Respect my Authority!

Da Wikipedia:

L’Autorità [l’Agcom, ndr]svolge una funzione attiva di controllo dell’intero mercato delle comunicazioni , i cui attori devono conformarsi in primis ai principi dell’art. 21 della Costituzione: pluralismo [ahah, ndr] e promozione della concorrenza, garanzia di un’informazione imparziale, completa, obiettiva e di qualità [pfffffft, ndr].
Ha inoltre competenze in materia tariffaria, di qualità, controllo degli operatori del mercato. Ha poteri regolamentari, distribuiti tra Consiglio e Commissioni.
Ha poteri amministrativi e consultivi:

  • controllo di posizioni dominanti (Consiglio) [questa è bella, ndr];
  • promozione di accordi transfrontalieri e tra operatori, piani di assegnazione delle frequenze, proposte sulla normativa riferita ai servizi minimi all’utenza (Commissione per le infrastrutture e le reti);
  • promozione dello sviluppo tecnologico e dell’offerta (Commissione per i servizi e i prodotti).

Non so a voi, ma a me sembra che l’autorità abbia svolto funzioni totalmente diverse da quelle alle quali era preposta. Grazie alla classica lottizzazione un organo “indipendente” (a quanto dice il sito ufficiale), si è trasformato in un’appendice del potere. L’Agcom infatti, ha completamente ignorato l’evidente inosservanza della legge che prevede che al massimo il 20% dei canali del digitale terrestre sia controllato da un unico soggetto, non considerando i canali +1 e il bouquet Mediaset Premium nel conteggio. Altri favori sono stati soddisfatti, per altri, come l’eliminazione di Annozero, non c’era nulla da fare: avrebbero turbato i delicati equilibri di potere all’interno dell’Agcom. Il direttore Calabrò non doveva infatti essere disturbato, per continuare a fare il gioco del centro-destra, e quindi del Premier e di Mediaset.

Lo dicevamo da tempo che l’informazione era controllata. Che gli organi di controllo non facessero il loro dovere era evidente, ma non potevo immaginare che fossero al soldo del presidente del conflitto d’interessi. Minzolini appariva sicuramente uno zelante servitore, ma che l’ascendente del Premier su di lui fosse così forte davvero risulta essere troppo, anche per l’italiano e il suo pelo sullo stomaco.

E come al solito Silvio non sa difendersi, sa solo accusare. È per questo che oggi si è concesso per un’intervista con il telegiornale più telegiornale che ci sia: Studio Aperto. O forse era il contrario… vabbé. Le domande erano pilotate e le risposte le solite: “C’è una magistratura che spende i soldi pubblici ascoltando illegalmente il presidente del consiglio, alla ricerca di reati inesistenti.”
Inviata: “Ma queste indagini immagino la infastidiscano in quanto la sottraggono al governo..”
Il buon B.: “Certamente! Queste indagini fatte con i soldi degli italiani sottraggono tempo al governo (mentre chiamare 3 volte al giorno Innocenzi per fargli sopprimere Annozero non gli portava via del tempo evidentemente…) del paese e minano la sacrosanta libertà di parlare al telefono (Certo, parlare al telefono è un diritto, indagare chi sta commettendo un reato è un dovere). È anche per questo che il 20 scenderemo in piazza: per rivendicare la nostra libertà.” Di delinquere, di intimidire, di controllare.

Quante altre prove servono ancora agli italiani per svegliarsi da questo incubo?

SIMONE



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