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Sanremo 2019, la serata dei duetti per cercare di salvare il salvabile

La quarta serata del sessantanovesimo Festival di Sanremo, dedicata ai duetti

 

Quarta serata del sessantanovesimo Festival di Sanremo, in questi serata i Sanremo 2019concorrenti in gara saranno accompagnati sul palco da diversi ospiti.

Questa sera sentiremo tutti e ventiquattro i cantanti in gara (e i relativi ospiti) con i brani in concorso.

Cristina D’Avena sul palco con Federica Carta e Shade con il brano Senza farlo apposta. Stessa sostanza di tutte le sere se non fosse che il ritornello, l’unica parte decente del pezzo, viene storpiato da Cristina D’Avena che non è assolutamente adatta. Altra oscenità è la signora dei cartoni animati che inizia a rappare. Tremendo, hanno affossato quel poco che c’era di buono.

Nada con Motta col brano Dov’è l’Italia. Duetto decisamente strano perché la voce “sgraziata” di Motta non si può amalgamare facilmente con nessun’altro timbro vocale, soprattutto durante il verso. Peccato, poteva forse essere valorizzata di più la grande voce di Nada che non sembra trovarsi a proprio agio su questo pezzo.

Noemi con Irama per il brano La ragazza con il cuore di latta. Il brano guadagna qualcosina nel ritornello grazie alla grande voce di Noemi, purtroppo però non funzionano benissimo i controcanti nel verso. Peccato, anche qui un’occasione sprecata che poteva essere arrangiata meglio. Bello il “solo” di Noemi che però va a oscurare quasi completamente il coro gospel.

Primo ospite della serata Luciano Ligabue che presenta Luci d’America. Dopo il siparietto con Claudio Bisio parte Urlando contro il cielo.
Immancabile duetto con Baglioni sulle note di Dio è morto.

Giovanni Caccamo sul palco assieme a Patty Pravo con Briga col brano Un po’ come la vita. Inizio strano sulle note di un altro pezzo e poi, all’ingresso di Patty Pravo, parte il brano in gara. La voce di Caccamo copre un po’ quella di Patty, ma per il resto è la solita roba insipida e inascoltabile. Comunque no, pessimo duetto.

Tocca a Enrico Ruggeri e Roy Paci con i Negrita col brano I ragazzi stanno bene. Il pezzo funziona abbastanza, però Ruggeri non riesce ad essere intonato durante i controcanti e sembra improvvisare buona parte dei cori. Roy Paci si sente appena e non smette un momento di suonare, come se non sapesse bene dove e come entrare. Non va male male, ma poteva essere fatto meglio.

Il violinista Alessandro Quarta con Il Volo col brano Musica che resta. Fantastico il tema portante del brano eseguito al violino da Alessandro Quarta, dopo di questo non c’è altro. Tutto scialbo e antico come sempre e non basta il violino aggiuntivo a svecchiare il tutto. Ecco, potrebbero mette in muto le voci e lasciare solo questo “nuovo” arrangiamento, in quel caso potrebbe sembrare gradevole.

Salgono sul palco Virginia Raffaele e Claudio Baglioni per uno schetch.

Tocca a Arisa con Tony Hadley e le coreografie dei Kataklò con il brano Mi sento bene. Arisa sembra un po’ affaticata e l’esibizione ne risente un po’. Tony Hadley invece è in grande forma e intona il verso in inglese e il ritornello in italiano. Le coreografie fanno la loro figura. Forse questo è il primo duetto realmente affiatato, peccato per la voce non al top di Arisa.

Arrivano sul palco Gué Pequeno e Mahmood col brano Soldi. Niente, il brano rimane terribile in qualsiasi salsa, nemmeno un miracolo potrebbe risollevare la situazione. Bisogna ammettere che la parte rappata di Gué Pequeno risolleva un minimo l’esibizione ma proprio un minimo.

