Se “Il Fatto” imita Feltri

Forse è stato il quotidiano che più di tutti si è scagliato contro la macchina del fango inaugurata col “caso boffo” del Giornale e di Libero. Eppure fra ieri ed oggi, Il Fatto Quotidiano sembra aver preso spunto proprio da Feltri &Co. scagliandosi, e facendo letteralmente le pulci, sui “traditori” fuoriusciti dall’IDV.

Da tempo c’era chi sosteneva che il quotidiano di Via Orazio fosse nato per dare voce a uno dei pochi partiti che non possiede ufficialmente un giornale, ovvero l’Italia dei Valori. Il fatto che l’editorialista di punta nonchè Vicedirettore del quotidiano, Travaglio, abbia più volte dichiarato che è proprio il partito dell’ex PM a meritare rispetto – e che lui stesso lo ha votato – ne rafforzava l’idea. Ma questo è ciò che affermavano i malpensanti. Sinceramente non lo ritenevo possibile, ma ieri mi sono dovuto ricredere: mi spiego.

Come tanti sanno, due deputati dell’IDV – Scilipoti e Razzi – nei giorni scorsi, si sono allontanati da Tonino per votare la fiducia al Premier. Il che, effettivamente, ha stupito tutti, poichè sappiamo che non esiste partito più antiberlusconiano di quello a cui appartenevano. Non c’è però bisogno di dire che tutti possono cambiare idea e possono decidere di allontanarsi da un tipo di politica (ci mancherebbe!). Ciò che fa specie, però, è questa MERDOSA (scusate il termine ma non saprei come altro definirla) compravendita parlamentare e che pone diversi dubbi.
Detto questo, la cosa che mi ha lasciato a bocca aperta è la campagna denigratoria scattata immediatamente nella pagine web e presumo – perchè non l’ho comprato – cartacee del Fatto Quotidiano.
Da un momento all’altro, l’on. Scilipoti è diventato un criminale – e lo è veramente, sia chiaro – perchè condannato in secondo grado a pagare un debito di 200 mila euro.
Vedete, la cosa che fa specie, è come sia possibile che il giornale che fa della giustizia il suo unico punto di vista, sia riuscito a farsi scappare – guardacaso all’interno dell’IDV – un parlamentare con una condanna del genere e con la bellezza di sette immobili pignorati. Perchè non se ne sono accorti prima? Perchè se ne occupano ora, quando – proprio all’interno dell’articolo – dice che la sentenza di secondo grado è arrivata a luglio 2009 e i fatti risalgono addirittura all’87?

E Razzi? In mancanza di condanne, evidentemente, lo hanno silurato perchè in un video confonde “Micca con Toti”, quando Di Pietro confonde l’italiano con il dialetto Molisano.

Vedete quale è il problema del giornalismo in Italia? La mancanza di obiettività. Che differenza c’è fra questo questo quotidiano e quello made by Feltri?

In Italia, è proprio vero, manca la libertà….. la libertà di essere indipendenti dalle proprie idee.

GIAMPAOLO ROSSI
giampross@katamail.com


About

Residente a Belluno, studia all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna alla facoltà di Lettere, con indirizzo storico, per poi specializzarsi in giornalismo. giampross@katamail.com


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