11 novembre

Roma, Referendum 11 novembre: le ragioni del sì. Intervista a Simone Sapienza

L’11 novembre 2018. Domenica 11 novembre 2018. Una data apparentemente come un’altra ma non per i cittadini di Roma. In quel giorno, infatti, dalle 08 alle 20, gli elettori della Capitale sono chiamati alle urne per un referendum riguardante una tematica quanto mai sentita: il trasporto pubblico e, in particolare, l’Atac (l’azienda municipalizzata di Palazzo Senatorio). I fronti del sì e del no già si sono schierati.atac

Wild Italy, per far sì che ci sia quanta più possibile chiarezza su questo appuntamento, ha contattato esponenti di entrambi gli schieramenti per dare a ognuno la possibilità di esprimere le proprie ragioni.

Simone Sapienza, segretario dei Radicali Roma, fa parte del Comitato Mobilitiamo Roma che ha promosso la consultazione referendaria e che vuole far prevalere il sì. Ci tiene però a sottolineare: “Noi chiediamo la liberalizzazione del servizio, non la privatizzazione”

L’11 novembre Roma torna a votare per un referendum molto importante sul futuro dell’Atac. Ci spiega di cosa si tratta?

Si tratta di un referendum consultivo che interroga i cittadini romani sulla possibilità di mettere a gara il servizio di trasporto pubblico locale attualmente ostaggio di Atac, un’azienda fallita che ha ampiamente dimostrato in questi anni di non essere in grado di garantire un servizio adeguato. Più passa il tempo più il servizio peggiora, si perdono chilometri (nel 2017 rispetto al 2016 si sono persi 5,240 milioni di km) e accumulano debiti. Non si tratta di una nostra opinione, sta scritto in tutti i rapporti effettuati negli ultimi anni, in ultimo quello dell’istituto Bruno Leoni della scorsa settimana.

In più, i cittadini che hanno la sfortuna di doversi spostare coi mezzi  pubblici rischiano non solo la salute mentale per i ritardi, le cancellazioni o le attese, ma addirittura la propria incolumità fisica, visto il preoccupante aumento di flanbus, 19 solo negli ultimi mesi, o la terribile vicenda della scala mobile di qualche giorno fa.

Le istituzioni stanno facendo tutto quanto in loro potere per informare adeguatamente la cittadinanza su questo appuntamento?

Le istituzioni, il Comune in particolare, non stanno facendo nulla per informare la cittadinanza. Nonostante i soldi che la Regione Lazio, grazie a un nostro emendamento al collegato di bilancio, ha messo a disposizione per l’invio postale di opuscoli informativi in occasione delle consultazioni referendarie, a pochi giorni dal voto i romani non hanno ricevuto alcuna comunicazione.

Perché avete deciso di impegnarvi in questa campagna referendaria a favore del sì?

Abbiamo promosso questo referendum, grazie alla raccolta di 33mila firme lo scorso anno, perché crediamo che Roma meriti un servizio di trasporto pubblico all’altezza delle altre capitali europee. Noi chiediamo che il Comune torni a svolgere il ruolo pubblico di controllo e programmazione, definendo ad esempio le tratte e il prezzo del biglietto, ruolo che fino a oggi non ha potuto svolgere perché troppo impegnato a occuparsi delle sorti di Atac. La messa a gara del servizio servirà innanzitutto a correggere la stortura secondo cui il controllore del servizio, ovvero il Comune, e il controllato, ovvero Atac sono di fatto lo stesso soggetto: già uscire da questa situazione grottesca poterà un benefit per la città.

Cosa sta facendo il Comune di Roma a guida Movimento 5 Stelle per risanare l’Atac?

Il Comune ha firmato un concordato preventivo per risanare l’azienda, ma chiudere un buco da un miliardo e trecento milioni di euro è praticamente impossibile, e a pagare questo debito enorme che continua ad accrescersi sono e saranno i cittadini romani. Oltre al danno, la beffa: pagano i debiti di un’azienda che non è neanche in grado di offrire il servizio.

Il referendum è una sfida tra pubblico e privato?

Fonte: cinquequotidiano.it

Noi chiediamo la liberalizzazione del servizio, non la privatizzazione. Sono due concetti molto diversi. Liberalizzare significa semplicemente mettere la gestione del servizio in mano a chi si aggiudica una gara, dimostrando di avere delle credenziali adeguate. Il soggetto in questione, che può essere un’azienda pubblica o privata, firmerà un contratto di servizio con l’amministrazione e dovrà rispettarlo. Contratto in cui saranno stabiliti il prezzo del biglietto, le tratte da coprire e saranno tutelati i lavoratori oggi impiegati con Atac. Noi diciamo sempre che di fatto oggi il servizio è privato, perché per fare gli interessi di un’azienda si dimenticano del tutto degli interessi dei cittadini.

Cosa risponde a chi dice che già oggi parte delle linee di autobus Atac sono gestite da un privato, cioè da Roma Tpl (con risultati non proprio positivi)?

Roma Tpl è stato un tentativo malriuscito da parte di Atac di condividere il disastro. Roma Tpl è una sorta di sub appalto di Atac, non c’entra niente con quello che proponiamo noi.

Un appello ai cittadini affinché vadano a votare sì l’11 novembre

Andare a votare il prossimo 11 novembre è fondamentale e significa prendersi la responsabilità di decidere su una questione centrale che riguarda tutta la città. Non si possono voltare le spalle di fronte a un problema cronico come quello del trasporto pubblico, proprio nel momento in cui c’è la possibilità di scegliere e con la propria partecipazione stimolare un cambiamento in positivo.

 

LEGGI ANCHE L’INTERVISTA AL COMITATO MEJO DE NO

 

 

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About

Giornalista pubblicista, fondatore e direttore di Wild Italy. Ha collaborato con varie testate nazionali e locali, tra cui Il Fatto Quotidiano e La Notizia Giornale, ed è blogger per l’Huffington Post Italia. Nel 2011 ha vinto il Primo Premio Nazionale Emanuela Loi (agente della scorta di Paolo Borsellino, morta in Via d’Amelio) come “giovane non omologato al pensiero unico”. Studioso di Comunicazione Politica, ha lavorato in campagne elettorali, sia in veste di candidato che di consulente e dirige, da fine 2016, Res Politics - Agenzia di comunicazione politica integrata . DIRETTORE DI WILD ITALY.


'Roma, Referendum 11 novembre: le ragioni del sì. Intervista a Simone Sapienza' have 1 comment

  1. 8 novembre 2018 @ 10:07 am Idrante verbale

    Molteplici contratti da far rispettare con autorità inefficienti, TAR intasati per i ricorsi, probabile non omogeneità del servizio con tanti gestori diversi, grossi problemi nella realizzazione e nel controllo delle gare (sia per la corruzione che per eventuali risparmi birichini sui costi per compensare i prezzi calmierati e le quantità contingentate). Non è la privatizzazione, è peggio; i radicali disegnano una macchina amministrava perfetta ma se fosse così, dato che gli standard di servizio contrattuali sono ben definiti, potrebbe anche controllare con questa incredibile perfezione un’unica azienda pubblica e lo farebbe con meno rischi, più omogeneità e senza che i cittadini si accollino il profitto dei privati. Gli investimenti enormi da realizzare non si capisce bene chi li dovrebbe fare e con quali soldi, la proposta è confusionaria e apre la strada alla giungla e al banchetto sfruttando l’esasperazione della gente


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