Virginia Raggi

Roma 2024: Virginia, la coerenza e la comunicazione sono importanti!

E alla fine è prevalso il no. “E’ da irresponsabili dire sì a questa candidatura”. Sono state sufficienti queste poche parole, all’inizio di una concitata conferenza stampa, per far chiudere alla sindaca Virginia Raggi la questione della candidatura di Roma per le Olimpiadi 2024. L’atto che metterà la parola fine alla corsa olimpica sarà formalizzato la prossima settimana con un atto da far passare in consiglio comunale.

Si passa oltre, quindi, un capitolo che – sin dalla campagna elettorale – non ha fatto altro che suscitare polemiche e contraddizioni. Partite, più che altro, in primis proprio dagli ambienti del Movimento 5 Stelle. Tutti ricordiamo un Luigi Di Maio tronfio e giulivo che, intervistato da Lilli Gruber nel dicembre 2015, rispose alla domanda: «Il MoVimento Cinque Stelle sostiene la candidatura per le Olimpiadi 2024?», con un secco e chiaro: «Sosterremo la candidatura alle Olimpiadi se vinceremo a Roma. Se invece dobbiamo affidare la gestione delle Olimpiadi a chi, solo gestendo i campi rom, ha creato mafia capitale, allora no, preferiamo prima restituire i servizi essenziali alla città. Speriamo di vincere e di essere i migliori alleati delle Olimpiadi per fare un ottimo lavoro».

E che dire della stessa sindaca che, da semplice candidata, nel febbraio 2016 apriva all’ipotesi di indire un referendum per consultare i romani sull’opportunità o meno di concorrere per i Giochi: «Vogliamo che siano i romani a decidere sulla candidatura della città alle Olimpiadi 2024, ma vogliamo informarli bene prima. I grandi eventi sono stati spesso sfruttati per prendere risorse e buttarle via».

O di quando, sempre Virginia Raggi, durante il confronto a due trasmesso su SkyTg24 – pur ammettendo che Roma 2024 non era secondo lei una priorità – si pronunciò nuovamente su una possibile iniziativa referendaria: «Se dovessi diventare sindaco sarò io stessa a indire un referendum consultivo com’è consentito dal regolamento e a quel punto sarà interessante vedere cosa farà Giachetti che già ha dichiarato di non aderire al referendum proposto dai Radicali, suoi compagni di partito».

Andando avanti veloce con la storia arriviamo ad oggi, con una prima cittadina che in 100 giorni di governo non convoca neanche una conferenza stampa per parlare con i giornalisti, che glissa sul tema per evitare di sbilanciarsi, che fa aspettare 35 minuti il capo del Coni (per quanto si possa stimare o meno una persona come Malagò non è certo un bel gesto) perché nello stesso momento è a pranzo in un’osteria.

Eccola infine arrivare in conferenza stampa, di fronte ai giornalisti di mezzo mondo e – dopo aver promesso in campagna elettorale di voler dare la parola ai cittadini – mette un bello stop e amen, giustificandosi con un berlusconiano: «Il 70 per cento romani ha già detto no a queste Olimpiadi durante il ballottaggio delle elezioni amministrative», sottintendendo che il sindaco di Roma rappresenta solo la percentuale di persone che l’ha votato e buttando la palla in tribuna dando la colpa al Pd di aver sovrapposto il referendum con le elezioni amministrative. La realtà dei sondaggi veri e propri, come sottolinea La Stampa, sembra essere però leggermente diversa.

Ora va bene tutto, anche perché in linea di principio si può essere d’accordo sul fatto che la Capitale non sia pronta a gestire un evento di questa portata (dopo altre esperienze disastrose e con una normativa sugli appalti molto “generosa” nei confronti di chi pensa solo all’industria del mattone). Il problema è il metodo, è il come è stato gestito il tutto, lasciando paradossalmente alla fazione opposta – Malagò e company – gioco facile per attaccare a mani basse l’amministrazione.

Lo so che quanto dico è inapplicabile in politica ma la coerenza e la comunicazione sono importanti. Soprattutto se sui tuoi biglietti da visita c’è scritto “Virginia Raggi – Sindaca di Roma”.

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About

Giornalista pubblicista, fondatore e direttore di Wild Italy. Ha collaborato con varie testate nazionali e locali, tra cui Il Fatto Quotidiano e La Notizia Giornale, ed è blogger per l’Huffington Post Italia. Nel 2011 ha vinto il Primo Premio Nazionale Emanuela Loi (agente della scorta di Paolo Borsellino, morta in Via d’Amelio) come “giovane non omologato al pensiero unico”. Studioso di Comunicazione Politica, ha lavorato in campagne elettorali, sia in veste di candidato che di consulente e dirige, da fine 2016, Res Politics - Agenzia di comunicazione politica integrata . DIRETTORE DI WILD ITALY.


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