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Richard Dreyfuss, l’attore presenta a Roma la mini serie tv Madoff

Richard Dreyfuss roma-fiction-festNel 2009 l’ex broker e presidente del NASDAQ Bernard L. Madoff è stato condannato a 150 anni di reclusione per la frode finanziaria che per quarant’anni ha perpetrato ai danni di ignari clienti. Applicando la tecnica Ponzi, Madoff tramite la sua società è riuscito a creare una delle più grandi frodi finanziarie di tutti i tempi grazie all’ammanco pari a 50 miliardi di dollari.

La storia dell’ex broker è stata raccontata da Bryan Ross nel libro The Madoff Chronicles, dal quale è stata tratta la mini serie tv Madoff che vede protagonista il premio Oscar Richard Dreyfuss. Presentata in anteprima alla 10° edizione del Roma Fiction Fest, la mini serie tv sarà trasmessa in prima visione da Sky Cinema Uno HD il prossimo 28 gennaio.

In occasione della presentazione di Madoff alla kermesse romana Richard Dreyfuss ha incontrato la stampa e risposto alle domande sia riguardanti la serie che la sua lunga carriera.

Negli anni ’70 l’indagine era prerogativa del cinema indipendente, anche lei la pensa così? Che potenzialità hanno i serial nell’esplorare temi di cui il cinema non si occupa più?

La tv via cavo ha liberato creativi che per trent’anni sono stati letteralmente incatenati. Oggi il cinema da vita solo a sequel su sequel, la situazione si è inaridita molto. Invece la tv è diventato quel terreno fertile dove si può ancora crescere e i prodotti sulla tv via cavo sono straordinari perché l’impulso creativo è così efficace che riesce a trovare la strada per esprimersi.

Vedendo il film si ha la sensazione che Wall Street non impari la lezione. Secondo lei come è possibile che spesso sia un impiegato a lanciare l’allarme e non ci siano organi di controllo veri ed efficaci?

È possibile perché non c’è più la responsabilità delle proprie azioni. Nessuno a Wall Street ha ragione di confessare finché non viene preso in flagrante e non c’è interesse nel perseguire i colpevoli. Pensiamo di non avere più il diritto di fermare tutto questo e di punire chi sbaglia. Nella stessa settimana in cui Madoff ha confessato ed è andato in carcere, la persona che lo ha perseguito per i suoi reati ha detto che ci sono altre 50 schemi di truffa in atto a Wall Street ma che nessuno se ne sta occupando.

Da quando Madoff è in prigione ci sono stati altri reati commessi sopratutto da banche ma nessuno li persegue e nessuno dice “tu vai in galera”. Abbiamo perso la capacità e il desiderio di indignarci. Ammettono la loro colpevolezza davanti al Congresso ma non gli succede nulla. È un fallimento per l’educazione, per la democrazia. Stiamo praticamente per cadere.

Ha incontrato Madoff? Perché secondo lei lo spettatore tende ad avere simpatia per personaggi come lui?

Non ho incontrato Madoff, avrei potuto parlarci al telefono ma non ho voluto, ho pensato che non ne avrei ricavato nulla, non mi avrebbe detto la verità visto che non l’ha detta a nessuno. Per quanto riguarda la seconda domanda mi dispiace che si possa provare simpatia o empatia per un personaggio come lui. Io non ne ho, è un mostro. Devo dire che il film è stato commissionato dalla sezione news della NBC ed erano terrorizzati nel fare i nomi di quelle banche coinvolte nello scandalo, erano spaventati da eventuali denunce. Ho detto loro che tali banche sarebbero le ultime persone che farebbero causa per nominarle perché dovrebbero aprire i loro libri contabili, dovreste bramare tali denunce.

