Salvate lo studente Ryan

L’agenzia Ansa, alle 12:57 del 4 febbraio, ha battuto la seguente notizia: <<[…] Il ministro Gelmini dice che (la riforma scolasticaN.d.R) si tratta di un cambio epocale senza impronta ideologica>>.
Difendendo il progetto di riforma scolastica previsto per le scuole superiori a partire dall’anno scolastico 2010/11, il Ministro, inoltre, spiega: <<non lo facciamo per fare cassa>>.

Le motivazioni portate dal Ministro, però, presentano una contraddizione che sarebbe interessante analizzare: premettendo che, con la scusa di portare il livello scolastico pari alla media europea, verranno standardizzati tutti gli indirizzi sperimentali (391 per i licei, oltre i 500 per gli altri istituti), con un forte vantaggio fiscale. La riduzione di insegnanti precari specializzati (non perché assunti, ma perché lasciati senza lavoro) e il congelamento delle liste d’attesa per i futuri insegnanti rinvierebbero delle spese relativamente consistenti; ma, accordandosi a quantosostengono il Ministro e il Premier (intervenuto appena dopo le dichiarazioni della Gelmini), non è questa l’intenzione. La contraddizione sta in questo: perché si vuole raggiungere gli standard europei, solamente in determinati casi(quando conviene)? Perché, se la media europea di fondi destinati al sistema scolastico è pari al 3%, l’Italia destina solamente lo 0,7%?

A rendere tragica questa recita comico-politica (pure Fantozzi si sarebbe incazzato) è il doppiogiochismo degli attori: con la scusa della crisi economica, tagliano i fondi (già troppo scarsi). Qualche ricerca sugli stipendi e i privilegi economici di cui gode la classe dirigente ( la stessa che sta complicando e peggiorando il sistema scolastico con tagli economici ratificati annualmente) e la rabbia degli studenti sale. E oltre al danno, la beffa: queste riforme sono state approvate senza grande clamore, ne tantomeno poste in discussione dall’opposizione che, appena 3 anni e mezzo fa, aveva dispendiosamente approvato un sistema radicalmente diverso (seppur altrettanto inefficace).

Sorge dunque una domanda spontanea, velata da un pizzico di incredulità, da rivolgere al Premier, il quale – lo stesso giorno – ha supportato le tesi del Ministro: “Come mai ha deciso di far eleggere come Ministro dell’Istruzione un’avvocatessa che non ha mai avuto esperienze nel settore e non una persona di maggiore esperienza nel campo scolastico?”. I candidati, anche nel centrodestra, non mancavano. Come non mancava la possibilità di creare una commissione che verificasse le forti carenze di cui la scuola (intesa anche in senso lato!) è sofferente o di una commissione d’inchiesta sulle scuole “veloci” e di recupero anni o di tagliare gli aiuti economici alle scuole private. Ma non succede nulla.
La scuola e lo studio sono una risorsa: preparando adeguatamente le nuove generazioni si producono cittadini istruiti capaci di risultare competitivi nella vita come nel mondo del lavoro. Oggi invece si è arrivati in un punto in cui gli studenti stanno arrivando a sperare che i politici si dimentichino realmente della scuola: forse poi i parametri vitali del moribondo potrebbero quantomeno stabilizzarsi. Sempre che non gli sparino prima.

MAX ZUMSTEIN



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