referendum costituzionale

Referendum Costituzionale: la polarizzazione del dibattito, Sì contro No

Pochi giorni fa il nostro direttore, Matteo Marini, ha annunciato con un editoriale l’iniziativa dello #SpiegoneReferendum, per fare chiarezza sui contenuti della riforma e cercare di andare oltre le liti da bar che caratterizzano l’odierno dibattito pubblico. Ciò che però è interessante è l’approfondimento proprio delle ragioni, così divergenti, dei due fronti opposti. Certo, da una parte esaminare l’insieme delle querelle potrebbe aumentare solo il rumore del dibattito, ma dall’altra aiuta a comprendere meglio le ragioni degli attori in gioco. Che non sono pochi.

Partiamo dai capitani dei due fronti: nessuno avrebbe dubbi nel ritenere il premier Matteo Renzi come il frontman indiscusso del Sì al referendum costituzionale. Molto si è detto sull’errore che Renzi ha commesso nel personalizzare la campagna referendaria, e l’hanno capito tutti. Ma ciò non toglie che ormai il Presidente del Consiglio stia invadendo ogni spazio televisivo per fare campagna, e lo sta facendo in prima persona. Perciò, pur volendo a parole scindere il voto dall’opinione dei cittadini sul suo governo, di fatto ci sta mettendo la faccia: oltre a fare tappa fissa allo show di Mentana (nel quale si è affrontato prima con Gustavo Zagrebelsky e poi con Ciriaco De Mita), Renzi è andato a Politics su Rai Tre, a Otto e mezzo su La7 passando per l’Arena su Rai Uno. Nel mezzo, interventi in radio, cene alla Casa Bianca e comizi.

In risposta a questo straordinario presenzialismo, il fronte del No non ha prodotto un leader unitario né una presenza televisiva così massiccia. Si tratta di un fronte molto più variegato, al cui vertice ideologico possiamo forse porre proprio Zagrebelsky, per autorità, ma che non ha un centro carismatico verso cui convergere. Complice il fatto che nello stesso calderone troviamo il Movimento 5 Stelle (ve lo ricordate il tour in scooter di Di Battista per salvare la Costituzione?), la lega nord di Matteo SalviniFratelli d’Italia, parte di Forza Italia e la frangia anti-Renzi del PD. Salta agli occhi che personaggi come D’Alema, Di Maio, Meloni e Brunetta abbiano in comune ben poco, salvo forse il condiviso odio verso il Premier.

È forse proprio qui che nasce la profonda carica divisiva del dibattito. Se da un lato Renzi, strenuo e solitario paladino del Sì, intensifica la carica assertiva dei suoi messaggi per contrastare la nutrita schiera degli oppositori, dall’altro questi ultimi le tentano tutte per screditare quegli stessi messaggi così convintamente mandati dal premier. E il contenuto della riforma? Sacrificato insieme a quell’utopico comune terreno politico sulla base del quale discutere in maniera costruttiva.

Tra i fautori del No il più cauto è stato De Mita (per sua natura umana e politica) ma i suoi dubbi, espressi nel confronto su La7, si sono scontrati contro la placca coriacea del grande Sì decisore di Renzi. Intendiamoci, entrare nel merito è uno dei mantra del Premier. Ma quando lo fa rimane arroccato sulle sue posizioni per non mostrare il fianco e indebolire l’opinione di quegli elettori già decisi riguardo il voto del 4 dicembre.

A capo dell’opposizione dem c’è in teoria Pierluigi Bersani che in questi ultimi giorni ha apertamente dichiarato il suo No al referendum costituzionale. Ma la sua opposizione è meno netta di altri, auspica la permanenza di Renzi a Palazzo Chigi anche dopo il 4 dicembre (qualsiasi sia l’esito del voto) e dichiara la sua volontà di rimanere nel partito anche qualora vincesse il Sì. Insomma, non vuole fare endorsement per il No. Vuole placare gli animi, ma non è disposto ad accettare una riforma costituzionale che con il combinato disposto potrebbe dare la maggioranza assoluta a un partito che ha incassato solamente il 25% del voto popolare.

La questione del combinato disposto è una delle armi più usate dal fronte del No. Si tratta di un rischio che correrebbero le garanzie democratiche a causa dell’Italicum abbinato alla riforma Boschi. Renzi ha sempre negato ogni deriva autoritaria e da ultimo si è detto disposto a cambiare la legge elettorale. Tuttavia la minoranza dem è evidentemente diffidente e continua per la strada del No, a parte alcuni ripensamenti recenti di Gianni Cuperlo che fanno pensare a una spaccatura all’interno della Sinistra dem.

Altra questione molto dibattuta è il ruolo controverso del Senato che assumerebbe con il via libera del referendum costituzionale alla nuova riforma. Alcuni all’interno del fronte del No hanno auspicato una abolizione totale di quest’ultimo piuttosto che questo bicameralismo “zoppo”, dunque il problema secondo il Comitato per il No non sarebbe tanto l’assenza dei pesi e contrappesi quanto un superamento solo parziale del bicameralismo perfetto. Il Sì dal suo canto sostiene con forza l’esigenza di una camera che funga da raccordo tra Stato e autonomie locali. Dunque anche qui una divergenza ampia che sembra dettata più che altro da una mancanza di comune accordo piuttosto che da un oggettivo merito o demerito della riforma.

In conclusione un pensiero va agli elettori. Era davvero necessario sottoporli a un tam tam mediatico così pressante? Ci troviamo in una campagna elettorale perenne che esalta gli analisti e i sondaggisti ma che tutto sommato non appassiona l’elettore medio. C’è da chiedersi se forse non era meglio per gli attori del gioco politico trovare un’intesa più solida sulla riforma, così da evitare mesi di campagna che sta immobilizzando il paese. Invece l’interesse collettivo è passato in secondo piano e persino la riforma della Costituzione, che tutti sono d’accordo nel fare, è diventata strumento per difendere l’interesse individuale di questo o quel partito.


About

Nato a Roma nel 1992, consegue studi classici ad Anzio e attualmente frequenta un corso di laurea di secondo livello in Storia e politica internazionale, presso l'Università di Roma Tre. Scrive per Wild Italy dal 2015, la sua aspirazione più grande è lavorare scrivendo e divertendosi, con il costante obiettivo di cambiare prospettiva. COLLABORATORE SEZIONE POLITICA E SEZIONE CINEMA


'Referendum Costituzionale: la polarizzazione del dibattito, Sì contro No' has no comments

Be the first to comment this post!

Would you like to share your thoughts?

Your email address will not be published.

Shares