Richard Dreyfuss madoffMorale della favola: non abbiamo potuto nominare questi istituti finanziari e questo è stato un atto di codardia, di stupidità e autodistruttivo, poiché ha danneggiato il racconto della mini serie. Non si è visto, in sostanza, che le banche di Wall Street sono tutte connesse tra loro. Ancora una volta nessuno vuole dire come stanno le cose, sono tutti terrorizzati ed è sbagliato. Ho dovuto interpretare un uomo affascinante, amorevole e divertente perché erano le armi che utilizzava per guadagnarsi la fiducia e i soldi degli altri. Ma non poter fare i nomi è un fallimento da parte nostra e devo dire che sono molto arrabbiato per la mancanza di coraggio che la ABC ha dimostrato.  

La cosa che incuriosisce della serie è il fatto che sia riuscita a rendere appassionante un tema difficile per la maggior parte della popolazione. Ci può raccontare cosa ha pensato quando ha letto la sceneggiatura?

Il miglior traguardo di uno sceneggiatore è riuscire a rendere interessante e semplice la storia sin dalla prima riga della sceneggiatura. Ma non potrò mai dire abbastanza sulle restrizioni a cui siamo stati sottoposti. Sono stato intrigato dalla possibilità di poter interpretare quest’uomo. Ma come cittadino americano mi sono sentito come se avessi preso parte ad un atto di codardia. Non sono un’impiegato dell’ABC e nonostante continuino a dire che questi nomi non si possono fare invece li ripeto e voi li dovete pubblicare. Faccio i miei sinceri complimenti per come è stata scritta la sceneggiatura ma il loro rifiuto di citare i nomi delle banche coinvolte è qualcosa che non accetto ed questo diniego che mantiene in vita tutte loro.

Se la ABC si guarda indietro e guarda all’opinione pubblica cosa pensano? Ormai le persone non si fanno più prendere dalla rabbia, se avessero fatto i nomi sarebbe stato possibile risvegliare la rabbia delle persone, quindi la vera storia sarebbe venuta completamente fuori. Quello che vedo è che non c’è più un Paese in cui le persone conservino la capacità di indignarsi. Sembra come se la cosa fosse risolta perché Madoff è in prigione, ma lui è solo una piccola parte.

I problemi non sono affatto risolti. Il CEO della West Fargo ha confessato – di fronte al Congresso – di aver falsificato la contabilità di alcuni loro clienti ignari. Eppure nessuno ha fatto niente. Il mondo occidentale sta crollando sotto il proprio peso. Mi sento come Cassandra, vedo il futuro ma nessuno mi crede, invece io continuerò a dirlo. Ma se non si parla queste persone continueranno a rubare i nostri soldi.

Lei ha fatto dei film straordinari, volevo chiederle a quale di questi è più legato? Quando ha vinto l’Oscar ha sbaragliato una concorrenza pazzesca. Cosa si ricorda di quella serata?

[ride] Io non ho mai pensato di aver battuto i miei avversari. Quando voti per gli Oscar voti per i tuoi amici e per chi credi abbia fornito l’interpretazione migliore. E non ho mai pensato di aver sconfitto Richard Buton, Marcello Mastroianni, Woody Allen o John Travolta. Quella sera ho vinto l’Oscar. È stato fantastico e non è un attore che manda al tappeto un altro [ride]. È un’esperienza fantastica, ma forse è arrivato troppo presto, sarebbe stato meglio vincerlo ora che quando avevo 27/28 anni. La vittoria dell’Academy ha leggermente portato via quel gusto della ricerca del nuovo, mi sono sempre sentito a caccia. Se scrivessi la mia autobiografia la intitolerei “La caccia” perché tutta la mia carriera è stata una ricerca di grandi ruoli. 

Le persone credono che io non debba più provare nulla ma recitare è una parte importante della mia vita e sono molto fiero della mia carriera. Per quanto riguarda i film che ho fatto, forse giusto un paio sono quelli di cui non vado molto fiero. Ma non vi dirò mai e poi mai i titoli, non chiedeteli [ride]. Quando mi guardo indietro e penso alla mia vita artistica io sono contento di quello che ho fatto perché ho preso parte a pellicole che volevo fare. Anche quando ho interpreto i villains. E’ il mio lavoro!

