#RomaCinemafest: The confessions of Thomas Quick, la solitudine di un assassino

Sture Bergwall non è un nome da pluriomicida, criminale sessuale, pedofilo. Molto meglio Thomas Quick, Thomas il Rapido, come alter ego per i propri crimini.

Il docufilm The confessions of Thomas Quick, a cura di Brian Hill (di lui ricordiamo Falling Apart), ci accompagna mano nella mano nella storia di un essere umano come tanti, solo come tanti, che per un ventennio è stato considerato uno degli assassini più feroci della Scandinavia.

Fonte: thetimes.co.uk

Fonte: thetimes.co.uk

Il mostro di Svezia dall’insolito aspetto innocuo avrebbe rilasciato la sua prima confessione di omicidio nel 1992, dopo già essere stato ricoverato in un ospedale psichiatrico a causa di episodi violenti e aggressioni avvenute sotto l’effetto di stupefacenti. Per anni, decenni, la storia del più sanguinario serial killer europeo infiammava i rotocalchi e la comunità scientifica, entusiasta dei risultati avuti grazie alla rivoluzionaria terapia cui veniva sottoposto Bergwall, all’ospedale Saeter.

Il lungometraggio è strutturato su interviste ai protagonisti della vicenda, opportunamente tagliate e montate per dare una notevole dinamicità alla pellicola, alternate a primi piani stretti dell’assassino come a sottolineare, soprattutto inizialmente, la sua oggettivizzazione, il suo non essere più considerato umano.

Il vortice di confessioni che lo travolge lo rende sempre più mostruoso ma anche sempre più macabro e grottesco, meno reale agli occhi degli scienziati non coinvolti nella gestione della sua terapia.

La regia è interessante, più i fotogrammi scorrono sotto i nostri occhi, più Thomas Quick torna ad essere Sture Bergwall, un mediocre essere umano come tanti, con molta voglia di essere notato, ascoltato, amato a suo modo, e con evidenti tratti di istrionismo che lo portano alla mitomania.

Il film tratta di una storia vera, una triste vicenda di sovraesposizione mediatica di un paziente psichiatrico con solo tanta solitudine intorno a sé, di avidità e ambizione di professionisti e scienziati, una triste storia di abusi su una persona debole, che lascia l’amaro in bocca.

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About

Studentessa di Medicina a Tor Vergata, unisce all'amore per la Scienza, quello per l'Arte. Fin da piccola ama la letteratura, la poesia, le arti visive ed il cinema, fornendo con piacere il suo parere da appassionata su questi temi. COLLABORATRICE SEZIONE CINEMA


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