Francia, le vincitrici delle elezioni regionali: Marine e Marion Le Pen

Regionali Francia, il successo del Front National fra paura e vuoto politico

Lo scorso 6 dicembre si è svolto il primo turno delle elezioni regionali nella Francia continentale, in Corsica e nei territori d’oltremare (Guadalupa, Réunion, Guyana francese e Martinica). Inizialmente previste per marzo, quando si tennero le elezioni provinciali, sono state poi rinviate a dicembre per via della riforma delle regioni metropolitane introdotta da una legge del 16 gennaio 2015. Dal 1 gennaio 2016, infatti, le ex 22 regioni della Francia metropolitana (compresa la Corsica) diventeranno 13. In totale verranno eletti 1910 consiglieri fra regionali e territoriali su 21.456 candidati appartenenti a 171 liste.

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I consigli regionali vengono eletti tramite suffragio universale diretto, con un sistema di attribuzione dei seggi misto tra proporzionale e maggioritario. Al primo turno, per vincere, occorre la maggioranza assoluta. Se ciò accade, ai vincitori vengono assegnati un quarto dei seggi (in Corsica un sesto), mentre il resto viene ripartito proporzionalmente tra tutte le liste o le coalizioni che abbiano ottenuto almeno il 5%. Se nessuno ottiene la maggioranza assoluta al primo turno, come in questo caso, si passa al ballottaggio la settimana successiva tra le liste che hanno superato il 10% (il 7 in Corsica), previsto per domenica 13 dicembre. Le liste che hanno raggiunto tra il 5 e il 10% hanno tre giorni per trovare un accordo e coalizzarsi con una lista che si è qualificata, altrimenti vengono eliminate.

LA SORPRENDENTE VITTORIA DEL FRONT NATIONAL

Marion e Marine Le Pen. Fonte: ilquotidianoitaliano.it

Marion e Marine Le Pen. Fonte: ilquotidianoitaliano.it

L’estrema destra nazionalista di Marine Le Pen ha trionfato al primo turno delle elezioni regionali francesi, aggiudicandosi sei regioni su tredici. Il suo partito, il Front National, è riuscito ad ottenere il 27,96% di consensi su scala nazionale con punte che hanno superato il 40% dov’erano candidate la leader e sua nipote Marion Maréchal Le Pen. L’Union de la Droite, coalizione di destra che comprende i Repubblicani dell’ex presidente Nicolas Sarkozy e altri partiti di centro) ha raccolto il 26,89%, mentre l’Union de la Gauche, che comprende il Partito Socialista di Hollande e altri partiti, ha raggiunto il 23,33%. L’astensione, secondo i dati del ministero francese dell’Interno, è stata del 50,02%, inferiore alle regionali del 2010 (53,6%), ma sempre molto alta.

Quelle di domenica sono state le prime elezioni dopo gli attentati terroristici di Parigi e Saint-Denis, che hanno fatto piombare l’Europa in un clima di paura e allerta costante. I risultati hanno di fatto confermato e superato le aspettative, basate sui sondaggi degli ultimi giorni, che davano come probabile vincitrice il Front National. Diversi giornali francesi, il 7 mattina, hanno inserito nel titolo la parola “choc” e hanno parlato in generale di “risultato storico” per l’estrema destra e di “caduta libera” per la sinistra: in sei anni, infatti, il FN ha quasi triplicato le sue percentuali. Un dato impressionante e fonte di non poca preoccupazione sia per i partiti francesi tradizionali, che per le istituzioni europee, le quali guardano con apprensione all’avanzata di partiti estremisti ed euroscettici in tutta Europa, come il FN in Francia, l’Ukip di Nigel Farage in Gran Bretagna, Alba Dorata in Grecia, gli anti-euro di Alternative fur Deutschland in Germania e la Lega di Matteo Salvini in Italia, senza dimenticare l’ultradestra dell’ex premier Jaroslaw Kaczynski al governo in Polonia e  l’ultranazionalismo di Viktor Orban in Ungheria, che ha inaugurato la stagione dei muri anti-migranti. La stessa leader francese, alla vigilia del voto, ha definito “straordinaria” l’ipotesi di ‘Brexit’, paragonando l’uscita di Londra dall’UE  al crollo del muro di Berlino e l’”inizio della fine dell’Unione Europea.”

