Renzo Rubino

Renzo Rubino, da Il gelato dopo il mare a Sanremo: “Sono contrario alla velocità. Faccio musica in modo sincero”

Renzo Rubino

Fonte: amazon.it

Renzo Rubino, reduce dall’esperienza di Sanremo 2018, ha  da poco concluso il tuor negli store per presentare il Repack de Il gelato dopo il mare che in questa nuova veste include due nuovi brani tra cui Custodire, che il giovane cantautore ha presentato sul palco dell’Ariston.

Il gelato dopo il mare è un disco intimo e personale, un lavoro elegante e molto ricercato che va a confermare l’importanza e la ricercatezza di una buona parte del cantautorato italiano.

Raggiunto telefonicamente da Wild Italy, il musicista e cantautore tarantino si racconta a tutto tondo, parlando del suo ultimo lavoro e della sua idea di musica.

Il tuo brano in gara a Sanremo era Custodire. Come lo descriveresti a chi non l’ha mai ascoltato?

Custodire è quello che vorrei che si dicessero due genitori, chiusi in una stanza, che non si parlano più e che a seguito di lotte continue cercano un pezzo d’affetto per lasciare qualcosa di buono.

Credi che possa essere un modo realizzabile per far riavvicinare due persone?

Beh, credo che il concetto di riavvicinare non sia la cosa più utile; far sì che ci sia qualcosa di buono, quello sì. Diciamo che il far riavvicinare due persone non era nelle mie intenzioni, visto che ho pensato ai miei genitori. La mia intenzione non era quella di farli dialogare o farli tornare insieme, io volevo semplicemente che deponessero l’ascia di guerra e, in qualche modo, cercare di mantenere degli aspetti positivi.
Una separazione è comunque una cosa molto complicata della quale quasi tutti siamo testimoni e che lascia un sacco di caos e di paure a chi la vive in prima persona e ai figli che vivono questa cosa in prima persona . Io credo che sia possibile cercare un dialogo e con questo brano non si chiede nulla di più.

Che impatto credi che abbia avuto sulle persone? E l’impatto sul pubblico dell’Ariston?

Diciamo che io mi sono sentito molto bene durante la durata del Festival, ogni volta che ho cantato ho avuto delle energie positive e io mi baso molto su queste sensazioni perché ho modo di vedere le persone che stanno dentro il teatro e di vedere le loro reazioni. Per quanto mi riguarda è stato un crescendo di emozioni e di sensazioni: Custodire, lo so benissimo, che è una canzone che ha bisogno di essere ascoltata con calma e, magari, dopo il terzo o quarto ascolto è arrivata più forte alle persone in sala.
Da casa, le cose che mi hanno scritto, erano molto belle e molte persone che hanno vissuto queste esperienze mi hanno scritto di ritrovarsi nelle mie parole e la cosa mi ha fatto molto piacere.
Custodire è un pezzo che ha diverse vite che sul palco ha un suono, sul disco ne ha un altro e, ultimamente, nella versione con pianoforte e voce ha ancora un suono diverso.

Fonte: iogiornalista.com

Pensi che il brano sia stato compreso?

Se mi chiedi se tra venti canzoni, al primo ascolto, con una fantastica signora che ballava sul palco, “fuochi pirotecnici” e via dicendo, un brano come Custodire sia arrivato alle persone al primo ascolto, beh la mia risposta è no!

Come ti dicevo prima, è una canzone che non è proprio veloce, immediata diciamo, ecco Custodire è una canzone lenta, nel quale ogni parola ha un suo significato e non deve essere “schiacciata” tra diversi brani uno dietro l’altro. Questa cosa è comprensibile nelle prime giornate, poi le ultime due serate di Festival, alla fine, qualcosa è arrivata al pubblico, e quindi sì: ha bisogno di più di un ascolto.
Diciamo che poi anche l’orario delle esibizioni non ha aiutato molto [Ride]: la prima sera mi sono esibito all’1:30, la seconda a mezzanotte dopo Sting; anche io quando ho cercato di rivedere il Festival ho realizzato proprio che a un certo punto si fa fatica a seguire tutto e, diciamo, che non è proprio richiesta l’attenzione del telespettatore fino all’1:30.

Non voglio dire che Custodire è un pezzo difficile, anzi, a livello melodico non mi sembra così complesso, semplicemente è un brano diverso, ma diverso perché io sono così e ogni volta che partecipato al Festival o che ho deciso di fare dei dischi ho cercato di farlo nella maniera più sincera possibile, come quando ci si avvicina a una persona che non si conosce e si va un po’ in punta di piedi.

