Rosemary's Baby

#Imperdibili: Rosemary’s Baby, il nastro rosso del male

Quando si parla dei registi che nel corso del tempo sono riusciti a crearsi un grande spazio all’interno dell’istituzione cinematografica, il polacco Roman Polanski (Il Pianista, Il Coltello nell’acqua, Carnage) è senza dubbio uno di quelli che più si è distinto. Tra le sue tante opere, una di quelle che ha colpito e ammaliato spettatori e critici è senz’altro Rosemary’s Baby. La pellicola è ispirata all’omonimo romanzo di Ira Levin, riportato sul grande schermo in maniera accurata e molto fedele alle pagine del libro.

Rosemary's Baby

Il film viene visto come un’ amara riflessione sulla società contemporanea e sul confronto tra generazioni in conflitto in chiave terribilmente angosciante. Quello che emerge è un doloroso cammino verso la capacità di integrazione e adattamento sociale.

Il cast è composto da: Mia Farrow (Hannah e le sue sorelle, Alice), John Cassavetes (Quella sporca dozzina, Gli Intoccabili), Ruth Gordon (Abramo Lincoln, La terza fossa), Sidney Blackmer (Alta Società, L’uomo che uccise il suo carnefice), Maurice Evans (Macbeth, Lo straccione) e Ralph Bellamy (Corte Marziale, Pretty Woman).

Oltre al grande successo di critica, Rosemary’s Baby vince, nel 1969, due premi al Kansas City Film Critics Circle Award (Miglior attrice non protagonista: Ruth Gordon e Sidney Blackmer). Nello stesso anno, ai Golden Globe, ottiene tre nomination (Miglior attrice in un film drammatico: Mia Farrow, Miglior Sceneggiatura: Roman Polanski, Miglior Colonna Sonora: Krzysztof Komeda) e un Golden Globe a Ruth Gordon per la Miglior attrice non protagonista. Seguono gli Oscar dove anche questa volta, la prestazione di Ruth Gordon viene premiata con l’Academy e Roman Polanski viene nominato per la Miglior Sceneggiatura Non Originale. Ai David di Donatello Polanski si aggiudica il premio di Miglior Regista Straniero e Mia Farrow si distingue come Miglior Attrice Straniera. Inoltre, nel 1970, Mia Farrow riceve la Nomination come Miglior Attrice Protagonista ai Premi BAFTA.

Sinossi

Rosemary (Mia Farrow) e Guy (John Cassavetes) Woodhouse sono una giovane coppia affiatata appena trasferitasi a New York. I due, pieni di speranze ed entusiasti del loro nuovo appartamento acquistato, sono pronti a cominciare la loro nuova vita. La loro avventura però inizia in maniera un po’ turbolenta quando, fuori dalla loro nuova casa, vedono il cadavere di una giovane donna che si è gettata dal palazzo. Sebbene questa scena metta a disagio la giovane coppia, ecco che a far salire loro il morale intervengono Minnie (Ruth Gordon) e Roman Castevet (Sidney Blackmer). Questi ultimi sono una coppia di buffi ma simpatici anziani e vicini dei neo trasferiti.

Rosemary's Baby Mia Farrow John Cassavetes

Rosemary e Guy si riprendono dall’orrido evento al quale hanno assistito, grazie ai Castevet, i quali sembrano aver preso a cuore i giovani dimostrandosi disponibili a fare  qualsiasi cosa per rendere il loro soggiorno nella nuova città il più piacevole possibile. La vita dei Woodhouse sembra andare a gonfie vele: Guy, attore teatrale, ottiene una parte molto importante in una commedia e la bella Rosemary rimane incinta.

Quando sembra che niente possa andare storto, ecco che Rosemary inizia ad avere strani incubi e percezioni inquietanti. Sebbene provi a sfogarsi con il compagno e la coppia di nuovi amici, non viene presa sul serio. Semplicemente tutte queste stranezze vengono attribuite ad uno stress pre parto. Il solo che sembra dar retta a Rosemary è il suo amico Hutch (Maurice Evans).

Un giorno però Hutch si ammala si ammala misteriosamente. Le paure di Rosemary, da quel momento, aumentano e i suoi incubi si fanno sempre più reali. I Castevet, nel tentativo di aiutarla, consigliano alla giovane donna il loro medico di fiducia, il Dottor Sapirstein (Ralph Bellamy). Quest’ultimo, stranamente, sembra prendere da subito a cuore la salute di Rosemary.

Nonostante apparentemente la giovane donna sia protetta e amata, un sesto senso di terrore non riesce ad abbandonarla. La paura aumenta anche nei confronti del bambino che sta per nascere. Tutto ciò che la circonda sembra la stia per fare a pezzi. Rosemary deve quindi combattere con questo forte senso di angoscia e terrore che man mano le fa perdere sempre di più il controllo della situazione.

