Referendum 4 dicembre - Camera e Senato

#SpiegoneReferendum 4 dicembre: la Camera, il Senato e il procedimento legislativo

di Giacomo Andreoli e Simone Piloni
Il quesito sottoposto a referendum

Il quesito sottoposto a referendum

Il 4 dicembre 2016, qualunque sia l’esito del referendum, sarà una data molto importante per l’Italia. Non sarà una consultazione come le altre perché tutti noi cittadini saremo chiamati ad esprimerci a favore o contro ad una riforma della nostra Costituzione: la carta fondamentale su cui si basa l’organizzazione dello Stato e il diritto italiano intero. Una Camera rappresentativa della Nazione, un Senato rappresentativo dei territori (Regioni e Comuni), il ruolo prevalente della prima sulla seconda nell’iter delle leggi e le varie eccezioni alla regola.

In questo primo di quattro articoli di spiegazione della riforma analizzeremo questi due aspetti: le variazioni introdotte a Camera e Senato e il nuovo procedimento legislativo. Ci concentreremo dunque sulle modifiche alla Parte II della carta (Ordinamento della Repubblica), Titolo I (Il Parlamento), Sezione I (Le Camere) e Sezione II (la formazione delle leggi) e Titolo III (Il Governo). Per eventuali approfondimenti in fondo trovate il nuovo testo a confronto con la Costituzione vigente.

I RUOLI DI CAMERA E SENATO

Ad oggi la Camera dei Deputati e il Senato della Repubblica sono due rami elettivi del Parlamento che detengono congiuntamente la funzione legislativa. Ciò significa che approvano assieme le proposte di legge (o convertono i decreti governativi) ed eleggono alcune delle figure principali dello Stato tra cui il Presidente della Repubblica e una quota dei giudici della Corte Costituzionale. Sono per definizione il prolungamento di tutto il popolo italiano (che li forma attraverso il voto) e hanno formalmente una funzione diversa, ma complementare, al Governo (potere esecutivo) a cui votano entrambe la fiducia (senza la quale esso cade).

Per approvare una proposta di legge le due Camere devono votare a maggioranza lo stesso identico testo. Se dopo il passaggio dall’una e l’altra cambia anche una sola parola si deve ricominciare. Così, se Camera e Senato non si mettono d’accordo, si istaura la cosiddetta “navetta”: il testo “viaggia” tra le due assemblee finché non lo approvano tutte e due nella medesima redazione. Questo è il meccanismo detto bicameralismo perfetto o paritario.

La Camera dei Deputati

La Camera dei Deputati

La riforma prevede che la Camera rimanga espressione di tutta la Nazione con il compito di votare o meno la fiducia al Governo, mentre il Senato cambi natura, diventando un organo di rappresentanza di Regioni e Comuni che non vota la fiducia e si pronuncia in maniera vincolante in una serie di ambiti elencati e non vincolante (consultivo) per tutti i rimanenti.

Dunque non più due organi che controllano il Governo e danno assieme l’indirizzo politico dello Stato, ma si prevede uno con tale ruolo ed un altro che si trasforma per fare da raccordo tra Stato ed enti territoriali. Questo dunque ha funzione legislativa piena per le decisioni fondamentali (come riforme costituzionali e trattati europei) e per quelle che riguardano Regioni, Comuni e Città Metropolitane.

Ciò significa anche che l’autorizzazione per sottoporre i ministri e il premier alla giurisdizione ordinaria (che non implica un divieto di arresto in ogni caso) sarebbe di competenza solo della Camera.

LA COMPOSIZIONE DEL SENATO

Il nuovo Senato sarebbe composto precisamente da 95 tra consiglieri regionali e sindaci, 5 senatori opzionali che possono essere nominati dal Capo dello Stato e gli ex Presidenti della Repubblica, che una volta terminato il loro mandato diventano senatori a vita. Quindi avrebbe intorno ai 100 seggi contro gli attuali 315 elettivi più i senatori a vita.

