubblica amministrazione: nel periodo esaminato “emerge in modo costante e preoccupante, soprattutto nel Centro-Nord del Paese, la presenza sempre piu’ gravemente pervasiva di soggetti collegati alle organizzazioni criminali, soprattutto di matrice ‘ndranghetistica”. Infatti, sempre secondo la DNA: “c’e’ il rischio che si crei una schiera di ‘invisibili’ che, germinata dalle cellule silenti delle mafie al Centro-Nord, penetri in modo silente ma insidioso il tessuto politico, istituzionale ed economico delle regioni oggetto dell’espansione mafiosa”. Ed in proposito, per mettere in guardia le istituzione, la relazione ricorda non casa che proprio l’Unione Europea e la comunita’ internazionale convergono verso l’attribuzione di un medesimo coefficiente d’allarme per i delitti di corruzione e quelli di criminalita’ organizzata, a riprova di un coacervo illecito che andrebbe congiuntamente esplorato, con i medesimi mezzi probatori e le stesse tecniche investigative, come le intercettazioni telefoniche e ambientali.

Cosa Nostra
Nel rapporto citato, di 1100 pagine, non si parla solo di ‘Ndrangheta, è ovvio. Viene infatti dato spazio a tutte le altre organizzazioni criminali. Per ciò che concerne la mafia siciliana, la DNA ci riferisce che: “non vi e’ dubbio che dalla cattura di Provenzano in poi permane nell’organizzazione mafiosa una situazione di forte fibrillazione, che riguarda sia la individuazione di una nuova leadership, sia la ricerca di nuovi schemi organizzativi e di nuove strategie operative. Le indagini svolte nel periodo passato ed in particolare fino al 2008, hanno consentito di comprendere come l’organizzazione abbia tentato di trovare nuovi equilibri interni, per fortuna spesso turbati dall’intervento tempestivo delle indagini”. Ma gli ottimi risultati ottenuti in questi anni: “non devono indurre in errore facendo ritenere che la cattura di esponenti mafiosi di spicco e di numerosi altri associati possa da sola disarticolare in maniera definitiva l’organizzazione. La forza di Cosa nostra si legge nel documento – sta indubbiamente nei suoi capi, la cui cattura le causa un danno rilevantissimo, ma la mafia e’ comunque in grado di sopravvivere proprio a causa della sua struttura”. Ed appunto per questo ultimo motivo, Cosa Nostra è in grado di riorganizzarsi e ricostruire la sua struttura mantenendo quasi totalmente intatta le corazza: “ed in tal senso non ci si puo’ illudere sul fatto che lo Stato, approfittando della sua momentanea debolezza, possa piu’ agevolmente e definitivamente sconfiggerla. Deve invece continuare a giungere agli organi deputati al contrasto di Cosa nostra un flusso costante di nuovi, piu’ affinati e sempre piu’ efficaci, strumenti normativi e di risorse anche economiche per tenere testa all’organizzazione criminale; la quale, com’e’ noto, ha una spiccata abilita’ nel mettere in campo sofisticate tecniche di resistenza per fronteggiare l’azione repressiva dell’autorita’ giudiziaria”. Quest’ultima parte, non v’è dubbio, rappresenta un richiamo disperato alla nostra classe dirigente di tenere sempre in mente che questi magistrati, questi poliziotti, questi carabinieri, non li si deve lasciare mai soli, sopratutto a livello di strumentazione e di risorse.

Camorra
Come è stato raccontato, spiegato, descritto ed illustrato negli ultimi tempi, la Camorra ha per sua natura una sorta di rivalità interna che porta a continue scissioni. Ed infatti, così è descritta nella relazione: “la tradizionale solidita’ delle organizzazioni camorristiche subisce un continuo fenomeno di scissione all’interno alimentato dall’indebolimento delle tradizionali leadership, oggi forse meno in grado di svolgere una funzione aggregante in seno agli organismi criminali”. E questo si ricava – spiega la Dna: “non solo dal verificarsi di episodi cruenti, la cui interpretazione va evidentemente ricondotta al disgregarsi di gruppi un tempo coesi; ma viene riferito pure da numerosi collaboratori di giustizia”.

Mafia Balcanica
Beh, per chi non lo sapesse, l’elenco delle organizzazioni criminali di stampo mafioso non si ferma qui. Abbiamo anche una forte affluenza di criminalità estere. Le manifestazioni di natura mafiosa: “riconducibili all’azione di cittadini di Paesi dell’area balcanica, in forma individuale o associata, risultano oggettivamente aver assunto un peso rilevante nell’ambito della delittuosita’ nazionale. Se in una fase iniziale, propria degli anni scorsi, i gruppi criminali balcanici concentravano i loro sforzi soprattutto nel tentativo di penetrazione nelle dinamiche delinquenziali nostrane, ricercando spazi e settori nei i quali specializzarsi, ora puo’ dirsi compiuto un vero e proprio processo di insediamento, con molteplici gradi di invasivita’, nell’ambito del mondo criminale del nostro Paese”

Cinesi
“La criminalita’ di origine cinese in italia rileva una sempre maggiore capacita’ organizzativa dei clan ed è quindi necessario arginare un fenomeno che presenta profili di notevole allarme sociale” scrive infine la Dna. A fronte di una escalation della criminalita’ asiatica  la competenza delle direzioni distrettuali antimafia e’ indispensabile per cogliere quel collegamento con le mafie autoctone radicate nel nostro territorio, che sempre piu’ spesso emerge dalle indagini di polizia giudiziaria”.

Concludo il sunto di questo rapporto, riprendendo una parte di testo e senza aggiungere commenti: “lo scarno testo legislativo con cui si e’ proceduto alla ratifica ed all’esecuzione della Convenzione di Merida nell’ordinamento giuridico italiano sottolinea come si sia mancata l’occasione per una complessiva riforma dei delitti contro la pubblica amministrazione, soprattutto attraverso una adeguata riscrittura delle disposizioni in materia di corruzione e concussione”

GIAMPAOLO ROSSI
giampross@katamail.com


About

Residente a Belluno, studia all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna alla facoltà di Lettere, con indirizzo storico, per poi specializzarsi in giornalismo.
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