Roma, Umberto Croppi: “Marino deve rilanciare e non cedere”

Umberto Croppi, ex assessore alla Cultura della giunta Alemanno

Umberto Croppi, ex assessore alla Cultura della giunta Alemanno

“Da cittadino mi auguro che questo momento di fibrillazione che attraversa Roma rientri e che Marino riesca a portare a fondo il suo mandato”. E’ speranzoso Umberto Croppi, ex assessore alla Cultura della giunta Alemanno (allontanato per ragioni politiche dopo due anni e mezzo di mandato) e membro del Consiglio Nazionale e della Giunta Esecutiva di Federculture. “Cedere adesso – riflette a voce alta – per Marino significherebbe un’ammissione di responsabilità e, visto che ha passato altre bufere, forse potrebbe passare anche questa”.

Negli ultimi giorni, prima Renzi e poi la ministra Boschi hanno inferto due colpi micidiali a Marino. Subito in molti hanno tratto questa conclusione: Renzi chiede la testa di Marino dopo lo scandalo di Mafia Capitale

Leggevo pochi giorni fa un’indiscrezione di un giornalista che, se vera, sarebbe ancora più forte. Una di queste esternazioni di Renzi è stata fatta negli studi di Porta a Porta e sembra che in uno degli stacchi pubblicitari, il Premier abbia fatto un sondaggio tra il pubblico presente. Su 50 persone, ne avrebbe trovate solo 3 a favore dell’operato del sindaco.

Non è tanto per il risultato – perché magari, come è ovvio che sia, queste non sono le proporzioni reali – il problema è che lo abbia fatto e che, secondo il giornalista, lo abbia commentato con soddisfazione.

Quanto successo avvalorerebbe l’ipotesi secondo la quale Renzi voglia staccare la spina a Marino. Come farlo non è un problema secondario. Il sindaco sta ovviamente resistendo perché cedere adesso significherebbe un’ammissione di responsabilità e, visto che ha passato altre bufere, forse potrebbe passare anche questa.

A meno che non ci siano altri incidenti.

Da cittadino cosa ti auguri?

Da cittadino mi auguro che questo momento di fibrillazione che attraversa Roma e che paralizza l’attività amministrativa rientri e che Marino riesca a portare a fondo il suo mandato. Senza contare che, dallo scranno più alto del Campidoglio, Marino ha già sfruttato in parte l’occasione che gli si era offerta a dicembre con lo scoppio di Mafia Capitale, dandogli maggiore potere contrattuale nei confronti del consiglio, nei confronti del Pd e lo ha reso anche in parte più simpatico agli occhi della città.

Ora, con il salire del livello della crisi, di nuovo gli si pongono delle opportunità. Se lui saprà utilizzarle per far salire anche il livello della risposta, allora avrebbe tutte le prerogative per resistere e anche rilanciare.

Alemanno, per esempio, durante il suo mandato ha avuto la possibilità di fare grandi cose. Invece, e parlo per esperienza diretta, ha preferito cedere a un clima di confusione, a una serie di regole non scritte e invece di cambiarle, secondo il mandato elettorale ricevuto, ha immaginato dovessero essere la base per consolidare il suo potere.

Anche se il futuro del sindaco è incerto e nulla è dato per sicuro, nel centrodestra si muovo già le prime pedine per possibili candidature ad eventuali elezioni comunali. Due nomi su tutti si rincorrono: Alfio Marchini e Giorgia Meloni. Pensi che siano due candidature credibili?

Sveva Belviso, ex vicesindaco di Roma e consigliere comunale

Sveva Belviso, ex vicesindaco di Roma e consigliere comunale

Intanto a Roma, così come a livello nazionale, si nota che la destra è proprio frantumata, per cui Davide Bordoni – consigliere comunale che è stato visto parlare molto con Marchini – è di Forza Italia ma Forza Italia ha perso pezzi importantissimi. Cesare Sammarco, uno di quello che Marino definirebbe “capibastone”, è passato con il Nuovo Centrodestra, forza impegnata a governare a livello nazionale con Renzi.

Poi c’è Fratelli d’Italia che rappresenta un pezzo della vecchia Alleanza Nazionale, c’è l’ex vicesindaco Sveva Belviso che ha fondato un suo movimento ma adesso è silente.

Non c’è più, quindi, un elemento aggregante in grado di unire tutte queste anime. Si è affacciato Salvini a Roma che ha fatto molti adepti, soprattutto tra i malpancisti della vecchia An.

Marchini secondo me non può aspirare, qualora si candidasse veramente con il centrodestra, ad arrivare ad un eventuale ballottaggio.

Facendo un’analisi libera da emotività, ritengo che sia molto più credibile e che abbia più appeal Giorgia Meloni. La leader di Fratelli d’Italia se riesce a non legare la sua immagine a forze estremiste (come anche la Lega) diventerebbe un’avversaria temibile per il centrosinistra.

E il Movimento 5 Stelle?

Non credo molto al fatto che i grillini possano rappresentare un pericolo per il Pd. Non mi pare che in città siano riusciti a costruire una base solida. Certo, poi dipenderà molto da chi sarà il loro candidato sindaco.

In questo panorama forse desolante, lo stesso Pd non se la passa tanto bene

Il disincanto e la disillusione dell’elettorato Pd rispetto alle cose emerse con Mafia Capitale potrebbe essere forte. Senza contare il fatto comunque che una parte di elettorato si è affezionata a Marino, ritenendolo una vittima del sistema e una persona perbene. Se per caso il partito dovesse farlo dimettere, si creerebbe di sicuro un ulteriore segmento elettorale in libera uscita. Non sono quindi piccoli i problemi da considerare.

Marcello De Vito, capogruppo M5S al consiglio comunale. Fonte: omniroma.it

Marcello De Vito, capogruppo M5S al consiglio comunale

Sempre che, ovviamente, si arrivi in tempi brevi – nella prossima primavera – a nuove elezioni.

Il Pd, in sostanza, ha bisogno di un vero atto di cambiamento che sia avvertito e condiviso dalla città e dell’individuazione di un candidato che sia all’altezza della sfida.

Forse con un candidato che – come vorrebbe Renzi – non passi più dalle primarie

Assolutamente sì. Io su questo argomento mi sono espresso più volte, sia a voce che in forma scritta. Ho sempre parlato del metodo delle cosiddette primarie perché le uniche primarie sono quelle regolate dalla legge come negli Stati Uniti. Quelle che abbiamo sono delle forme surrettizie di scelta e di surroga a quello che dovrebbe essere il compito dei partiti, cioè la selezione della classe dirigente.

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About

Giornalista pubblicista, fondatore e direttore di Wild Italy. Ha collaborato con varie testate nazionali e locali, tra cui Il Fatto Quotidiano e La Notizia Giornale, ed è blogger per l’Huffington Post Italia. Nel 2011 ha vinto il Primo Premio Nazionale Emanuela Loi (agente della scorta di Paolo Borsellino, morta in Via d’Amelio) come “giovane non omologato al pensiero unico”. Studioso di Comunicazione Politica, ha lavorato in campagne elettorali, sia in veste di candidato che di consulente e dirige, da fine 2016, Res Politics - Agenzia di comunicazione politica integrata . DIRETTORE DI WILD ITALY.


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