Secondo la riforma i 95 senatori sono eletti con metodo proporzionale (in proporzione ai voti) dai Consigli Regionali (e non più direttamente dal popolo), gli organi parlamentari locali che votano la fiducia ai vari Presidenti delle Regioni e che sono composti secondo il voto della cittadinanza regionale alle rispettive elezioni. Possono essere eletti solo appartenenti allo stesso Consiglio e sindaci in carica. Ogni Consiglio sceglie un sindaco e un minimo di un consigliere. Il numero dei consiglieri dipende dalla popolazione regionale: più abitanti, più senatori. Quindi diventerebbero senatori 21 sindaci (perchè la Provincia di Trento è divisa da quella di Bolzano ed hanno due Consigli diversi) e 74 consiglieri regionali (in cui la Lombardia, vista la sua vasta popolazione, avrebbe il maggior peso specifico con una delegazione di 13 membri).

Il senatore del Pd, Vannino Chiti

Il senatore del Pd, Vannino Chiti

Le modalità di attribuzione dei seggi, però, andrebbero obbligatoriamente specificate con legge ordinaria ed inoltre andrebbe rispettato il principio del nuovo articolo 57 secondo cui il mandato dei senatori è “in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri”. Ciò significa che potrebbe essere stabilito che siano i cittadini a scegliere i 74 consiglieri regionali-senatori quando votano alle regionali (magari con scheda a parte), ma solamente quei voti indirizzati a chi successivamente viene eletto consigliere regionale sarebbero rispettati. Questa è la proposta del senatore del PD Vannino Chiti. Non è detto, però, che un’altra proposta non possa divenir legge.

Per essere eletti senatori, allora, basterebbero i 18 anni (senza più il minimo di 40 di oggi), la stessa età che basta per votare alle elezioni regionali (mentre oggi per scegliere i membri del Senato si devono avere almeno 25 anni).

Il mandato dei 95 senatori dura lo stesso tempo della carica di consigliere e di sindaco. Il Senato dunque diventerebbe organo permanente con seggi che cambiano secondo tempi diversi.

Per la nuova assemblea, quindi, non sono previste proroghe e in caso di guerra (così decretata solo dalla Camera dei Deputati) verrebbe estesa esclusivamente la durata della Camera che gestirebbe autonomamente la situazione.

I 5 senatori nominati dal Presidente della Repubblica, invece, sono cittadini scelti per aver onorato la Patria per alti meriti sociali, scientifici, artistici e letterari. Durerebbero sette anni (non più tutta la vita) senza poter essere rinominati. 

DOPPIO RUOLO, IMMUNITA’, INDENNITA’ E REGOLAMENTI

I 95 nuovi membri del Senato svolgerebbero un doppio ruolo (locale e nazionale) con il dovere di partecipare alle sedute dell’Assemblea e delle Commissioni (obbligo sancito dal nuovo articolo 64 anche per la Camera dei Deputati in assenza di motivazioni giustificanti). Gli altri sarebbero solo senatori.

Palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica

Palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica

Tutti, però, – anche se su questo punto non ci sono ancora divieti costituzionalizzati previsti – non riceverebbero più l’indennità parlamentare (riservata così ai soli deputati) che ad oggi per i senatori ammonta a circa 10.000 euro lordi al mese, anche se questo non esclude il rimborso delle spese per gli spostamenti dalle varie Regioni a Roma in occasione delle sedute in aula.

Il risparmio economico (verosimilmente di milioni di euro) sarebbe dunque inversamente proporzionale al numero di riunioni dell’Assemblea.

I nuovi senatori manterranno come gli attuali l’immunità parlamentare. Essa è una misura di protezione che prevede l’insindacabilità delle opinioni espresse nell’esercizio delle funzioni parlamentari e l’obbligo di autorizzazione della camera di appartenenza per perquisizioni, intercettazioni e arresto (a meno di condanne definitive o di essere colti nell’atto di un delitto).

Il nuovo articolo 64, inoltre, specifica che i regolamenti di entrambe le Camere, che sono votati a maggioranza assoluta (50%+1 degli aventi diritto) dai loro componenti, “garantiscono i diritti delle minoranze parlamentari” e nello specifico quello della Camera disciplina lo statuto delle opposizioni“.

