riforma della legittima difesa, camera

Riforma della Legittima Difesa: tutti i cambiamenti previsti

Visti i recenti fatti di cronaca – rapine in villa e furti negli appartamenti sempre più violenti – e il dibattito martellante da parte di alcune trasmissioni televisive, negli ultimi anni è tornato centrale il tema della riforma della legittima difesa. Disciplinato dall’art.52 del codice penale, si sancisce, al primo comma, che “non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa“.Berlusconi-2006

La modifica del governo berlusconi

Nel 2006, il governo Berlusconi alle ultime battute finali, riformò parzialmente la legittima difesa, aggiungendo il secondo e il terzo comma, con la legge n°59/2006. Con un linguaggio giuridicamente scorretto e poco comprensibile, la maggioranza di centrodestra permise che chiunque si introduca nell’abitazione privata, senza il previo consenso del proprietario, con l’inganno o clandestinamente, possa utilizzare un’arma legittimamente detenuta per difendere la propria o altrui incolumità e i beni propri o altrui, quando non vi sia desistenza da parte dell’aggressore o vi sia pericolo d’aggressione.
Il terzo comma chiariva che si sarebbe potuta applicare questa particolare eccezione anche se l’aggressione fosse avvenuta all’interno di un locale commerciale o dove si svolgeva attività imprenditoriale.

Da parte degli esperti, l’ultima riforma era stata pesantemente criticata perché considerata una manovra elettorale per le allora prossime elezioni e perché poneva in essere degli aspetti problematici per l’applicazione: innanzitutto considerava presunta la proporzione fra l’aggressione e la difesa – aspetto da dimostrare nel processo, negli altri casi – mentre non chiariva nè quale norma applicare se l’arma utilizzata fosse illegittimamente detenuta, nè il perché permettere una deroga speciale in caso in cui il danno fosse stato cagionato all’interno della propria abitazione o nel proprio ufficio.

I presupposti per la legittima difesa

La legittima difesa, per essere considerata sussistente, necessita di dimostrazione per alcuni presupposti.
La reazione deve essere “attuale” oppure che si prospetti con un certo grado di attendibilità: se essa è esperita ad aggressione finita o non facilmente intuibile, non è consentita dalla legge.

Inoltre vi deve essere una “aggressione ingiusta“, ovvero non tollerata da nessuna norma dell’ordinamento. Capita infatti che il codice penale permetta la restrizione di alcuni diritti in determinate circostanze; in queste situazioni, la legittima difesa non è permessa. Quindi vi deve essere una “reazione legittima” alla lesione di un diritto proprio e altrui, che deve essere l’unico mezzo esperibile in quel momento. Se il soggetto ha la possibilità di chiamare le forze dell’ordine, ad esempio, non ha diritto a vedersi applicata la legittima difesa.

ladro in casa riforma della legittima difesaUltimo requisito, vi deve essere proporzione fra la reazione legittima e l’aggressione ingiusta: l’aggredito non potrà porre in essere una condotta che sia oggettivamente sproporzionata al torto subito. Se, ad esempio, il ladro fugge, non vi è più la causa che possa permettere alla vittima di utilizzare i mezzi della legittima difesa.

Le modifiche dell’ultima riforma approvata

Come spiega la scheda pubblicata sul sito della Camera, la riforma approvata il 5 maggio scorso, chiarisce alcuni aspetti e ne confonde altri. Premesso che non è facilmente reperibile un testo preciso delle modifiche intervenute, si precisa che la legittima difesa è sempre garantita, in caso di violazione di domicilio, se la reazione è la risposta ad una aggressione avvenuta di notte e se è a seguito di introduzione presso di esso condotta con violenza alle persone e alle cose, o con la minaccia o con l’inganno. Quest’ultima specificazione dovrebbe ribadire, in maniera tautologica, quello che già prevedeva la riforma del 2006, aggiungendo il fattore della violenza.

Inoltre, si considera sempre esclusa la colpa, quando ci troviamo nelle situazioni di legittima difesa domiciliare, se la persona che si trova legittimamente nel luogo dell’aggressione risponde all’aggredito con un’arma legittimamente detenuta, quando ricorrono due presupposti: l’errore di valutazione è conseguenza di un grave turbamento psichico causato dal soggetto contro cui è diretta la reazione; e poi se la risposta avviene in circostanze che comportano un pericolo attuale per la vita, l’integrità fisica o la libertà personale o sessuale.

Lo Stato si farà sempre carico delle spese processuali e del difensore per la persona che si considera abbia agito con legittima difesa o per stato di necessità.legittima-difesa pistola

Riforma della Legittima Difesa: problemi applicativi

La norma riformulata pone una serie di problemi e di dubbi applicativi. Prima di tutti, il riferimento alla locuzione “di notte“: cosa vuol dire? E poi quando si può dire che il momento in cui accade il fatto sia notte o chiaroscuro? E nei casi in cui avvenga in un luogo buio, questa possibilità è applicabile? Perché un cittadino residente nel Nord Italia deve essere maggiormente favorito dall’esimente (visto che “fa notte” prima, d’inverno) che uno del Sud, dove il sole tramonta più tardi? Quindi la norma puzza di incostituzionalità per disparità di trattamento per situazioni giuridiche simili e per illogicità.

Poi non si capisce – ma questo speriamo sia possibile farlo con la lettura del testo completo quando sarà reso disponibile – se il giudice possa sempre discrezionalmente valutare se la legittima difesa sia applicabile di notte e se il torto subito compromette l’integrità fisica. Per ora questo punto non è per nulla chiaro.

Inoltre la menzione alla possibile violenza fisica è inutile, visto che era già prevista dal primo comma e il giudice l’avrebbe dovuta valutare. Per non parlare nel caso in cui l’aggredito usi un’arma non legittimamente denunciata. Cosa accade? E se usa un coltello da cucina?

Ai posteri l’ardua sentenza.

 

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About

Studia Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Roma Tre e ha scritto, fin dall’età di 17 anni, in vari giornali locali. Da qualche anno è rimasto folgorato dall’ambiente radiofonico e non se ne è più andato. Conduce ogni settimana un programma di attualità ed interviste su RadioLiberaTutti.it . REDATTORE SEZIONE POLITICA.


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