Cosa ti porti dietro dopo l’esperienza di Sanremo?

Mah, tutte le volte che ho partecipato mi ha lasciato sicuramente qualcosa, non necessariamente di positivo. Ho partecipato diverse volte, all’inizio c’era incoscienza e inconsapevolezza, il desiderio di fare questo nella vita e il desiderio di arrivare a farlo senza paura.
Quest’anno per la prima volta ho voluto vivere la paura, ma viverla nel suo aspetto anche positivo, ammesso che ci sia; ho portato un brano molto personale che avevo voglia di cantare davanti a tutte le persone e di cantare senza un pianoforte, proprio perché avevo necessità di essere io e il pubblico, senza sovrastrutture. Ho voluto vivere al meglio tutto, con tutto quello che poteva arrivarmi, è stata un’esperienza intensa con dei picchi di paura, di felicità, di desiderio  e, per quanto mi riguarda, è proprio attraverso questi picchi che riesco a vivere questo mestiere.

In conclusione sì, quella dell’ultimo Sanremo è stata una grande esperienza, molto intensa, e sono felice di averla fatta.

Custodire assieme a Difficile vanno a chiudere la parentesi de Il gelato dopo il mare. Cosa aggiungono a quanto già contenuto nel disco?

Il gelato dopo il mare, per me,  è un disco molto importante: c’ho messo molto tempo per scriverlo e avrei potuto pensare anche a un disco completamente diverso per Sanremo.

Per citare una frase di Difficile: “sono stato difficile […] ma sono sempre stato io”, secondo me è una frase che sta a significare che tutto quello che avete vissuto è stato complicato ma estremamente vero e provato sulla mia pelle.

Renzo Rubino

Fonte: repubblica.it

Custodire, come detto, torna a trattare un tema famigliare che torna costantemente ne Il Gelato dopo il Mare, è come se fosse una richiesta di redenzione, già presente in altri brani del disco, che va a completarsi con questo brano portato a Sanremo.

Magari il prossimo disco sarà completamente diverso perché avrò voglia di sperimentare cose nuove e invece Custodire e Difficile, che sono brani molto personali, hanno dovuto necessariamente chiudere il percorso de Il gelato dopo il mare che è un disco estremamente personale.

Come vedi oggi il ruolo del cantautore in Italia? Credi abbia lo stesso valore di una volta?

Diciamo che una volta il cantautore poteva ritrovarsi in un unico ambito, oggi invece tanti scrivono musica e, anzitutto, bisognerebbe ridefinire il concetto di cantautore.Questo concetto è cambiato negli anni e credo che non sia nemmeno così importante sapere chi c’è dietro una canzone a meno che tu non abbia voglia di scoprire l’artista, la persona che hai di fronte.

Molto interessante è anche scoprire il percorso e il concetto che c’è dietro al lavoro fatto e andare a capire perché è venuto alla luce un tipo di disco piuttosto che un altro, almeno per me.
Non so se oggi c’è per tutti questo tipo di attenzioni verso una canzone, forse prima c’era un po’ di più, ma perché tutto è diventato super veloce: post, social, storie ecc ecc, come fai a prenderti del tempo per ascoltare qualcosa?

Quindi sì, credo che sia cambiato il ruolo del cantautore, ma sono convinto anche che per chi come me cerca di scoprire, di “approfondire” cosa c’è dietro un brano o un disco, sia ancora una cosa importante e di valore.

Dato che hai appena parlato di velocità, io vorrei prendere ad esempio proprio Il gelato dopo il mare che è venuto alla luce dopo parecchio tempo e uno di quei brani terribili che girano in rete. Ecco, se è vero che tutti possono, purtroppo, scrivere musica e diffonderla in maniera veloce, non credo che la velocità sia proprio un valore aggiunto o no?

Fonte: Music Fanpage

[Ride] Io sono contro la velocità! Come si fa a scrivere un disco velocemente? Se tu sei un cantautore, come fai a scrivere e a vivere? Cioè o esci tutte le sere e riesci a scrivere e a inventare sempre qualcosa oppure non so come può essere possibile.
Se sei un persona che fa di mestiere il musicista, e lo vivi come un lavoro, a un certo punto vai a perdere verità e la canzone che tiri fuori non  è più vera.

Diciamo che è una questione di equilibri e da questo punto di vista è ovvio che il cantautore è penalizzato perché bisogna mettere il giusto tempo nelle cose.