Diodato e Calibro 35 assieme a Ghemon col brano Rose Viola. Ecco questo è un duetto azzeccato, il sound del brano cambia radicalmente grazie all’arrangiamento dei Calibro 35 e la voce di Diodato riempie gli spazi lasciati vuoti da Ghemon. Il brano così acquista un senso, doveva essere così sin dall’inizio perché è una rivelazione, peccato che in gara ci sia la versione “originale”.

Tocca a Francesco Renga con Bungaro, Eleonora Abbagnato e Friedemann Vogel con il brano Aspetto che torni. La coreografia ha un suo perché ma solo a livello visivo, la parte musicale nonostante l’intervento di Bungaro guadagna poco o nulla e il brano resta noiosamente classico. Il tutto è un po’ più “carico” a livello vocale, però non cambia molto il succo del brano.

Arriva Fabrizio Moro con Ultimo per il brano I tuoi particolari. La voce e la chitarra di Fabrizio Moro riescono a caricare un po’ il brano, l’errore sta proprio nell’interpretazione di Ultimo che resta troppo, troppo statica, manca la passione. Come già detto, peccato per il pupillo di Fabrizio Moro che era partito bene ma non è riuscito a confermare il suo talento. Il brano cantato da Moro rende un milione di volte meglio, forse l’errore sta nella scelta del cantante e non nella canzone.

Sanremo 2019Monologo di Claudio Bisio con la partecipazione di Anastasio.

Neri Marcorè sul palco con Nek col brano Mi farò trovare pronto. Peccato che in questo duetto abbiano avuto la bella idea di togliere la parte più ritmata del brano che era quella più interessante. Il tutto viene riproposto in questa versione più intima che perde di grinta ma acquista di eleganza soprattutto per l’arrangiamento orchestrale e per la parte narrata interpretata da Neri Marcorè.

Tocca ai BoomDaBash con Rocco Hunt e i Musici Cantori di Milano con Per un milione. Il brano è praticamente identico fatta accezione per la presenza invadente e dominante di Rocco Hunt e delle vocette de i Musici Cantori di Milano sul ritornello. I BoomDaBash sembrano un grande collettivo e la cosa è anche simpatica, forse un po’ di “caciara” sul palco era ciò che serviva per far sciogliere il brano e renderlo davvero fluido.

Arriva Brunori Sas che duetta coi The Zen Circus col brano L’Amore è una dittatura. Il brano resta inizialmente uguale con l’aggiunta della voce di Brunori Sas. Peccato poi che l’arrangiamento venga cambiato come se fosse suonato da un’orchestrina di New Orleans. Occasione decisamente sprecata e brano rovinato.

Beppe Fiorello duetta con Paola Turci per il brano L’ultimo ostacolo. Versione un po’ più delicata del brano riscritto a due voci, interessante vedere come la voce di Fiorello (pur non essendo un cantante) riesca ad amalgamarsi bene con quella della Turci. Bella la parte narrata prima dell’ultimo ritornello. Un tocco nuovo al brano che lo rende comunque intenso e ben riuscito.

Arriva Syria con Anna Tatangelo per il brano Le nostre anime di notte. Il brano è la solita banalità però a due voci. Niente di nuovo e niente di interessante. Almeno Syria ha una voce discreta che si mescola bene con quella della Tatangelo e non è cosa da dare per scontato. Bisogna dare atto che sono le uniche due artiste che hanno curato alla perfezione le armonizzazioni.

Jack Savoretti con gli Ex-Otago con il brano Solo una canzone. Il brano resta inutile come nella versione classica e nemmeno la presenza di Savoretti col verso in inglese (vagamente più cattivo) riesce a salvare questo pezzo. Purtroppo quando il brano non funziona a poco serve la presenza di ospiti vari ed eventuali, bisogna proprio rimettere mano all’arrangiamento al testo ecc ecc, insomma bisogna ripartire da zero.

