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Referendum costituzionale: entrare nel merito della riforma, oltre le urla

In Italia vige un brutto vizio, diffuso in ambito politico e nel mondo dell’informazione che dovrebbe raccontarlo: urlare di più rispetto al tuo “avversario”, con la malsana convinzione che ciò possa cancellare le sue idee (contrarie alle tue) e riesca a far dimenticare il nocciolo della questione al pubblico che legge (o che ascolta). Questo è ancora più evidente nel dibattito, impazzito ormai da settimane, sul referendum costituzionale del 4 dicembre. Ci si divide, urlando e strepitando, fra “gufi” e “aperti al cambiamento”, fra il “sì” e il “no”, fra i “professoroni” e i “decisori”. Nessuno, se non pochi sparuti personaggi, che si alzi in piedi per dire: scusate ma parliamo della riforma, di cosa verrà intaccato nella Costituzione? No, si preferisce usare frasi ad effetto (sia per il Sì che per il No).

Un esempio: “Cara Italia vuoi diminuire il numero dei politici? Basta un sì”. Peccato, tanto per dirne una, che passare da 945 a 730 non è come dimezzare i membri di Camera e Senato (proposta avanzata da Renzi stesso pochi anni fa). Per non parlare dei dubbi che sussistono su come verrebbero eletti i nuovi 100 senatori in rappresentanza delle autonomie locali. Nel fronte opposto non è che la situazione sia più rosea, con infografiche e locandine che danno per certa, nel caso dell’ok alla riforma della Costituzione da parte dei cittadini, una futura entrata in guerra dell’Italia (come se in passato non si fossero già attaccati altri paesi, andando contro la Costituzione). Insomma siamo ormai a deliri e isterie da manuale, conditi da tentativi sempre più sensazionalistici di attirare l’attenzione dei cittadini ancora indecisi o che propendono per l’una o per l’altra parte.

Insomma, come nelle migliori tradizioni nostrane, si cerca di buttare tutto “in caciara”, sperando – una volta depositato il polverone – di agguantare gli ultimi elettori utili per i propri scopi. Con Wild Italy, sin da quando ha mosso i primi passi nel mondo dei giornali online, ho sempre voluto marcare una netta distanza da tutto questo marasma.

Al centro dei pensieri di chi racconta i tempi complicati che stiamo vivendo, come cerchiamo umilmente di fare noi ogni giorno, ci deve essere unicamente il lettore. Un cittadino poco consapevole di cosa sta accadendo, di cosa gli viene chiesto una volta entrato “nel segreto dell’urna” è anche una nostra responsabilità, di chi lavora nel mondo dell’informazione. Noi abbiamo il dovere di raccontare le notizie, nel modo più accurato possibile. Non dobbiamo plasmare le menti dei nostri lettori ma dobbiamo far sì che, una volta letto un nostro articolo, riescano a vedere il mondo da un altro punto di vista. Il nostro unico traguardo è che si possano formare un opinione su un determinato accadimento, che prendano una posizione essendo sicuri di ciò che si sta parlando.

Un cittadino, un lettore ed un elettore consapevole ha la libertà di scelta, scevra da condizionamenti di sorta e da tentativi di persuasione.

Con questa idea abbiamo inaugurato lo #SpiegoneReferendum: uno speciale, diviso in 4 parti, per raccontare – senza fronzoli o opinioni di presunti “esperti” – la nuda e cruda realtà dei fatti e degli articoli della Costituzione che si vorrebbe modificare. A voi capire – e soprattutto decidere – se il gioco valga la candela.

Qui la prima puntata dello speciale.

 


About

Giornalista pubblicista, fondatore e direttore di Wild Italy. Ha collaborato con varie testate nazionali e locali, tra cui Il Fatto Quotidiano e La Notizia Giornale, ed è blogger per l’Huffington Post Italia. Nel 2011 ha vinto il Primo Premio Nazionale Emanuela Loi (agente della scorta di Paolo Borsellino, morta in Via d’Amelio) come “giovane non omologato al pensiero unico”. Studioso di Comunicazione Politica, ha lavorato in campagne elettorali, sia in veste di candidato che di consulente e dirige, da fine 2016, Res Politics - Agenzia di comunicazione politica integrata . DIRETTORE DI WILD ITALY.


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