Regionali 2015: altro che 5 a 2, vince di nuovo l’astensionismo

Doveva finire 6 a 1, poi 4 a 3. Alla fine le previsioni di Renzi per queste elezioni regionali si sono infrante su un 5 a 2. Una vittoria, ovvio, ma anche una sconfitta. In primis perché, basta guardare i dati sull’affluenza (ferma a poco più del 50%), un italiano su due non si è recato alle urne, facendo primeggiare ancora una volta il partito degli astensionisti.

Il centrosinistra – dopo un decennio di governo – perde la Regione Liguria, affidandola alle truppe del centrodestra guidate dall’ex direttore del Tg4, Giovanni Toti. Nonostante il neo presidente sia il consigliere politico di Silvio Berlusconi (e quindi uomo di Forza Italia), in questa competizione è la Lega Nord di Matteo Salvini ad arrivare prima, in termini di voti. A leggere lo spoglio i berlusconiani totalizzano poco meno di 68mila voti. Il Carroccio arriva a oltre 108mila. Per la renziana Raffaella Paita è un duro colpo: arrivare secondi e a 20mila voti di distanza da Alice Salvatore, candidata del Movimento 5 Stelle. Mi sa che non se lo aspettava, tanto è vero che ha dato, nella notte, la colpa della sconfitta al candidato civatiano Luca Pastorino, quarto classificato con un 9%: «Il cinico disegno di Cofferati, Civati, Pastorino si realizza compiutamente. Hanno usato la nostra terra come vetrina per le loro battaglie personali, per l’attacco al Pd e a un governo che gode di ampio consenso nel Paese».

In Veneto a Renzi non va meglio. Qui la debacle era scontata ma comunque “brucia”. La LadyLike Alessandra Moretti, fedelissima del Premier, non riesce a strappare la presidenza della regione all’uscente Luca Zaia e si blocca a quasi 600mila voti di distanza. Terzo sul podio Jacopo Berti, che porta però i grillini dal 2% del 2010 all’11% di queste elezioni.

Un altro exploit di Salvini lo abbiamo in Toscana. Anche se Enrico Rossi conquista un secondo mandato da presidente, la Lega – insieme al suo candidato Claudio Borghi – arriva al 16% (5 anni fa era al 6%). Terzo posto per Giacomo Giannarelli del Movimento 5 Stelle.

La Campania, invece, è una vittoria a metà. Vincenzo De Luca, ex sindaco di Salerno, vince la tornata elettorale con il 40%, impedendo a Stefano Caldoro (ormai ex governatore) di intraprendere un secondo mandato. L’esultanza però non potrà durare a lungo. Secondo la Legge Severino, infatti, il neo governatore dovrà essere sospeso dall’incarico per 18 mesi. Se Renzi temporeggia nel prendere questa decisione, rischia un’accusa di abuso d’ufficio. Se invece non perderà tempo, manderà di nuovo i cittadini a votare.

In alto i calici in Puglia! Nel tacco del nostro Stivale, Michele Emiliano si porta a casa la vittoria e mantiene salda la regione nelle mani dei democratici. Qui il centrodestra paga il fatto di essersi presentato diviso (Francesco Schittulli per Fratelli d’Italia e Raffaele Fitto, Adriana Poli Bortone per Forza Italia e Lega), lasciando la medaglia d’argento ad Antonella Laricchia, candidata dei 5 Stelle. Guardando ai voti di lista, il Pd si stacca dal Movimento di Beppe Grillo per soli 40mila voti. I grillini, quindi, sono di fatto il secondo partito pugliese (ed anche a livello nazionale).

Buona performance dei 5 stelle anche nelle Marche. In questa regione Giovanni Maggi arriva appena dietro il neo governatore Pd, Luca Ceriscioli. Nulla di fatto per Gian Mario Spacca, che ha avuto la brillante idea di governare per 10 anni con il centrosinistra e di ripresentarsi come candidato di Berlusconi. Dato fondamentale: anche qui la Lega Nord raddoppia i consensi, passando dal 6% delle scorse elezioni regionali al 13%.

Ultima tappa, l’Umbria. Nonostante – come accaduto in Toscana – il presidente uscente, Catiuscia Marini (Pd), sia stata riconfermata, da registrare è l’ennesimo balzo in avanti dei salviniani, passati dal 4% del 2010 a quasi il 14% di oggi. Oltretutto il distacco tra la Marini e Claudio Ricci (candidato di tutto il centrodestra) è veramente minimo. Si parla di 13mila voti. Terzo posto aggiudicato ad Andrea Liberati, candidato presidente pentastellato.

Il dato finale di queste elezioni regionali è, nonostante il 5 a 2, una sconfitta per Matteo Renzi e il suo governo. Se non altro perché le uniche due candidate della sua “corrente” (Paita e Moretti), hanno perso e perché – rispetto al 40,8% totalizzato alle elezioni europee dell’anno scorso – a questo giro riesce a raggranellare una media del 23,7% dei consensi (17 punti in meno). Non proprio un bel finale…


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Giornalista pubblicista, fondatore e direttore di Wild Italy. Ha collaborato con varie testate nazionali e locali, tra cui Il Fatto Quotidiano e La Notizia Giornale, ed è blogger per l’Huffington Post Italia. Nel 2011 ha vinto il Primo Premio Nazionale Emanuela Loi (agente della scorta di Paolo Borsellino, morta in Via d’Amelio) come “giovane non omologato al pensiero unico”. Studioso di Comunicazione Politica, ha lavorato in campagne elettorali, sia in veste di candidato che di consulente e dirige, da fine 2016, Res Politics - Agenzia di comunicazione politica integrata . DIRETTORE DI WILD ITALY.


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