Mentre il primo principio ha valore di garanzia, perché non introduce sicuramente limitazioni, il secondo risulta ambiguo, anche perché, a seconda delle leggi elettorali (si parla tanto del combinato disposto con l’Italicum), la maggioranza assoluta è composta da uno o più partiti e quindi più o meno schieramenti potrebbero disciplinare tale statuto per gli altri. Il Comitato “Basta un sì” sostiene che grazie a questo nuovo statuto le forze politiche di opposizione dovranno essere correttamente rappresentate all’interno del Parlamento. Ma l’interpretazione non è così univoca poiché la natura dello statuto non è descritta (e quindi vincolata) nella nuova Costituzione.

IL SISTEMA LEGISLATIVO ODIERNO

L’attuale Costituzione, ai sensi dell’art.70, prevede per lo più un unico procedimento legislativo, uno più “garantista” per la modifica della stessa Carta e uno leggermente più macchinoso per alcune materie, come quella elettorale.

Coloro che possono proporre un testo di legge sono il Governo, ogni singolo parlamentare, gruppi di essi, oppure i cittadini, i cnel-referendum-costituzionalequali possono sottoporre al parlamento una proposta, che deve essere redatta in articoli e corredata di almeno 50 mila firme.

Anche se poco utilizzato nella storia repubblicana, la Costituzione prevede che sulle materie economiche e sociali, nonché quelle previste dalla legge, possa presentare proposte anche il CNEL, che la riforma sottoposta al referendum vuole abolire.

Con l’approvazione della riforma costituzionale Camera e Senato avrebbero funzioni differenti e quindi l’iter legislativo è più complesso.

Qui vogliamo sottolineare, per onor di chiarezza, la differenza fra un disegno di legge e un decreto legge: il primo è un testo che quando è proposto non è immediatamente operativo e necessita del vaglio parlamentare per diventare legge dello Stato; il secondo invece, in casi di necessità e urgenza stabiliti dal Governo, lo diventa fin da subito. Ma il parlamento ha 60 giorni per approvarlo o apporre modifiche, altrimenti decade ed è come se non fosse mai esistito.

I NUOVI PROCEDIMENTI

1) A norma del nuovo articolo 70, rimarrebbe il bicameralismo perfetto fra Camera e Senato (pertanto il sistema in vigore attualmente) per alcune leggi, come quelle costituzionali e su quelle “normali”, ma che riguardino: le minoranze linguistiche, i referendum, i Comuni e le Città metropolitane (ex province), la partecipazione alla formazione delle norme Ue, l’eleggibilità dei senatori, la legge elettorale del Senato, la ratifica dei trattati Ue, l’ordinamento di Roma, il regionalismo differenziato, la partecipazione delle Regioni a statuto speciale (per esempio la Sicilia) alla formazione e alla attuazione delle norme Ue, i poteri sostitutivi dello Stato nei confronti degli enti territoriali, i principi della legge elettorale delle Regioni ordinarie, il passaggio di un Comune da una parte all’altra;

I Presidenti di Camera e Senato: Laura Boldrini e Piero Grasso

I Presidenti di Camera e Senato: Laura Boldrini e Piero Grasso

2) Per tutte le leggi non citate precedentemente, si prevede la sola approvazione della Camera dei Deputati, ma esse verrebbero trasmesse ugualmente per un suo eventuale esame al Senato, il quale potrebbe decidere, dopo aver ricevuto la richiesta da un terzo dei senatori, di discuterle o meno entro 10 giorni e di approvare le proposte di modifica su cui deciderebbe in via definitiva la Camera, entro ulteriori 30 giorni. Non è specificata quale sia la maggioranza alla Camera che possa approvare le modifiche e fermare la “navetta” fra le due assemblee.

3) Le leggi che intervengono sulle materie non riservate alla competenza esclusiva dello Stato, «quando lo richieda la tutela dell’unità giuridica ed economica del Paese, nonché il suo interesse nazionale», sarebbero approvate dalla Camera dei Deputati, con necessario parere del Senato, il quale potrebbe approvare entro 10 giorni, a maggioranza assoluta dei componenti, proposte di modifica su cui si esprimerebbe in via definitiva la Camera dei Deputati, sempre a maggioranza assoluta. E’ una sorta di norma di difesa al nuovo potere conferito al Governo dalla riforma, di “invadere” la competenza regionale su provvedimenti che siano irrinunciabili per la tenuta della Nazione.

