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Roma, Referendum 11 novembre: le ragioni del comitato Mejo De No

L’11 novembre 2018. Domenica 11 novembre 2018. Una data apparentemente come un’altra ma non per i cittadini di Roma. In quel giorno, infatti, dalle 08 alle 20, gli elettori della Capitale sono chiamati alle urne per un referendum riguardante una tematica quanto mai sentita: il trasporto pubblico e, in particolare, l’Atac (l’azienda municipalizzata di Palazzo Senatorio). I fronti del sì e del no già si sono schierati.

Wild Italy, per far sì che ci sia quanta più possibile chiarezza su questo appuntamento, ha contattato esponenti di entrambi gli schieramenti per dare a ognuno la possibilità di esprimere le proprie ragioni.

Dopo aver parlato con Simone Sapienza del Comitato Mobilitiamo Roma (per il sì), oggi è il turno del Comitato Mejo De No.

L’11 novembre Roma torna a votare per un referendum molto importante sul futuro dell’Atac, l’azienda municipalizzata del Campidoglio che si occupa del trasporto pubblico. Ci spiegate di cosa si tratta?

In realtà i referendum non riguardano propriamente ATAC. Il primo quesito riguarda la liberalizzazione dei servizi di linea, cioè metro ed autobus, il secondo quesito riguarda invece la promozione e liberalizzazione dei servizi collettivi non di linea, i cosiddetti autobus a chiamata.

Le istituzioni stanno facendo tutto quanto in loro potere per informare adeguatamente la cittadinanza su questo appuntamento?

Purtroppo no. L’informazione è stata scarsa ed ha così generato un dibattito spesso fuorviante. Sarebbe stato positivo invece che la scelta, di per sé tecnico-amministrativa, del modello di affidamento, generasse un dibattito politico d’insieme più ampio che andasse invece discutere in generale delle politiche della mobilità.

Perché avete deciso di impegnarvi in questa campagna referendaria a favore del no?

Sono ormai decine di anni che le liberalizzazioni vengono presentate come la panacea di tutti i mali dei servizi pubblici, ma non è così. La gara è solo l’ennesimo espediente tecnico-amministrativo volto a nascondere o camuffare un problema che invece è squisitamente politico.

Il trasporto pubblico locale di Roma è un monopolio naturale. A Roma, la rete metropolitana mostra rendimenti di scala crescenti, così come in minor misura la rete del trasporto di superficie. Ciò significa che la pluralità di gestori è di per sé un meccanismo incompatibile con le caratteristiche economiche del nostro mercato di trasporto. Il monopolio, quindi, non è in sé un male per il servizio ma ne anzi l’asse portante. Infatti, il Comune è in ogni caso l’unico ente che finanzia il trasporto pubblico e quindi, poiché lo finanzia “monopolisticamente”, trova convenienza in un sistema infrastrutturale che tende al monopolio. Tecnicamente, quindi, secondo noi non sussistono le condizioni per propendere ad un sistema che preveda una pluralità di gestori.

Atac

Non a caso, la nostra costituzione all’articolo 43 ribadisce la possibilità per lo Stato di intervenire direttamente nella produzione proprio quando si verificano le condizioni di monopolio o quando sia necessario erogare dei servizi pubblici essenziali.

Quello che deve essere attaccato, invece, è il nodo politico della questione. Dal 2007, la politica di Roma e del Lazio ha scelto deliberatamente di disinvestire nel trasporto pubblico locale, puntando invece alla privatizzazione attraverso la riforma di ATAC del 2009. La riforma si inseriva nel contesto della legge nazionale che obbligava alla liberalizzazione e poi alla privatizzazione. Legge giustamente cancellata dagli italiani nel 2011, con la vittoria dell’abrogazione al primo quesito del cosiddetto “referendum sull’acqua”. Per 10 anni, il Comune ha deciso non solo di sopprimere preferenziali ma anche di annullare qualsiasi acquisto di nuovi autobus che mano a mano sono invecchiati ed oggi non sono sufficienti ad erogare il servizio. L’ideologia della liberalizzazione ha già fatto sufficienti danni, è ora di dire basta.

