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Salvate lo studente Ryan II, la vendetta

Scritto da Max Zumstein il 13 - February - 2010 Letto 395 volte

Che la scuola sia il nuovo campo di battaglia moderno, è ovvio: basta accendere il televisore e sintonizzarsi su un programma a caso per vedere cosa ha prodotto negli ultimi quarant’anni. Ma non divaghiamo, dobbiamo trattare di un cittadino-tipo a cui si dovrebbero dedicare programmi più strappalacrime di quelli di Maria de Filippi: lo studente medio.

Come in un teatro di guerra, i Marines (gli studenti) devono avanzare tra le linee nemiche (avanzamento scolastico) in un territorio ostile assai pericoloso (in senso lato, la scuola: vi ricordate il liceo “Charles Darwin” di Rivoli, dove morì uno studente mentre tornava in classe dopo la ricreazione, travolto dal crollo del controsoffitto? Il caso fece scoppiare fortissime polemiche sulle condizioni degli edifici ma, stando ai rapporti di qualità, siamo ancora lontani da un raggiungimento dei livelli di condizioni accettabili.), con tattiche e intelligence obsoleti (il programma scolastico, arretratissimo, si concentra prevalentemente su un modello di istruzione che non riesce neppure a rispettare i suoi principi! Quanti alle medie hanno partecipato ai corsi di educazione civica in maniera seria? Per avere un dato su cui riflettere si può fare un esperimento casalingo: è sufficiente chiedere a un campione di 50 ragazzi tra i 14 e i 18 anni la differenza tra “Presidente della Repubblica” e “Presidente del Consiglio”, per avere risposte quantomeno imbarazzanti! [I risultati di tale test  sono in fase di elaborazione e verranno pubblicati assieme al relativo articolo, ma il parziale è chiaro: 27 campioni su 35, a cui mi sono preoccupato di rivolgere la domanda PERSONALMENTE,non hanno saputo fornire una risposta corretta. N.d.R.]), dotati di equipaggiamento scarso e mal funzionante (il materiale occorrente e le facilities a disposizione non sono consone e funzionali al compito preposto) e presentano un addestramento insufficiente ad affrontare la guerra vera. Il conflitto del Vietnam si concluse nel 1975 e le sue tracce nella storia americana e mondiale sono ancora tangibili. Ripropongo uno slogan repubblicano in voga durante la campagna elettorale: “la vogliamo vincere questa guerra?”.

Forse erro, ponendo questa domanda: uno dei principi di un conflitto è un impiego di risorse e mezzi congruo alla sua portata. Se la nostra scuola fosse paragonabile alla Prima guerra mondiale, i nostri combattenti sarebbero armati di clave e bastoni. Senza ritornare sul tema dei fondi ( CFR. art. del 10/02/10, “Salvate lo studente Ryan), sarebbe bene ricordarsi uno dei principi ordinatori della Repubblica italiana: la legge (i diritti e i doveri) sono uguali per tutti, studenti compresi. Perché allora non tutti gli studenti hanno la possibilità di avere gli stessi mezzi?

Una risposta cinica, guardando dall’esterno la nostra società, susciterebbe rabbia e polemiche. Chiunque vorrebbe scrivere altro, che magari va tutto bene. Ma il giornalismo e l’informazione è meglio che pecchino per severità che per eccesso di mollezza e una possibile risposta è questa: per i vertici gestionali della politica e dei poteri forti, è conveniente disporre di un popolo ignorante, perché facilmente controllabile e manipolabile.

Karl Marx amava individuare nella religione uno dei migliori strumenti di controllo (“Religio opium popolorum”). Se resuscitasse troverebbe le masse fortemente “indottrinate”, la cui fede però è quella dell’interesse puramente personale, incurante del bene comune.

Se le tinte di questo articolo possono risultare esagerate, vorrei portare esempi atroci che sono diventati quotidiani: le rivolte di Rosarno, i morti allo stadio (si può morire per una partita di calcio?!), i camorristi ammazzati per strada, davanti ai bar, senza che nessuno intervenisse, i morti del sabato sera, gli accoltellati fuori dalla discoteca. Non sembrano la scaletta di un qualunque telegiornale o quotidiano nella sezione cronaca nera? La lista è troppo lunga e riportarla risulterebbe fuorviante.

Risollevare le sorti di un paese alla deriva dai suoi valori, dalle sue tradizioni e dalla realtà stessa, è possibile solamente attraverso la cultura e l’istruzione. Ma dove si possono formare e coltivare se non a scuola?

MAX ZUMSTEIN

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