reddito di cittadinanza

Reddito di cittadinanza e ISEE: facciamo un po’ di chiarezza

Nonostante sia il simbolo della manovra di Governo gialloverde, sul reddito di cittadinanza che verrà continua a registrarsi incertezza. Se alcuni elementi sul funzionamento dello strumento sono ormai di pubblico dominio, quali l’importo massimo del sussidio (i 780 euro mensili), la sua temporaneità ed il coinvolgimento dei Centri per l’Impiego, che dovranno riuscire nell’eroica missione di proporre tre offerte di lavoro “congrue” ad ogni beneficiario dell’erogazione, sull’aspetto più importante regna ancora confusione: ci riferiamo alla platea dei destinatari.Di Maio M5S

I DESTINATARI DEL SUSSIDIO, TRA PROPAGANDA E DATI UFFICIALI.

In merito, il Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio ha fatto più volte riferimento ai cinque milioni di italiani in condizione di “povertà assoluta” stimati nel rapporto ISTAT “La povertà in Italia” del 2017. Si tratta di una delimitazione che sicuramente rende il sussidio più sostenibile economicamente. Il problema è che non coincide con l’immagine di “reddito universale” percepita – positivamente o meno – dall’opinione pubblica.

In questo senso, nonostante nei documenti ufficiali e nelle interviste rilasciate agli organi d’informazione il reddito di cittadinanza sia sempre stato presentato come una misura “limitata”, spesso e volentieri nella propaganda elettorale si è lasciato intendere che del sussidio avrebbe beneficiato ogni cittadino disoccupato o con reddito inferiore ai 780 euro al mese. Un esempio è costituito da questo volantino in cui viene annunciato che “ben 9 milioni di italiani avranno diritto al reddito di cittadinanza, cioè tutti coloro che non hanno reddito o hanno redditi molto bassi”.

LE CRITICHE DELLA STAMPA: I CONTI NON TORNANO?

Sulla base di queste informazioni contraddittorie si sono così verificate ripetute polemiche sulle conseguenze sociali e sul costo reale della manovra, con l’ultimo caso nato da un articolo di Federico Fubini del primo novembre pubblicato sulle colonne del Corriere della Sera.

Muovendo dalle statistiche sulle dichiarazioni dei redditi degli italiani recentemente pubblicate in un rapporto del MEF, l’editorialista ha quantificato in 50 miliardi di euro la somma necessaria ad elevare a 780 euro mensili il reddito di ogni cittadino. A fronte dei soli 9 miliardi stanziati nella manovra varata lo scorso 31 ottobre, la conclusione tratta dal giornalista è quindi che “i conti non tornano”.

L’INTRODUZIONE DELL’ISEE COME CRITERIO PER L’EROGAZIONE DEL REDDITO.

In replica all’articolo di Fubini sono giunte fonti governative a precisare che il reddito di cittadinanza sarà tarato in base all’ISEE. Non verrà quindi erogato indistintamente a tutti i cittadini con redditi dichiarati inferiori alla soglia di povertà. Queste indiscrezioni sono state successivamente ufficializzate con un post sul Blog del MoVimento, in cui è specificato che

La platea dei beneficiari coinvolge 4,5 milioni di persone e non è individuata in base alle dichiarazioni dei redditi – come lascia intendere Fubini – bensì in base all’Indicatore della situazione economica equivalente (Isee).

Questo elemento, è bene sottolinearlo, costituisce un importante novità.

In seguito alla comunicazione pentastellata, alla diatriba si è aggiunta Mariastella Gelmini che, con un tweet, ha sottolineato come l’adozione dell’ISEE per individuare i possibili beneficiari del reddito sia ben lontana da quanto lasciato intendere in campagna elettorale. Siamo davvero di fronte ad una retromarcia del MoVimento? Quanto è cambiato il reddito di cittadinanza dalle promesse elettorali all’insediamento al governo?

IL REDDITO DI CITTADINANZA DELLE ORIGINI.

Andiamo con ordine.  L’agganciamento del reddito di cittadinanza al reddito del nucleo familiare era già presente nella prima stesura della misura, contenuta in un disegno di legge presentato dal MoVimento al Senato. Agli art. 2 e 4 del testo si precisa infatti che:

“il reddito di cittadinanza garantisce al nucleo familiare il raggiungimento, anche tramite integrazione, di un reddito annuo netto, quantificato sulla base della soglia di povertà di cui al comma 1, commisurato al nucleo familiare secondo la sua composizione tramite la scala di equivalenza OCSE”;

Ai fini dell’accesso al reddito di cittadinanza si considera il reddito familiare dichiarato al momento della richiesta secondo le modalità previste dalla presente legge”.