La prigionia di Rosemary

La funzionalità del film non si cela solo nella storia di Ira Levin. Il regista ha la capacità di trasportarci e di trasmetterci questo senso di prigione e di oppressione. Non è solo Rosemary ad essere inquieta ma anche lo spettatore. La situazione di Rosemary ci avvolge più di quanto vorremmo. Il suo appartamento e la sua cerchia di persone sono come una piccola prigione che, pian piano, cresce e stravolge la nostra giovane e bella protagonista.

Da quando la coppia Woodhouse si trasferisce a New York, subito notiamo come Rosemary sia eccitata dalla nuova vita che vede davanti a se e di come freme per far crescere il suo bambino nella grande città. Una forte sensazione di gioia e di speranza circonda quindi la protagonista e tale sensazione si ripete solamente nei luoghi esterni. Ritrova speranza e sicurezza quando esce per incontrarsi con Hutch, quando si incontra con il nuovo dottore e quando ritorna sui propri passi cercando di tornare dal suo medico precedente.

Nonostante i vari tentativi e la vane speranze, Rosemary ritorna sempre in casa, circondata dalle stesse persone e quindi il senso di insicurezza e terrore ritornano di improvviso, facendo crollare quelle poche speranze che aveva arricchito all’esterno della prigione che, inconsciamente, si era creata. Uno dei tanti punti forti della trasposizione dell’opera da parte di Roman Polanski è senza dubbio la mancanza di sicurezza e fiducia nei luoghi e nelle persone che dovrebbero invece garantirla.

Uno Schiaffo Alla Modernità

Rosemary's Baby Mia Farrow Ruth Gordon

Come citato in precedenza, Rosemary’s Baby oltre ad essere stato influente per la carriera del regista e per la storia del cinema, rimane fino ad oggi uno dei migliori film del genere. Nonostante sia un film datato, alla fine dimostra di essere superiore a tante altre pellicole che escono nelle sale cinematografiche oggi. Lascia, di fatto, un segno che pochi altri film horror sono stati in grado di lasciare.

Rosemary’s Baby è IL film horror. Uno schiaffo morale ed educativo ai tanti cineasti che al giorno d’oggi si cimentano nel genere. Nonostante gli effetti speciali, gli Jump Scare e gli innumerevoli mezzi che si hanno oggi per tentare di fare paura, Polanski riesce a spiazzare tutti dimostrando che non sempre il progresso ha la meglio sull’originalità. Negli horror si nota un particolare impegno nel mettere paura e ansia attraverso l’utilizzo di suoni, scene macabre o mostri particolarmente accurati per far spaventare. Se questo è il concept di un horror moderno, qui viene abbattuto completamente senza il minimo utilizzo di questi metodi.

In Rosemary’s Baby sono veramente pochi i momenti in cui ci spaventiamo in maniera terrificante. A dire la verità proprio non esiste un momento in cui saltiamo dalla sedia, agitati da una scena o dalla colonna sonora. Niente di tutto questo è presente. Quello che vediamo e percepiamo è il senso di paura e sospetto che circonda la protagonista. Le sue visioni e i rumori che sente non sappiamo se siano reali o meno ma è proprio l’ansia, l’angoscia e il “non sapere” ad atterrirci.

Il “lieto” fine

Dagli anni ’20 ad oggi il film horror per eccellenza ha un dettaglio importante: il lieto fine. Il lieto fine in un film horror ben realizzato non deve esistere.

Rosemary's Baby Mia FarrowIl regista premio Oscar ci sorprende su questo punto. In Rosemary’s Baby più provi a indovinare il finale e più non riesci. Una particolarità molto rara che non si deve di certo agli horror moderni. Il lieto fine viene mostrato e filtrato come “lieto”. Ma di lieto, se andiamo a vedere, c’è veramente poco. La protagonista porta finalmente a termine la sua battaglia, con una sorta di vittoria personale. Tutto quello che voleva era ricongiungersi con il suo bambino e mettere la parola fine. Ci riesce, vince la battaglia ma perde la guerra.

La lotta di Rosemary termina quindi con una accettazione dei fatti. L’ambiente che la circonda e che l’ha ferita per tutto questo tempo diventa alla fine il suo ambiente e la sua nuova concezione di vita. Tutto quello da cui è scappata è diventato ora parte integrante della sua, ormai, nuova esistenza. Rosemary voleva solo il suo bambino e lo ha ottenuto nonostante tutti i compromessi e il male subito. Ora la donna è disposta ad accettare la macabra verità pur di poter restare con suo figlio.

Rosemary’s Baby è una delle pellicole horror più innovative che si siano mai viste. Grazie alle straordinarie pagine della Levin, Roman Polanski si dimostra un esperto del genere riuscendo a coinvolgere, spaventare e sorprendere. Un tocco di semplicità e di stile che ad oggi Dio solo sa quanto è richiesto.

 

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About

Classe 1992, vive a Fregene, comune di Fiumicino. Si è laureato in Sociologia presso la sede di Scienze della Formazione a Roma Tre. E’ da sempre appassionato di cinema e questa passione lo ha portato qui per poter dire la sua opinione ufficiale sulle pellicole in uscita sul grande schermo. COLLABORATORE SEZIONE CINEMA


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