LE REAZIONI DEI MAGGIORI PARTITI POLITICI

Contrastanti i messaggi che arrivano dalle altre forze politiche francesi, uscite sconfitte dalla votazione. Il Partito socialista  ha scelto di ritirare i suoi candidati dal secondo turno in 3 regioni: Provenza-Alpi-Costa Azzurra, Piccardia- Nord-Pas-de-Calais e Alsazia-Champagne-Ardenne-Lorena nella speranza di bloccare l’avanzata delle due candidate Le Pen. Il candidato socialista della regione del Grand Est, Jeanne-Pierre Masseret ha però affermato di non accettare la direttiva. Anche fra i Repubblicani si aprono le prime crepe: mentre il presidente del partito, Sarkozy, esclude ogni alleanza con la sinistra per contrastare l’ultradestra, o il ritiro dai ballottaggi, in vista del secondo turno in programma domenica prossima – sostenendo che i Republicains sono l’unica alternativa valida al FN – l’ex primo ministro Jean-Pierre Raffarin controbatte: “Dobbiamo ricostruire la Repubblica che sta crollando, servono messaggi chiari, quando si è terzi ci si ritira”. Marine Le Pen, commentando i risultati, afferma: “È la rivolta del popolo contro le élites” e aggiunge “il popolo si è espresso e la Francia ha sollevato la testa”.

SFIDUCIA NELLE ISTITUZIONI E PAURA DEL FUTURO

Fonte: makemefeed.com

Fonte: makemefeed.com

La paura di ulteriori attentati terroristici e l’elevato livello di disoccupazione, insieme al crescente afflusso di migranti, sono sicuramente fra i motivi che hanno spinto la maggioranza dei cittadini francesi a votare per il Front National. Non sono solo queste, però, le cause che hanno portato a questo risultato a doppia cifra. Gran parte della colpa va imputata ai due grandi partiti della destra e della sinistra francese che hanno trasformato le immense aspettative degli elettori in disinganno, generando un sentimento di sfiducia e malcontento generale nella politica e nei suoi rappresentanti. Questo ‘vuoto’ istituzionale ha permesso all’estrema destra di Le Pen di inserirsi all’interno del dibattito politico e di dar voce alla rabbia, alla paura e allo scontento dei cittadini, esasperati dall’impotenza dello stato e dai fallimenti dei governi di questi ultimi anni.

Su questa base fragile e incrinata si sono aggiunti gli attentati, prima quelli contro Charlie Hebdo, poi quelli del 13 novembre, che non hanno messo in discussione la Francia, ma l’intero progetto europeo. Molti francesi si sono cominciati a chiedere se la libera circolazione all’interno dello spazio Schengen sia una soluzione compatibile con quest’epoca di minaccia costante. Reintroducendo i controlli alle frontiere e limitando le libertà personali dei cittadini, il governo francese si è assunto il rischio di legittimare delle misure estreme che finora erano state difese solo dal FN. Sulla questione dell’immigrazione clandestina, Marine Le Pen gioca invece sul sentimento di appartenenza al proprio Paese e ai valori fondanti della Repubblica francese, ponendo un dilemma diabolico: per impedire la morte di migliaia di migranti dobbiamo rischiare di vedere morti i nostri cari? Il governo tace e l’FN continua a crescere. 

La forza delle istituzioni repubblicane di stampo europeo può ancora mettere a tacere i rigurgiti dei nazionalismi che si riveleranno inconcludenti, solo se queste avranno la lungimiranza di risolvere assieme le questioni che affliggono tutti Paesi europei: crisi economica, problemi legati all’immigrazione, tema della sicurezza. Finora, la scelta di non voler risolvere in modo condiviso i problemi comuni, ha spalancato le porte allo scissionismo, al populismo e all’estremismo. Se non si invertirà al più presto il movimento centrifugo assunto delle spinte nazionalistiche, il sogno europeo – a detta di molti – rischia di crollare su se stesso.

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About

Nato nel 1993 a Roma, studia Lettere moderne presso l'Università degli Studi di Roma tre. Persona eclettica e curiosa, da sempre appassionato di scrittura e lettura, coltiva il sogno di diventare giornalista. Gestisce anche un blog personale: http://aleftsworld.wordpress.com/ . COLLABORATORE SEZIONE ESTERI


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