The Birth of a Nation

#RomaFF11: The Birth of a Nation, Nate Parker non convince

Il tema della schiavitù, dei lavori forzati nelle piantagioni di cotone americane, della voglia di riscatto, sembrava aver esaurito la sua linfa vitale con il fortunato 12 anni schiavo firmato da Steve McQueen. Ecco invece spuntare The Birth of A Nation, scritto, diretto, prodotto e interpretato dall’attore Nat Parker e in concorso all’undicesima edizione della Festa del Cinema di Roma.the-birth-of-a-nation-movie

SINOSSI.

Virginia, prima metà del 1800. Nate Turner (Nate Parker) è uno schiavo in una piantagione di cotone che, caso più unico che raro, sin da piccolo impara a leggere e studia minuziosamente la Bibbia (unico libro concesso che non sia una lettura per bianchi).

In poco tempo Nat diventa un predicatore per la sua gente e verrà sfruttato dal suo padrone Samuel Turner (Armie Hammer) per sedare gli animi degli schiavi delle piantagioni vicine.

I soprusi che vede il giovane religioso sotto i suoi occhi però lo spingono, nel 1831, ad organizzare un’insurrezione – che durò 48 ore -, liberando gli stessi schiavi che aveva incontrato nei mesi precedenti, e uccidendo 60 persone bianche tra uomini, donne e bambini.

48 ORE DI LOTTA PER LA LIBERTA’.

Prendendo provocatoriamente in prestito il titolo dall’opera cinematografica del 1915, La nascita di una nazione, firmata da D.W. Griffith e altamente razzista (raccontava un dramma famigliare, durante la Guerra Civile, con l’unico obiettivo di incensare quanto fatto dal Ku Klux Klan), Nate Parker con The Birth of a Nation rovescia completamente la prospettiva. Già con il concetto di nazione presente nel titolo, palesemente riferito agli schiavi che – dal suo punto di vista – hanno costruito gli USA.

E’ un film che senza dubbio colpisce alla pancia perché ha quello come traguardo principale. L’inizio è anche promettente, grazie ad un uso e a una costruzione sapiente che Parker – ripetiamo, alla sua prima prova dietro la birth-of-a-nationmacchina da presa – attua per ciò che riguarda i paesaggi e le ambientazioni di quell’epoca.

Mentre però i primi 20 minuti sembrano avere il sapore di un romanzo di formazione, di quelli adatti anche al grande pubblico, improvvisamente lo scenario cambia.

A partire da un troppo lungo (e per nulla necessario) focus su un cadavere di un uomo nero, sul ciglio di una strada, con il cranio spaccato e il cervello ben esposto. Certo, il tema della schiavitù non si presta a cesellature o a racconti in punta di piedi. Il cambio improvviso di ritmo, però, spiazza e non poco.

Altra nota dolente, la scena di due schiavi incatenati che, addirittura con la museruola, si rifiutano di mangiare e vengono costretti dopo che gli vengono spaccati i denti con un martello e gli viene infilato un imbuto per il cibo.

Si dirà: la pellicola è “viscerale” (termine usato da molti nel recensire questo lavoro). Se fosse solo viscerale sarebbe quasi ininfluente. Il problema è anche la tenuta narrativa, l’impianto degli attori che fanno da corollario. Di fatto non esistono. E’ tutto un lungo “Nat Show” e i personaggi che andrebbero magari raccontati meglio (a partire dalla stessa moglie del protagonista o dal padrone Samuel), sono passati frettolosamente in rassegna. Al centro ci sono solo lunghi e verbosi monologhi del giovane predicatore, intervallati da visioni e sogni.

Insomma, The Birth of a Nation è un’opera senza dubbio ambiziosa – soprattutto per un giovane regista alle prime armi – che interessa per la storia trattata ma che convince fino ad un certo punto. Apprezziamo il tentativo.

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About

Giornalista pubblicista, fondatore e direttore di Wild Italy. Ha collaborato con varie testate nazionali e locali, tra cui Il Fatto Quotidiano e La Notizia Giornale, ed è blogger per l’Huffington Post Italia. Nel 2011 ha vinto il Primo Premio Nazionale Emanuela Loi (agente della scorta di Paolo Borsellino, morta in Via d’Amelio) come “giovane non omologato al pensiero unico”. Studioso di Comunicazione Politica, ha lavorato in campagne elettorali, sia in veste di candidato che di consulente e dirige, da fine 2016, Res Politics - Agenzia di comunicazione politica integrata . DIRETTORE DI WILD ITALY.


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