Io mi sento un eterno emergente, da quando ho iniziato questo lavoro [ride], non mi voglio mettere in mezzo alla gente che fa questo lavoro a un livello superiore; diciamo che per scrivere Il gelato dopo il mare c’ho messo parecchio tempo e ho rischiato veramente di non fare più questo lavoro. Poi una botta da una parte e una dall’altra sono ancora qui, bisogna resistere.

Come vedi la tua musica nel panorama musicale italiano?

In certi sensi bisogna anche saper cavalcare l’onda di quello che è lo “show business” del panorama musicale altrimenti o bisogna essere asociali e tornare a casa per vivere solo gli affetti vicini; oppure in qualche modo ti lasci andare e cerchi di vivere tutto quello che hai intorno in questo panorama.

Diciamo che quello che uno ha intorno è molto curioso e a volte anche divertente, secondo me in tutte le cose ci vuole sia una certa tranquillità e una certa quiete e sia il caos e lo squilibrio che il mondo dello show business può darti e toglierti. Io il panorama musicale italiano lo vedo incasinato e divertente, ma non fondamentale.

Come è cambiata la tua produzione musicale da Farfavole fino a Custodire? Che cosa ha ispirato questo cambiamento?

All’inizio si sperimentava tantissimo perché non avevamo paura delle conseguenze.
Farfavole è un disco fatto con Garage Band, giocato con gli effetti più assurdi che il programma aveva al suo interno.

Per Il Gelato dopo il mare c’è stato un lavoro di ricerca per ogni singolo strumento da inserire nello spazio per esaltare ogni canzone. È un lavoro totalmente diverso, proprio come ero io prima e come sono io oggi: l’incoscienza si è trasformata in più consapevolezza e più ricerca, ecco.

Magari non sarà sempre così e magari il prossimo disco che farò sarà un lavoro super pop, ma per adesso vivo la musica come una grandissima esperienza che deve essere fatta in modo decoroso anche attraverso i professionisti della musica: persone che sono veramente degli artisti, che mi hanno aiutato a registrare Il gelato dopo il mare e che sono diventati miei amici e hanno messo qualcosa di loro nel disco perché si sono affezionati al progetto, ed ecco perché non poteva che essere un disco pensato e realizzato con calma.

A che cosa non puoi proprio rinunciare il fase di scrittura e composizione?

Io penso che scrivere sia una cosa brutta [ride] perché quando decido di scrivere una canzone, quando la musica viene a trovarmi, sto male! Sto male perché mi prende l’ansia subito e diventa come una specie “vomitare”, sì non c’è una parole più corretta.

Renzo Rubino

Fonte: ilmessaggero.it

Anche quando vado a scrivere un pezzo divertente, lo scrivere diventa per me una cosa brutta, e nel momento in cui devo tirar fuori tutto me stesso per farlo mi prende l’ansia: vado al pianoforte, suono tre o quattro note, scrivo cose, poi suono cose, scrivo parole, poi cancello, poi torno al pianoforte, poi canto, poi non canto, poi mangio un pezzo di cioccolata, poi esco perché il pezzo non mi piace, poi mentre sono in giro mi piace tantissimo e torno di corsa a casa e mi rimetto a scrivere…. Eh per me è una roba stranissima scrivere delle canzoni.

Tutto questo “movimento” mi fa venire in mente quella frase di Alta Fedeltà quando il protagonista dice “Ascoltavamo musica pop perché eravamo tristi o eravamo tristi perché ascoltavamo musica pop”, cioè proprio l’esclamazione nel pieno movimento delle sue riflessioni.

[Ride] o come Bruno Lauzi che diceva “Nei miei spettacoli dico sempre che scrivo canzoni tristi, perché quando sono allegro, esco” [ride]. Sì potrebbe anche essere così.

E’ appena terminato il tuo tour negli store, cosa farai adesso? Quali programmi hai per il futuro?

Sì abbiamo due concerti uno a Roma il 21 maggio e uno a Milano il 24. Poi voglio fare una cosa che, paradossalmente, non mi è riuscita sempre al 100%: voglio fare tanti, tanti concerti perché è la cosa che mi piace di più in assoluto.

Poi uscirà un nuovo singolo e ci saranno delle cose di promozione e dei micro eventi molto belli e, posso dirti, che il prossimo disco non è lontano e magari qualche assaggio potrà arrivare anche alla fine di questo anno.

 

(Fonte immagine di copertina: iodonna.it)

 

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La musica è la mia passione: sul palco dietro una batteria e sotto al palco in un mare sterminato di dischi. Laureato in Letteratura, Musica e Spettacolo e in Editoria e Scrittura a La Sapienza di Roma, passo il mio tempo tra fogli bianchi, gatti e bacchette spezzate. CAPOSERVIZIO MUSICA


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