Scrivi CPT leggi LAGER

CPT: centro di permanenza temporanea, un nome un programma. Permanenza temporanea, già il significato è un enigma. Una permanenza, che viene definita temporanea, un assurdo terminologico tutto italiano. Di fatti chi viene schiaffato dentro in uno di questi postacci, la temporaneità se la può scordare. Ci passa mesi e mesi, manco fosse in galera per chissà quale reato. Vive in condizioni disumane e senza aiuti di sorta, se non dai volontari. Gli stessi che in questi giorni se pur in cassa integrazione a Lampedusa lavorano ugualmente e senza sosta. In questo momento storico come ben sappiamo il nostro paese è al centro di un flusso migratorio proveniente da alcuni paesi del Nord Africa.
Il Maghreb, disperatamente in rivolta in paesi come la Tunisia e l’Egitto, sta facendo letteralmente scappare i suoi figli verso i paesi più ricchi del bacino del Mediterraneo. Molti vista la condizione di caos presente nel proprio paese scelgono la clandestinità per fuggire, a botte di 2500 dollari per un cosiddetto viaggio della speranza. Si imbarcano colmi di questa speranza, sognando una vita migliore, sperando in un’accoglienza che sia benevola, sperando nel rispetto dell’essere umano e dei suoi diritti sanciti da molti trattati internazionali. Ma tutto questo una volta in Italia resta un sogno, quasi un’aberrazione per come vanno le cose da noi. Molti infatti vengono rispediti indietro a calci nel sedere e senza troppe formalità. Ricacciati come demoni nel loro inferno.
Da tempo ormai remoto i CPT in Italia si sono trasformati in CIE, centri di identificazione ed espulsione, questi devono intendersi come i terminali, si legge in un noto motore di ricerca, delle politiche italiane ed europee. <>
E continua: Poiché essi hanno la funzione di consentire accertamenti sull’identità di persone trattenute in vista di una “possibile espulsione”, ovvero di trattenere persone in attesa di un’espulsione certa, il loro senso politico si traccia in relazione all’apparato legislativo sull’immigrazione nella sua interezza.

Nell’ordinamento italiano i CIE costituiscono una grande novità: prima non era mai stata prevista la detenzione di individui se non a seguito della violazioni di norme penali. A tutt’oggi i soggetti prigionieri nei CIE non sono considerati detenuti, e di norma vengono eufemisticamente definiti ospiti della struttura.

Ecco, queste parole dovrebbero darci l’idea della politica sull’immigrazione dello stato italiano. E chi se ne frega dell’asilo politico, come direbbe un certo Gheddafi.
Trattare le persone come bestie, carne da macello, questo è l’intento della politica di chi per decenni, quasi mezzo secolo è emigrato e ha fatto l’immigrato in paesi stranieri. Questa è la politica lego-fascista, che con la Bossi- Fini (L. 189/2002) ha sancito ciò che non si doveva sancire. L’intolleranza, che pervade quella parte della popolazione, a seguito di slogan razzisti da parte di una classe politica fascista è oltraggiosa. Gente senza memoria, gente che non ricorda ciò che i loro padri e i loro nonni hanno passato nei periodi bui dello stato Italiano. Gente che non ricorda le migrazioni di connazionali nei paesi del nord Africa. Gente che non ricorda che Calabresi Siciliani e Campani sono sbarcati in Marocco, Tunisia Libia Egitto ed Eritrea per la fame. Per avere un lavoro nelle colonie.
Ma qui non si parla solo dell’ignoranza delle popolazioni del profondo sud, e specialmente di chi un CIE ce l’ha sotto casa e vive tutti i giorni il caos e la disperazione dei detenuti. Vorrei parlare anche di chi sbraita contro i terroni e gli stranieri. Di chi ricopre incarichi prestigiosi come il ministro dell’interno e l’ex ministro, con la bandiera mi ci pulisco il culo, Bossi. Coloro che, diciamo, non vedono di buon occhio lo straniero. A loro vorrei ricordare solo alcuni dati. Tra il 1876 e il 1900 l’esodo migratorio interessò prevalentemente le regioni settentrionali con tre regioni che fornirono da sole il 47 per cento dell’intero contingente migratorio: il Veneto (17,9%), il Friuli-Venezia Giulia (16,1%) ed il Piemonte (12,5%). Guardacaso tutte regioni governate dalla lega. Nei due decenni successivi il primato migratorio passò poi alle regioni meridionali. Nei secoli XIX e XX, quasi 30 milioni di italiani hanno lasciato l’Italia con destinazioni principali le Americhe, l’Australia e l’Europa occidentale. E li si festeggia la giornata del migrante.
Comunque, la cifra totale degli oriundi italiani oscilla approssimativamente intorno agli 80 milioni, secondo i Padri Scalabriniani. Italiano cittadino del mondo si dirà. Ospite accolto in terra straniera, come essere umano e non con come problema.
Se è vero che nel mondo avanza la globalizzazione e le frontiere sono crollate insieme al muro nell’89 perché ci sono ancora resistenze. O le frontiere sono cadute solo per i traffici economici di pochi che se lo possono permettere? Perché l’emigrato viene trattato come un pacco? Questa paura dello straniero dell’ultimo decennio a cosa è dovuta? Forse ai mezzi d’informazione, all’ignoranza, all’intolleranza o forse a tutte queste cose messe insieme. L’unica cosa che non andrebbe tollerata a mio avviso dovrebbe essere l’ipocrisia d chi governa mangia e scorda, di chi spinge all’odio verso lo straniero, di chi viene accusato di razzismo e cerca aiuto in Europa come se niente fosse, come fa il ministro Maroni, che invece di preoccuparsi di rendere accogliente la permanenza dello straniero e di favorire l’integrazione, si preoccupa di mandare Frattini e qualche motovedetta a bloccare gli sbarchi. I più fervente razzista dirà, meglio in mare che sulla terra ferma. Le decine di morti, degli anni passati, gli errori a scapito di disperati, come successe negli anni novanta con lo speronamento di una bagnarola albanese in cui persero la vita più di 80 persone evidentemente non hanno insegnato nulla. Invece di dare una mano a gente disperata si pensa a rinchiuderli e a rispedirli indietro. Poi ci si riempie la bocca di integrazione, finché si è dalla parte dell’integrato però, perché quando si passa dall’altra parte è tutta un’altra storia, Maroni docet.
GIOVANNI PARROTTA

P.s. Molti di coloro che istigano all’odio e all’intolleranza impiegano questa massa disperata di persone come manodopera a basso costo nella raccolta di ortofrutta. Vorrei ricordare a chi legge che nei giorni a venire comincerà la raccolta di fave e piselli. Gli stessi che poi mangiate nella zuppa del supermercato. Sarà un caso che questi disperati hanno scelto proprio questo periodo per sbarcare in Italia? Il caporalato esulta!


'Scrivi CPT leggi LAGER' has no comments

Be the first to comment this post!

Would you like to share your thoughts?

Your email address will not be published.

Shares