Scuole

La ripartenza delle scuole è lo specchio del nostro Paese

Questa settimana, con la grancassa dei media, sono state riaperte fisicamente le scuole. Gli studenti e le studentesse hanno potuto varcare i cancelli, rientrare nelle aule e vedere dietro una cattedra il proprio docente.
L’informazione dedicata sul tema è ed è stata da una parte ansiogena e dall’altra falsata, come capita quando sui problemi si plana dalle zone ricche (da dove provengono la maggior parte dei giornalisti e delle redazioni), nonché pompata dal centrodestra, talmente disperato da aggrapparsi persino all’opposizione al ministro Azzolina. Quest’ultima non brilla certo per acume, ma non è nemmeno una sorta di Dracula, come sono state Moratti e Gelmini, le vere incendiarie della scuola e dell’università pubblica.

Il dibattito “pubblico” è talmente scadente sul punto che per settimane si è incagliato su “mascherine Sì” e “mascherine No“, oppure sui banchi a rotelle, sugli ingressi contingentati, sui ritardi del governo e non invece sulla verità incontrovertibile, che nessun governo ha avuto il coraggio di dire alle proprie popolazioni: “Le scuole, cari/e connazionali, non si possono riaprire sine die, finché almeno non troviamo una cura efficace al Covid19”.

Tutte le soluzioni adottate sono dei palliativi, utili solo per dare un barlume di “normalità”, ma soprattutto per far tornare le scuole alla sua vecchia funzione pre-Covid: essere dei parcheggi per i bambini e i ragazzi. Perché la vera motivazione è questa: le abbiamo riaperte perché i genitori non sapevano più come tenerli a casa oppure a chi darli perché assenti per lavoro.
Infatti si sta parlando solamente di “cattedre vuote” (come se nel passato non fosse mai successo o un istituto abbia chiuso per assenza di insegnanti…) e non di qualità della didattica, se sarà all’altezza, della vergogna dei docenti che si sono rifiutati di farsi il seriologico, ecc.

Proprio la sua funzione “parcheggio” è spiegata dal dibattito inesistente sull’università, scomparsa dalle cronache. Non si sa quando riaprirà, in che modo, i sicuri disservizi per gli studenti. Solo perché gli universitari hanno superato l’età critica della maggiore età, pertanto si possono gestire da soli e poi se li mandiamo ad infettarsi liberamente in discoteca in Costa Smeralda, possono pure abbozzare il vuoto che l’università chiusa ha lasciato.

Ed è proprio in questo vuoto – perché è tutto concatenato nella vita e nella società – che si inseriscono la ferocia e la violenza che dilagano nelle nostre città e periferie, come quelle a Colleferro e Caivano.
Perché viviamo in un Paese dove i tuoi problemi sono degni d’attenzione dagli 0 ai 18 anni per asilo e scuole e poi over 65 per la pensione e poi scompari in un oblio angosciante. Perché sei “gggiovane” e quindi sbaglierai per antonomasia, alla fine un figlio lo farai, una convivenza riuscirai a strapparla, un lavoraccio (non importa se in nero) riuscirai e trovarlo, ma per lo “Stato” sei inesistente, visto che non peserai sulle sue strutture: ti ammalerai poco, consumerai e non affollerai luoghi del demanio, se non le spiagge.

E’ proprio in questa tenaglia, nella mancata discussione e nel mancato di focus di come è diventata la qualità della noia e del tempo libero dei nostri ceti sociali che si sta annidando tutta la nostra rabbia. Perché dove mancano ideali, prospettive e cose da fare, poi è altro che incombe: la delinquenza, la droga, i modelli da seguire sbagliati e cavalcati dai media. Ovvero il machismo, i muscoli, la volgarità, la donna oggetto o che si valorizza poco, il sesso come merce di scambio e tanto altro.


About

Studia Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Roma Tre e ha scritto, fin dall’età di 17 anni, in vari giornali locali. Da qualche anno è rimasto folgorato dall’ambiente radiofonico e non se ne è più andato. Conduce ogni settimana un programma di attualità ed interviste su RadioLiberaTutti.it . REDATTORE SEZIONE POLITICA.


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