Reality fiction quotidiana

Orson Welles me l’ha detto, alla massa puoi raccontare tutto, basta farlo nel modo giusto.

La lezione è datata 1938 ma quanti l’hanno capita? Di certo non quell’agglomerato umano definibile con il termine di “massa”, sempre così predisposto a credere alla verità più conveniente, a vedere quello che viene mostrato e a non guardare le zone d’ombra, perché il buio spaventa e la verità fa comodo solo a qualcuno che però, nella maggior parte dei casi è un signor nessuno, uno che non può chiedere o pretendere, solo vedere o ascoltare quello che ad altri fa comodo mostrare.

C’è un parallelismo fra giornalismo e quelle che in Italia vengono definite: fiction. La stampa spettacolarizza un evento rendendolo pubblico, le fiction spettacolarizzano le vite di questo o di quel personaggio, rendendole realistiche… ora, realistico e reale sono due concetti differenti, come spettacolarizzare un evento significa arricchirlo di concetti che lo modificano, lo alterano… e alterare la realtà, significa raccontare una menzogna.

L’Italia è il paese delle fiction, non si contano più, può accadere che la stessa persona, venga presentata in modi diversi più di una volta, Paolo Borsellino ad esempio, si è visto cucire addosso tre fiction, tre ricostruzioni realistiche di un frammento della sua vita, tre ricostruzioni simili ma non uguali della stessa parabola umana… eppure, quell’uomo è esistito davvero, è veramente saltato per aria assieme alla sua scorta… una notizia funziona nello stesso modo, punti di vista personali influiscono sul racconto di un episodio realmente accaduto, cercare di convincere diventa l’obiettivo mentre il raccontare il fatto in sé… rimane un concetto astratto, secondario.

Recensire una qualsiasi di queste fiction è facilissimo, nonostante i tanti punti di vista che ognuna racchiude, perché il concetto di base è elementare: prendi la vita di un personaggio famoso, considera il momento storico attuale e cuci un vestito fatto di morali interessate e stucchevole sentimentalismo, trasforma un personaggio reale in un personaggio realistico, una storia vera in una storia di fantasia e piantala nella testa delle persone attraverso il tubo catodico, convincile che la tua verità è più vera di quella degli altri, portale sotto la tua bandiera… o meglio, sotto la bandiera di chi ti paga.

Orson Welles riuscì a convincere milioni di americani che gli alieni stavano invadendo la Terra, mostrava astronavi dove astronavi non c’erano. Teatralizzare una notizia… “è il quarto potere” diceva lui, “è la stampa, Bellezza” diceva un altro, “sono le fiction” sostiene il sottoscritto.

Giù nel Bel Paese, quella lezione datata 1938, qualcuno l’ha capita.

ANDREA ANTONETTI

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