Paolo Jannacci e Massimo Ottoni con Enrico Nigiotti col brano Nonno Hollywood. Indubbiamente questa versione pianoforte e voce è estremamente elegante e raffinata. Forse migliore dell’originale, questo arrangiamento per pianoforte e archi fa diventare il tutto più ricercato e intenso, forse è proprio quel qualcosa che mancava all’arrangiamento originale. Non male.

Salgono sul palco Irene Grandi e Loredana Bertè col brano Cosa ti aspetti da me. Il brano è molto fedele alla versione classica con l’aggiunta della voce di Irene Grandi che da una bella scossa alla voce più ruvida della Bertè. Una bella grinta, il rockettino tagliente di Loredana acquista un bel tiro con questo gioco a due voci. Molto bene.

Tocca a Manuel Agnelli con Daniele Silvestri e Rancore col brano Argentovivo. Questa è la versione completa del brano, quella che troveremo sul disco di Silvestri. La presenza di Agnelli sulla metà del brano permette di aggiungere un verso e diverse armonizzazioni vocali. Il brano è sempre bello carico, forse un po’ lunghetto in questa forma, è comunque uno dei brani migliori in gara se non il migliore in assoluto.

È il turno di Biondo e Sergio Sylvestre che duettano con Einar col brano Parole nuove. Stesso brano anonimo delle serate precedenti solo a tre voci. La cosa assurda è l’autotune di Biondo che secondo non si sa chi avrebbe dovuto impreziosire il brano. Ovviamente non lo fa e, anzi, lo peggiora se possibile. Male male.

Monologo di Baglioni su Ponte Morandi e sulle vittime del crollo.

Ermal Meta con Simone Cristicchi col brano Abbi cura di me. Il brano anche a due voci mantiene intatta la sua eleganza e la sua bellezza. Sul palco ci sono due grandi artisti e il risultato non può essere che una rinnovata intensità e una rinnovata bellezza che nasce da un qualcosa di già eccellente. Grande grande interpretazione.

I Sottotono con Nino D’Angelo e Livio Cori per il brano Un’altra luce. Il brano migliora forse di un filo, ma il problema è proprio linguistico e strutturale: Nino D’Angelo porta tutto fuori tempo, non c’è proprio niente da fare, e poi la parte in dialetto non si amalgama per niente. La presenza dei Sottotono cerca di salvare il salvabile ma è come cercare di non far entrare l’acqua in una nave che affonda mettendo le dita nei buchi dello scafo: inutile e doloroso.

Sanremo 2019

Chiudono la serata dei duetti Morgan con Achille Lauro col brano Rolls Royce. Il brano diventa un mix di coattagine e altre cose che non si possono dire in pubblico. Morgan in realtà fa solo presenza perché il basso è praticamente muto e niente, sta sul palco solo per suonare qualche nota al pianoforte e fare le migliori sceneggiate con Achille Lauro. Morgan è tipo alienato, sta su un pianeta tutto suo e niente, il tutto è abbastanza sfatto e triste.

Dopo la chiusura dei voti della giuria si aggiudica il premio per il miglior duetto Motta con Nada col brano Dov’è L’Italia, vittoria decisamente inaspettata.

Indubbiamente la serata dei duetti ha cercato di salvare il salvabile e di dare un valore a quei brani che non hanno convinto nella loro versione originale. In alcuni casi è stato così, per molti altri invece questa cosa dei duetti è risultata un po’ troppo approssimativa o comunque ha finito per peggiorare la situazione.

La vittoria inaspettata di Motta con Nada influirà sicuramente sulla classifica finale e, forse, su quello che sarà il destino di questo “underground” che sta iniziando a scavarsi faticosamente il proprio posto nel panorama musicale italiano.

 

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About

La musica è la mia passione: sul palco dietro una batteria e sotto al palco in un mare sterminato di dischi. Laureato in Letteratura, Musica e Spettacolo e in Editoria e Scrittura a La Sapienza di Roma, passo il mio tempo tra fogli bianchi, gatti e bacchette spezzate. CAPOSERVIZIO MUSICA


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