La nozione di reddito familiare è specificata come segue: «reddito familiare ai fini del reddito di cittadinanza» è il reddito netto medio mensile derivante da tutti i redditi percepiti in Italia o all’estero, anche sotto la forma di sostegno del reddito, al momento della presentazione della domanda, da parte del richiedente e degli appartenenti al suo nucleo familiare.

Possiamo quindi ritenere che già nel 2013 il reddito di cittadinanza proposto dai pentastellati fosse ben lontano dal sussidio generalizzato inteso da Fubini (e, probabilmente, da larga parte dell’elettorato del movimento fondato da Beppe Grillo).

L’ISEE COME PARAMETRO: COSA CAMBIA PER I POSSIBILI BENEFICIARI.

Il riferimento all’ISEE operato per la prima volta nei giorni scorsi, tuttavia, costituisce un elemento di novità di notevole importanza. Il D.D.L. del 2013, come abbiamo visto, subordinava l’erogazione del sussidio ad un reddito familiare inferiore alla soglia di povertà. L’ISEE però, come invero esplicitato nello stesso post sul blog stellato, è più restrittivo del reddito familiare perché considera anche il patrimonio mobiliare e immobiliare. Le ragioni della considerazione dell’ISEE sono spiegate così:

Se all’interno di una famiglia la moglie dichiara un reddito di 1000 euro all’anno e il marito dichiara 100.000, la moglie non riceve alcuna integrazione perché, nonostante il suo reddito individuale, l’Isee – che è familiare – è sicuramente sopra la soglia di 9.360 annui.

Quanto affermato corrisponde sicuramente al vero. Tuttavia, rimanendo al caso ipotizzato nell’esempio, possiamo notare come il riferimento al reddito familiare sarebbe stato sufficiente ad escludere la moglie dalla percezione – evidentemente indebita – del sussidio. Il nucleo familiare infatti, con un reddito di 110.000 euro annui, si trova abbondantemente sopra la soglia di povertà: questa, in realtà, per un nucleo di due persone adulte è stimata in 12.168 euro annui (e non 9.360, che è la soglia di un nucleo composto da una persona sola).

L’ISEE però non equivale al reddito familiare, perché come abbiamo detto considera anche il patrimonio mobiliare e immobiliare dei suoi membri. E’ così introdotta una variabile che aggiunge un elemento di complessità e distanzia ulteriormente il reddito di cittadinanza da quella integrazione del reddito generalizzata criticata da Fubini.

Sul punto, l’economista del lavoro Pasquale Tridico – indicato come Ministro del Lavoro dal MoVimento in campagna elettorale e principale consulente di Luigi Di Maio – in un’intervista rilasciata a Radio Anch’io nel marzo scorso aveva anzi escluso l’ISEE dagli indicatori su cui tarare il reddito di cittadinanza, menzionando invece una riduzione nell’importo del reddito erogato in caso di immobile di proprietà pari alla rendita stimata dello stesso.

Questa indiscrezione, rimasta sotto traccia per poi riemergere nel dibattito con l’approssimarsi del varo della manovra economica, è stata confermata da Luigi di Maio all’inizio di ottobre. Tuttavia, sottrarre la rendita imputata alla casa di proprietà (sostanzialmente effettuando una stima dell’affitto che l’individuo andrebbe a pagare abitando nella stessa abitazione da inquilino) e considerare l’ISEE del nucleo familiare sono due cose ben diverse.

Per fare un esempio “tipico”, considerando l’ISEE invece del reddito familiare, un giovane disoccupato costretto ad abitare in casa con i genitori sarà con ogni probabilità escluso dalla misura, sebbene l’immobile non sia di sua proprietà. Questo perché l’ISEE, come detto, considera il patrimonio – e non il reddito – del nucleo familiare.

In questo senso, il passaggio alla pratica della annunciata “abolizione della povertà” potrebbe costituire una delusione per buona parte dell’elettorato pentastellato.

 

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Romano, classe 1988. Laureato in economia, appassionato di diritto del lavoro. Ha pubblicato articoli in tema di relazioni industriali sul Bollettino ADAPT. Con la societ‡ Memetika organizza dal 2017 il festival ArdeForte, con cui accende le estati della periferia sud-est romana. COLLABORATORE SEZIONE ECONOMICS


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