Scontro tra promesse

Che la politica fosse un puro campo di battaglia lo sapevano fin troppo bene. Il fatto però è che oltre alle battaglie a colpi di dichiarazione agguerrite – a cui seguono inciuci ben nascosti dietro la coltre della menzogna – si fa ampia strada la demagogia. Essa potremo dire che sia la più vile forma di fare politica. Un demagogo sa già in partenza che non potrà vincere, e usa questa pseudo arte per attirare su di sé i plausi del popolo e muoverlo a proprio piacimento. Ciò però è quantomeno delicato e attuabile solamente in condizioni di vulnerabilità.
Se un popolo si sente forte di se stesso e forte dei propri mezzi vuol dire che può contare su una figura forte, un leader carismatico che saprà condurli. Un vero amante del popolo. Tutti sappiamo che quando manca ciò le possibilità per il domani sono illimitate.

Se manca la sicurezza prevale la paura e l’insicurezza stessa mista all’incapacità di ragionare. Se il popolo è smarrito, con la sola voglia di tornare a respirare, è chiaro che il miglior demagogo di turno saprà conquistarsi tutte quelle menti. Il passo di per sé è facile, basterebbe solo saper entrare al momento giusto. E’ solo quando il popolo intero invoca le dimissioni di un presidente che bisogna aspettarsi un risolvo di demagogia. In un clima surriscaldato da rivoluzioni, battaglie, scioperi e quant’altro, se si presentasse un candidato a proclamare come entro due anni sarebbe capace di ridurre di metà la pressione fiscale e di aumentare di un milione i posti di lavoro, chi non lo voterebbe?

L’alba del signor B. è stata quantomeno simile. In un ambiente nevralgico causato da tangentopoli e dal crollo di quelli che erano i pilastri della politica della prima Repubblica, tutti cercavano disperatamente una guida che sapesse allontanarli dallo spauracchio di ciò che richiamava il “rosso”. I “comunisti” erano diventati l’incubo maggiore degli italiani, il pericolo pubblico, il marcio che andava eliminato. Quando in quel giorno di gennaio 1994 il nano di Arcore approdava raggiante e baldanzoso sulle sue reti Mediaset, in tanti sono rimasti a bocca aperta. Non è servito tanto, è bastato – come detto prima – ricordare quanto il PSI e la sinistra – tipici cavalli di battaglia del nano – fossero il male da estirpare – e il gioco era fatto. Se poi a questo si è aggiunge il proclamo dell’aumento di posti di lavoro, riforme sull’istruzione pubblica, sulle pensioni, su questo e quest’altro, la diminuzione delle tasse è logico che l’esito sia già scritto, e sappiamo bene come.

Mi verrebbe da dire che Bossi ci abbia costruito sopra una carriera sotto quest’ottica. Sappiamo bene che la paura di nove famiglie su dieci – soprattutto al nord – è quella degli zingari e degli extracomunitari che «rubano, uccidono, violentano e ti entrano in casa». Sappiamo bene che in verità le stime affermano tutt’altro, che in fondo sì, anche gli extracomunitari delinquono ma in percentuali pari – se non addirittura minori – a quelle degli italiani. La morale della storia sarebbe che tutto questo sia una balla colossale costruita solo per fare politica. E infatti è così, o meglio lo è come punto di partenza. Da lì poi possono partire tutte le mistificazioni possibili, i racconti dell’orrore dove si vedono rumeni «seviziare» e «violentare ripetutamente» donne italiane. Del fatto che lo facciano anche gli uomini italiani – se non in numero maggiore – non ha importanza. Ciò che conta è rincarare sempre la dose, e cercare di volta in volta parole sempre più atroci ed estreme.

Qua interviene appunto la demagogia. In questo caso si costruiscono le ronde padane, con tanto di giubbotto e di radiolina per un’ eventuale  azione anti sommossa. Si invoca a favore della castrazione chimica – impossibile da applicare – e si scrivono leggi per bloccare i confini e cacciare i barconi dalle acque del Mediterraneo. Maroni poi in giacchetta va a Matrix, Porta a Porta, e si fa intervistare da tutti i telegiornali per dire che gli sbarchi a Lampedusa sono diminuiti dell’ 80%. A chi importa che invece i barconi abbiano abbandonato tale terra per approdare in Sardegna o in Calabria? Infine, per condire il tutto, si sparerà alto dicendo che tutti gli extracomunitari saranno cacciati dall’Italia perché si deve essere «padroni a casa nostra».

Il problema di tutto questo è che ce ne accorgiamo troppo tardi di quanto sia irrealizzabile ciò che ci viene detto. Si prende per oro colato ogni singola parola con la falsa speranza che ciò si avveri. Se B. proclama la riduzione di metà della pressione fiscale, a nessuno viene da chiedersi in quel momento se ciò sia attuabile o meno, lo si crede e basta. Se poi ci aggiungiamo il fatto di possere mezzo mondo mediatico il gioco è fatto.

MATTEO MAISTRELLO

matteo.maistrello@yahoo.it



'Scontro tra promesse' have 1 comment

  1. 31 agosto 2011 @ 12:44 am edunbyo

    Ti chiedo scusa ma la tua immagine mi piaceva davvero troppo e l’ho utilizzata per un articolo. Ti chiedo venia! Mi scuso infinitamente!


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