Cosa sta facendo il Comune di Roma a guida Movimento 5 Stelle per risanare l’Atac?

Purtroppo non abbastanza. I dossier infrastrutturali sono tutti fermi e noi riteniamo che il problema gestionale non possa essere distinto dal problema infrastrutturale. La produttività del trasporto pubblico locale e della sua azienda è determinata univocamente dall’infrastruttura scelta. Per dare un’idea, un dipendente che porta la metropolitana trasporta migliaia di persone percorrendo molti km ad alta velocità, un dipendente che porta il bus trasporta poche decine di persone percorrendo pochi km ed a basse velocità. È evidente che è lo strumento di trasporto utilizzato a determinare la produttività dei due dipendenti. Così è per l’Azienda e per il Comune. Il concordato, inoltre, si rivela una strada molto insidiosa che rischia di rimanere senza uscita.

Il referendum è una sfida tra pubblico e privato?

Una larga parte di coloro che sostengono il sì a questo referendum parte dall’assunto che poiché il gestore è pubblico è intrinsecamente inefficiente, e vede nel referendum una sfida verso il pubblico. Questo non è assolutamente vero, anzi: i grandi problemi che attanagliano la gestione interna di ATAC sono nati proprio quando è diventata una società di capitali, cioè una società di diritto privato, cosa che ha permesso si verificasse il noto caso “parentopoli”, qualcosa di impossibile in una società di diritto pubblico.

Secondo noi il referendum è più una sfida tra chi vede nell’ideologia della concorrenza l’unica soluzione possibile e chi invece cerca di indagare quale sia il sistema più efficace e proprio per la nostra infrastruttura e per gli obbiettivi della nostra città.

Secondo noi votare no significa soprattutto smetterla con una disperata ricerca di miriade di forme societarie e riforme gestionali diverse dal monopolio affidato ad una società di diritto pubblico, il più coerente con l’economia della nostra rete, per andare a risolvere invece quello che è il vero problema di Roma: l’infrastruttura.

Un appello ai cittadini affinché vadano a votare no

La politica deve smettere di cercare di risolvere il problema del trasporto pubblico locale con riforme gestionali inutili e spesso anche dannose, basate sul perseguimento di una concorrenza ideale che non esiste o che si manifesta solo a danno di utenti e lavoratori. A Roma il privato già c’è, scelto tramite una normalissima gara pubblica, ma non ha funzionato. A Roma una spa che gestisce il trasporto pubblico già c’è, è ATAC, ma non ha funzionato. Nessuno dei due modelli è valido e noi diciamo no per dire basta a riforme gestionali basate sull’ideologia della liberalizzazione e della privatizzazione. Noi vogliamo un pubblico efficiente, ottenibile solo grazie ad un programma di investimenti infrastrutturali mirato e qui sì, ad una riforma aziendale che trasformi ATAC in una vera e propria azienda pubblica. L’11 novembre noi diciamo #mejodeno.

 

LEGGI ANCHE L’INTERVISTA A SIMONE SAPIENZA PER IL FRONTE DEL SI’

 

 

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About

Giornalista pubblicista, fondatore e direttore di Wild Italy. Ha collaborato con varie testate nazionali e locali, tra cui Il Fatto Quotidiano e La Notizia Giornale, ed è blogger per l’Huffington Post Italia. Nel 2011 ha vinto il Primo Premio Nazionale Emanuela Loi (agente della scorta di Paolo Borsellino, morta in Via d’Amelio) come “giovane non omologato al pensiero unico”. Studioso di Comunicazione Politica, ha lavorato in campagne elettorali, sia in veste di candidato che di consulente e dirige, da fine 2016, Res Politics - Agenzia di comunicazione politica integrata . DIRETTORE DI WILD ITALY.


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