#RomaCinemaFest: Girls lost, grandi aspettative per un finale che lascia perplessi

Avere quattordici anni non è mai una cosa semplice. Avere quattordici anni e sentirsi ingabbiata in un corpo non proprio, in attesa di tirare giù una cerniera ed essere un’altra, non è mai una cosa semplice. Aggiungici poi una scuola piena di bulli, due amiche fedeli e un tantino morbose, ed ecco che i presupposti per un’adolescenza impegnativa ci sono tutti.

Questa è la storia di Kim (Tuva Jagell), giovane ragazza protagonista di Girls lost, il nuovissimo lungometraggio svedese di Alexandra-Therese Keining.

Storia all’apparenza semplice, anche un po’ banale di una giovane transessuale che desidera con tutta se stessa essere un ragazzo e desidera con tutta se stessa ritrovarsi in un nuovo modo di essere.

Il titolo didascalico ci dà la precisa sensazione che viene trasmessa dalle tre protagoniste: ragazze un po’ sperse, confuse sulla propria sessualità, sulla propria vita, sul girls_lost_h_2015problema di essere donne in un contesto scolastico brutale e abbrutente, dove i ragazzi vengono descritti come australopitechi sottosviluppati, incapaci di esprimersi se non con atti di aggressività e violenza.

Il punto di partenza è ottimo, lo sviluppo della storia è inizialmente originale e coinvolgente, ma all’improvviso si ha la netta consapevolezza che la storia stia prendendo una brutta piega di luoghi comuni, ed è lì che l’incanto scompare.

Potrei citare decine e decine di romanzi di formazione che questo film ha rievocato nella mia mente: anche quest’autonomia di ragazzi poco più che adolescenti che ricorda un po’ Il signore delle mosche rende la pellicola tremendamente irreale e si intuisce che, nonostante gli elementi fantasy palesemente presenti nel film, le pretese iniziali dal lungometraggio erano tutt’altre.

I dialoghi sono interessanti, la fotografia e la regia non spiccano per originalità ma sono ben curate. Un film nella media, decisamente lungo oltre il dovuto e che lascia questa fastidiosa sensazione di incompiuto che rovina un’opera altrimenti promettente: il tema della transessualità e dell’amore tra gli adolescenti è trattato con commovente delicatezza, e anche l’aggressività dei personaggi principali riesce sempre a far trapelare il sottile filo rosso di disperazione e senso di inadeguatezza, proprio di quell’età.

Personalmente credo che questa pellicola, una di quelle a tematiche LGBT di questa Festa del Cinema, possa essere riproposto facilmente in tanti contesti, come scuole e cineforum per ragazzi, o almeno è ciò che auspico.

Ritengo sia opportuno quindi riportare la mia perplessità finale, che mi ha portato ad uscire dalla sala sospirando un “che peccato”, con un grosso punto interrogativo stampato in viso.

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About

Studentessa di Medicina a Tor Vergata, unisce all'amore per la Scienza, quello per l'Arte. Fin da piccola ama la letteratura, la poesia, le arti visive ed il cinema, fornendo con piacere il suo parere da appassionata su questi temi. COLLABORATRICE SEZIONE CINEMA


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