4) La legge di bilancio e il rendiconto consultivo dello Stato presentato dal Governo sarebbero approvati dalla Camera dei Deputati, con necessario intervento del Senato, che potrebbe approvare entro 15 giorni proposte di modifica, sulle quali deciderebbe, definitivamente, la Camera.

5) Un quarto dei deputati e un terzo dei senatori potrebbero richiedere il controllo preventivo da parte della Corte Costituzionale se una modifica della legge elettorale della Camera e del Senato sia conforme alla Costituzione o meno e possono farlo entro 10 giorni dalla approvazione. Nel caso in cui la Corte dichiari la legge incostituzionale, essa non potrebbe essere promulgata.

6) I decreti legge avrebbero obbligatoriamente un contenuto mirato e circostanziato. Per le leggi che li convertono ci sarebbe un procedimento speciale: la Camera dei Deputati dovrebbe esprimersi entro 60 giorni dall’approvazione del decreto da parte del Governo. Qualora il Presidente della Repubblica lo rinvii alla Camera, il termine di approvazione si allungherebbe di 30 giorni. Il Senato potrebbe però chiedere di apportare delle modifiche e deve fare richiesta entro 30 giorni dalla presentazione alla Camera del suddetto; sarebbe obbligato a pronunciarsi entro 10 giorni dal ricevimento ed entro 40 giorni dalla presentazione alla Camera.

7) Le leggi di iniziativa popolare, sottoscritte da almeno 150 mila cittadini, sarebbero obbligatoriamente esaminate, ai sensi delle norme dei regolamenti parlamentari.renzi-governo

PROCEDIMENTI D’URGENZA

Si prevede inoltre che il Governo, per le leggi che dichiara essenziali per l’attuazione del suo programma, escluse le leggi di bilancio, sull’amnistia e indulto e che richiedono legislazione bicamerale, possa chiedere alla Camera di iscrivere la legge come prioritaria e quindi di discuterla prima delle altre; la Camera la voterebbe entro 70 giorni dalla richiesta. Se il Senato chiedesse di esaminare il testo, i termini di modifica si dimezzerebbero a 15 giorni, rispetto ai 30 previsti.

Il termine di 70 giorni può essere allungato di ulteriori 15 giorni in caso di particolare complessità della medesima.

Inoltre i regolamenti parlamentari potrebbero stabilire, ai sensi del nuovo art. 72 comma 3, procedimenti abbreviati per i disegni di legge dei quali è dichiarata l’urgenza.

INTERVENTO AUTONOMO DEL SENATO

Il Senato della Repubblica non sarebbe più un organo in grado di far partire autonomamente l’iter legislativo, ma avrebbe facoltà, con deliberazione assoluta dei suoi componenti, di richiedere alla Camera dei Deputati che un Disegno di Legge redatto dai senatori sia esaminato. In tal caso, la Camera procederebbe all’esame pronunciandosi entro 6 mesi dalla deliberazione del Senato della Repubblica

IN CASO DI CONFLITTO

Se dovessero sorgere dei conflitti di competenza fra la Camera ed il Senato, vista la differenziazione delle loro funzioni e i nuovi iter di formazione legislativa, i loro presidenti deciderebbero insieme come risolvere la questione. Non è chiaro cosa accadrebbe in caso di mancato accordo fra i due.

Questo articolo è stato inserito poiché molte volte i Disegni di Legge presentano al loro interno numerose materie e visti i procedimenti differenziati, potrebbero crearsi dubbi su come procedere all’approvazione.

Qui trovate la Costituzione vigente e le modifiche introdotte dalla riforma a confronto articolo per articolo (oggi abbiamo trattato il 48, gli articoli dal 55 all’82, il 94, il 95 e il 96)

 



'#SpiegoneReferendum 4 dicembre: la Camera, il Senato e il procedimento legislativo' have 1 comment

  1. 5 Novembre 2016 @ 2:59 pm Teo

    Avevo visto un video su YouTube per avere maggiori informazioni riguardo il Referendum ma devo dire che quest articolo è stato molto più esauriente e schematico. Grazie mille !


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