Referendum

“Basta un sì”: attenzione alla demagogia!

La partita per il Referendum Costituzionale del prossimo 4 dicembre è oramai entrata nel vivo e dal lato pro “sì” capitanato dal premier Renzi è partita una imponente campagna di valorizzazione della riforma. E’ ragionevole che ci sia, ma meno il tendere di alcune sue manifestazioni alla demagogia.

Parliamo in particolare di due prodotti della campagna “Basta un sì” per il referendum: il cartellone pubblicitario che recita “Cara Italia, vuoi ridurre il numero dei politici?” e lo spot con la signora anziana che ripete “Se voti no non cambierà nulla“.

Si sa: una pubblicità è per sua natura diretta ed efficace, ma il punto nodale della riforma non é né la diminuzione dei politici, né la previsione sulla presunta impossibilità di cambiamento nei prossimi anni. Ma non solo: i due prodotti rischiano di trasmettere concetti culturalmente poveri e degradanti per lo sviluppo di qualsiasi società. Si tratta della demonizzazione dei “politici” e dell’esaltazione a priori del “cambiamento”.

Sia chiaro: non si deve per forza pensare che dietro ci sia del dolo. Non è affatto detto che i promotori della campagna (primi tra tutti la maggioranza degli esponenti dem ed il governo) vogliano sfruttare sentimenti demagogici per far votare “si”, ma il pericolo, anche involontario, c’è e la responsabilità è di tutti quelli che l’hanno firmata. E visto che al vertice ci sono coloro che dovrebbero dare una direzione di crescita etica al Paese è giusto approfondire.

Partiamo dalla prima critica. Quel cartellone che ha invaso le città italiane può far leva sul senso diffuso delle parole “politica” e “politici”. Ma, dispiace dirlo, non si tratta di parolacce, né di sinonimi esclusivi di casta, privilegi e corruzione. Politica è una parola inventata dal filosofo greco Aristotele come derivato del termine “polis” (che significa città o cittadinanza) e significa “arte di dirigere la cosa pubblica”. Ad esercitarla sono i “polites”, letteralmente i cittadini, da cui, tramite l’aggettivo “politiké”, la parola “politici”. Quello che dalla antica Grecia si è perso e di cui oggi c’è urgente necessità di riscoperta è che noi tutti siamo “esseri politici” e il Parlamento in teoria non è che il prolungamento istituzionale di tale qualità.

Non è un problema solo italiano (riguarda almeno tutto l’Occidente), ma la sfiducia verso le istituzioni si rafforza proprio tramite la pigrizia culturale di dirsi “lontani dalla politica”, non accorgendosi che noi tutti quando lottiamo per diffondere le nostre idee di giustizia sociale siamo dei piccoli politici.

E’ vero, i deputati alla decisione pubblica costano troppo allo Stato: tagliare le spese è sicuramente un simbolo di correttezza. Tuttavia il cartellone sembra far riferimento principalmente alle persone e ai posti materiali (le poltrone), non aiutando a compiere il salto mentale dal superficiale (fanno tutti schifo, meglio sfoltire) al razionale (c’è chi ruba e chi no, ma tutti guadagnando troppo). Un maligno, così, potrebbe sostenere che si prende aria dall’humus che si dice di voler combattere (il qualunquismo) per ottenere voti, non considerando la pochezza di tali espressioni preferenziali e aumentando paradossalmente il divario tra italiani e collegi pubblici. Un governo degno di essere chiamato tale, invece, dovrebbe sempre cercare di ridurre la distanza tra cittadini ed istituzioni, favorendo l’educazione civica.

Così l’idea del “cambiamento positivo” perché altrimenti “non cambierà nulla” è sbagliata logicamente e sminuisce la riforma. Bene che nello spot citato si evidenzino alcuni temi del referendum per la modifica costituzionale (anche se comprensibilmente dal punto di vista del “sì”), ma il ritornello della signora anziana (che alla fine dovrebbe rappresentare la saggezza) è tendenzioso. Non si può pensare di andare a votare in un certo modo perché se non si cambia ora non lo si farà mai. Il cambiamento non è giusto a priori, non è un’urgenza a tutti i costi e non è detto che, anche dopo anni di stallo, non possa ripresentarsi in futuro. Credere altrimenti è un pericoloso aiuto al trasformismo radicale che storicamente in Italia ha significato solo Male.

Questa non è una sponda per il “no”, ma un grido d’allarme generale: anche e sopratutto tra quelli schierati per il “sì” al referendum, qualcuno potrebbe sentirsi ridicolizzato da questa campagna. Per questo chiediamo di far attenzione al possibile eco demagogico di questi spot e concentrarsi semmai su quelli che sono considerati dai promotori “i punti di forza della riforma”, anche sottolineando che per anni si è parlato di certe cose senza approvare definitivamente nulla, ma senza scadere indirettamente in sciocchi ammiccamenti. Perché questi, lo ripetiamo, non fanno che sminuire a prescindere ciò che da molti è considerato valido.


About

Nato a Roma nel 1995, dopo aver conseguito la maturità scientifica, si è laureato in Filosofia presso l'Università degli Studi Roma 3. Articolista di cronaca e politica per il litorale romano, si interessa particolarmente di Ostia e Anzio. Gestisce un blog: https://ilblogdelleidee.wordpress.com/. INTERNI ED ESTERI


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