Un’altra cosa, gli attori che mi doppiano o doppiano altri attori americani sono nomi che tutti dovrebbero conoscere. Il loro lavoro dovrebbe essere celebrato perché non state sentendo me ma un altro attore. Il loro lavoro è brillante e  incredibile, i loro nomi dovrebbero essere noti perché fanno un gran lavoro di interpretazione. La prima volta che mi sono visto doppiato sono rimasto sbalordito e scioccato perché ho notato quanto poco di me e al contempo quanto tanto di me ci fosse. Dovreste proprio sapere i loro nomi e dovreste applaudirli.

Richard Dreyfuss serie tvDurante la presentazione della giuria ha detto che anela al lieto fine. Che cosa si aspetta Richard Dreyfuss dagli USA e da Donald Trump?

Abbiamo smesso di educare i nostri figli, non gli insegniamo più i valori. Abbiamo tutti smesso di provare a fare qualcosa. Donald Trump è l’inevitabile conclusione della spirale di decadimento nella quale ci troviamo da 40 anni. Secondo me è la persona più pericolosa che si sia mai potuta offrire come Presidente e abbiamo ragione di essere preoccupati. Non sono affatto entusiasta perché penso che lui abbia percepito l’indignazione popolare e la userà nella maniera sbagliata. Penso anche che nel clima politico odierno vada fatta pulizia, sono tutti corrotti e al soldo delle banche.

Il problema è che non sappiamo affrontare le questioni perché le cose importanti citate dai giornali noi in realtà non le capiamo: non capiamo il Medio Oriente, non capiamo Wall Street, non capiamo il mondo delle grandi aziende. Abbiamo perso la capacità di analizzare e di cercare di capire. Non incoraggiamo la gente a rendersi conto che le persone hanno un potere sovrano che possono esercitare. Guidiamo ad alta velocità su questa autostrada, superiamo un incidente – e l’incidente in realtà è l’America – senza curarcene troppo, lo guardiamo e diciamo “peccato, c’è stato un incidente”. Il problema è che non ci rendiamo contro di un piccolo grande dettaglio: la vittima è il nostro Paese che sta andando a pezzi. Non viene più insegnato il potere sovrano ai giovani e Trump e l’esempio perfetto di questo.

Donald Trump non ha la minima decenza, non dovrebbe essere Presidente perché è come un bullo in un bar, è l’ubriaco più molesto, si comporta come la persona che non inviteresti mai a cena ed ha già mostrato di non aver capito il nostro sistema politico. Voi non siete stati assaliti tutti i giorni nell’ultimo anno dal suo grottesco comportamento. Se Donald Trump chiedesse la mano di vostra figlia voi lo accettereste nella vostra famiglia? Io credo di no. Forse quelle persone che vogliono divenire ricche, ma credo che la maggior parte direbbe di no. Non mi piace come tratta le altre persone.

 

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Appassionato di cinema, fotografia, teatro e musica sin da piccolo decide di farne il suo lavoro. Miyazakiano convinto, tanto da incentrare la sua tesi sul suo cinema, e divoratore di anime tanto da volere Eikichi Onizuka come professore al liceo, è uno Jedi come suo padre prima di lui e “nato pronto” e sì, anche un inguaribile nerd (pollice verso per coloro che non colgono le citazioni). Laureato in cinema presso il DAMS di Roma 3 e diplomato in fotografia presso il CST, inizia a collaborare (e tutt'ora collabora) come critico di cinema e fotografo di concerti con varie webzine di cui da subito ha sposato il progetto con entusiasmo. Giornalista pubblicista iscritto all'albo. Sempre in movimento, perennemente in ritardo. CAPOSERVIZIO CINEMA


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