Ricky Rubio

Il ritorno di Ricky Rubio, l’arte del passaggio

All’inizio ci stupiva. Lo chiamavano il “bambino prodigio”. Dopo abbiamo aspettato il momento in cui sarebbe definitivamente sbocciato. Ma non è arrivato. In quest’ultimo campionato i Minnesota lo volevano cedere a tutti i costi, per il pesante contratto e il suo rendimento, e le altre squadre non erano molto intenzionate ad acquistarlo. Ora è indispensabile per la squadra di coach Thibs. Di chi stiamo parlando? Di Ricky Rubio, uno dei migliori playmaker mai visti sul parquet, genio e sregolatezza.rubio Europa

La carriera in Spagna

Sette anni e due casacche indossate in Europa, precisamente dal 2005 al 2011. È il più giovane a esordire nella Liga ACB (quattordici anni e undici mesi) e a sedici anni fa il suo debutto ufficiale anche in Eurolega. Sempre nello stesso anno Rubio è il protagonista di una delle più grandi performance mai viste nelle competizioni giovanili: in finale contro la Russia under 16 sigla una tripla doppia da 51 punti, 24 rimbalzi e 12 assist portando la Spagna all’oro europeo.

Dopo aver passato quattro anni con la squadra che lo aveva formato, la Joventut Badalona (dove ha conquistato un Uleb Cup e una Coppa del Re), Ricky decide di dichiararsi al Draft NBA del 2009 e viene scelto dai Minnesota Timberwolves salvo poi rimanere in Europa per altri due anni con la maglia del Barcellona. Nella città di Gaudì il playmaker spagnolo vincerà un Eurolega, due Supercoppe Spagnole e un campionato spagnolo, divenendo uno dei più vincenti giovani europei. A contraddistinguere Rubio sono l’unione di tecnica e visione di gioco, caratteristiche che si vedono sempre di meno nella NBA moderna. Viene, infatti, accostato a Steve Nash per i suoi passaggi. Nel 2011 approda in America.

Rubio MinnesotaLa carriera in America

Dall’altra parte dell’oceano tutti i media cestistici sono pronti a vedere in azione il bambino prodigio così tanto stimato in Europa. Dopo 10 partite iniziali in cui Rubio parte dalla panchina, diviene titolare fisso e incomincia a incantare i tifosi. 15 gli incontri dove va in doppia cifra per assist e 12 invece le doppie-doppie. Finirà il suo primo anno anticipatamente per un infortunio ricevuto dopo uno scontro con Kobe Bryant ma chiude lo stesso il campionato con 10.6 punti e 8.2 assist di media entrando nel NBA All-Rookie Team.

Negli anni successivi, quando tutti si aspettavano la sua definitiva crescita, Ricky incontra diverse difficoltà e complici anche i suoi compagni non riesce mai ad avere quel piglio in più in grado di portarlo a diventare uno dei migliori playmaker della lega. Allo stesso tempo, il campionato americano è divenuto sempre più fisico e meno tecnico e questo fattore non ha aiutato lo spagnolo. L’abbandono di Kevin Love ha avuto due facce: da una parte ha lasciato Rubio con giocatori inesperti e giovani, dall’altra ha aperto un futuro roseo, se sfruttato e studiato per bene. E dopo due-tre anni di assestamento sembra essere arrivato il momento tanto atteso.

La stagione 2016-17

Ricky Rubio ha mostrato il peggio e il meglio di sé in quest’ultimo campionato. Per la prima parte di stagione ha sofferto molto le voci che lo vedevano lontano da Minnesota. Le stesse lo definivano “bust” e non meritevole di un contratto da 13 milioni e mezzo. A febbraio era dato per certo, dai media americani, il trasferimento dello spagnolo da un’altra parte: il miglioramento del team non si vedeva e il rendimento di Rubio era ben sotto le aspettative. Ma i T’Wolves alla fine non l’hanno ceduto e il motivo principale è stato l’infortunio di Zach LaVine, costretto a chiudere la stagione prima. Da quel momento in poi qualcosa è cambiato nello spagnolo.Rubio Wolves

Una scintilla è scattata e un motivo potrebbe essere anche la maggior fiducia ricevuta dal coach e dai compagni.  L’ultima parte di questa stagione è la migliore della sua carriera: contro San Antonio ha registrato una tripla doppia da 11 punti, 13 rimbalzi e 10 assist, contro Washington ha toccato quota 22 punti e 19 assist (stabilendo il record di franchigia per assist e diventando l’unico assieme a Chris Paul, Westbrook e Jennings a fare una performance di questo tipo) e nelle ultime tre partite ha ritoccato il suo carrer high, 33, e andato sempre in doppia-doppia (punti e assist).

L’arte del passaggio

Rubio e il passaggio sono da sempre legati indissolubilmente. Fin dall’età di 14 anni quello che ha distinto lo spagnolo dagli altri giocatori è la sua incredibile visione di gioco, paragonabile a quella di Steve Nash e Magic Johnson. Da sempre ha stupito i tifosi e i giornalisti per i suoi assist, sempre al posto e al momento giusto. Nonostante si sia perso per un periodo della sua carriera, Ricky è pronto a riprendersi quello che era suo e con Towns e Wiggins è lecito sognare. Di seguito vi lasciamo un mix dei suoi assist: da gustare uno dietro l’altro.

 

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About

Diplomato al Liceo Scientifico Statale “Ettore Majorana” (maturità scientifica) di Roma, frequenta la facoltà di Scienze della Comunicazione presso l’università Roma Tre. È da sempre appassionato di sport e in particolar modo di Basket. Segue da anni il campionato della NBA con particolare interesse per i San Antonio Spurs. Ha collaborato come redattore e video maker con i siti Basketlive e Basketitaly pubblicando diversi articoli. Ha inoltre svolto attività di collaborazione sul canale youtube Roma Breaking Videos. Attualmente è l’addetto stampa della società romana Smit Roma Centro. VICE CAPOSERVIZIO SPORT


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