Ri-Monti : il punto sugli ultimi giorni.

Roma, 28 dicembre 2012.

Giorni strani, quelli che stiamo passando. Siamo entrati in queste vacanze di Natale con un governo in carica e ne usciamo pronti all’ennesima  imperturbabile campagna elettorale. Ancora una volta si voterà con il Porcellum e i candidati verranno scelti – anche se si sta facendo di tutto per dare una parvenza di democrazia con le primarie per i candidati al Parlamento di Pd e Sel – dalle segreterie di partito. Come nel 2008.

Monti ha deciso, dopo 13 mesi di governo disseminati di – scusate il francesismo – figure di merda e politiche di austerità, di svestire i panni del Presidente del Consiglio tecnico e scendere, anzi “salire” come ripete lui, in politica. Come ci è riuscito?

Prendendo al balzo una frase, fatta pronunciare ad Angelino Alfano su indicazione di Berlusconi (smanioso di ritornare in campo per salvarsi nuovamente dal carcere), che condannava le politiche del governo Monti come recessive. Nessuno ha sottolineato ad Angelino come il Pdl sia stato uno dei maggiori partiti che ha sostenuto l’esecutivo de “O’ professore”, votando tutti i provvedimenti, incluso quello sull’Imu che Berlusconi adesso dice di voler abolire.

Sentendosi ferito nell’orgoglio dopo cotanta critica, il Presidente Monti – infischiandosene altamente della Costituzione e non essendo stato sfiduciato dal Parlamento – è andato fintamente a piangere da Napolitano, annunciando le sue dimissioni. Il messaggio era chiaro: “Berlusconi m’hai provocato, ed io te distruggo…me dimetto e torniamo alle urne”.

Formalizzate le dimissioni però, Monti si è accorto di un particolare. I sondaggi davano una sua lista al 10% al massimo. Mica si poteva sporcare per perdere. Allora cosa si inventa? Nella conferenza stampa di fine anno, lancia questo messaggio: “ Se qualche partito aderisce alle mie proposte e mi vuole come candidato premier, allora ci penserò”. Della serie: o giochiamo secondo le mie regole o mi porto via il pallone.

Ancora oggi Monti non ha sciolto la riserva. Incontrerà presto quei tre personaggi che rispondono al nome di Fini, Casini e Montezemolo per capire se gli convenga o meno assumere completamente la connotazione di uomo politico. Ciò che lui vuole fare, essendo senatore a vita e quindi non candidabile in alcun collegio, è di bypassare tutta la campagna elettorale e arrivare a Palazzo Chigi a cose fatte.

C’è poi sempre quel ruolo che lo alletta: Napolitano è pronto a passargli la palla, sicuro che il Parlamento eleggerà il professore della Bocconi alla carica di Presidente della Repubblica. Quest’ultima ipotesi, è auspicabile, da parte di Bersani e Berlusconi, per avere un avversario in meno con cui spartirsi i seggi.

Ultimo dato di cui tener conto: il Movimento 5 Stelle e Grillo che avanza il quale, con scandali o dissidenti che siano, mira a rosicchiare un bel po’ di voti ai cosiddetti “zombie”, che di statisti (o presunti tali) non hanno poi molto.

Aspettando ulteriori sviluppi, vi auguro un buon anno.

MATTEO MARINI

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About

Giornalista pubblicista, fondatore e direttore di Wild Italy. Ha collaborato con varie testate nazionali e locali, tra cui Il Fatto Quotidiano e La Notizia Giornale, ed è blogger per l’Huffington Post Italia. Nel 2011 ha vinto il Primo Premio Nazionale Emanuela Loi (agente della scorta di Paolo Borsellino, morta in Via d’Amelio) come “giovane non omologato al pensiero unico”. Studioso di Comunicazione Politica, ha lavorato in campagne elettorali, sia in veste di candidato che di consulente e dirige, da fine 2016, Res Politics - Agenzia di comunicazione politica integrata . DIRETTORE DI WILD ITALY.


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