Se non ora quando? Valutazione a caldo della manifestazione di Ancona

ANCONA – Quello a seguire è il resoconto di un giorno di ordinaria lotta politica, così come registrato dagli occhi del sottoscritto, presente ieri pomeriggio in una delle tante piazze italiane in cui si è svolta la manifestazione in difesa della dignità delle donne.

«Se non ora quando?». Questo è uno degli slogan principali, quello che ha dato fra l’altro il nome all’intero evento. Un’iniziativa, secondo il sito ufficiale, caratterizzata dalla «trasversalità», cioè in sostanza dal fatto di essere svincolata da qualsivoglia legame coi partiti e presumibilmente con le ideologie politiche non strettamente connesse col tema centrale di essa. Ma il proposito è stato rispettato, oppure, come c’era il rischio che succedesse, tanti ottimi propositi sono rimasti soltanto sulla carta?

La domanda non vuole essere retorica, benché lo sembri. Il fine del presente articolo, infatti, non è quello di indurre un giudizio generale su una iniziativa che ha avuto grande seguito non soltanto in Italia, ma anche all’estero, in città come Bruxelles e Boston, bensì di apportare una testimonianza il più possibile oggettiva al bilancio finale della manifestazione di oggi.

Secondo il suo “vademecum“, la mobilitazione non è stata «fatta per giudicare altre donne, contro altre donne, o per dividere le donne in buone e cattive». Si era fra l’altro scritto «i cartelli o striscioni ne terranno conto». Francamente, a me è parso il contrario: fatto salvo un grosso lenzuolo tenuto su con due aste e con su scritto – vado a memoria – «Né sante né puttane. Solo donne» (ma sul retro, provocatoriamente, spiccava un bel «diminettiti») ho visto per lo più insegne che parlavano di porci e di zoccole (sic).

Nello stesso documento si continua dicendo che «non ci devono essere simboli politici o sindacali nei nostri cortei». Non era inoltre «previsto alcun segno di riconoscimento (oggetti, fiocchi, sciarpe, colori…)». Effettivamente, sono stato molto contento che almeno questa regola sia stata applicata fedelmente: non ho visto alcuno stendardo di partito, ma giusto qualche timida sciarpa bianca, non ostentata, e magari neanche indossata con l’intento di farne il feticcio della piazza (del resto febbraio è un mese freddino e proteggere la gola dai colpi d’aria ci sta).

Mio malgrado, devo dire che i miei brutti presentimenti si sono avverati con una certa precisione e puntualità. Sono giunto nel piazzale antistante al Teatro delle Muse qualche minuto dopo le 16 di ieri pomeriggio. Sul palco allestito per l’occasione già da almeno un’ora prima del mio arrivo si erano avvicendati personaggi non meglio identificati se non dal loro nome, soprattutto donne, che intervallavano letture di classici (un pezzo tratto da Le Rane di Aristofane e un passo di un’opera di Virginia Wolff, ad esempio) a testimonianze di vita vissuta, come quella di Francesca, un capotreno donna vittima di violenze subite sul posto di lavoro da parte di un utente frustrato per esser salito sul convoglio sbagliato, e che le sono costate due mesi di cure presso l’ospedale del capoluogo marchigiano. Questi sono, com’è ovvio, gli aspetti che ho gradito dell’evento.

Ciò che non ho gradito è quanto si alternava al racconto di questi episodi. Non l’ho gradito, sia chiaro fin da ora, non per le opinioni che sono state espresse questo pomeriggio in piazza, ma perché le ho ritenute fuori tema, oltre che in totale contrasto con l’ottimo impegno di imbastire una mobilitazione che fosse trasversale. Ebbene, passi la lettura di diversi articoli della Costituzione italiana, cui mi sono sentito in dovere di applaudire solo per il fatto di essere italiano e patriota, passi anche che la scelta degli articoli stessi sia caduta anche su quelli che ben poco hanno a che fare con la dignità femminile, primo fra tutti l’art. 54 sull’onorabilità delle cariche pubbliche, difficilmente accostabile al tema se non con un chiaro riferimento agli ultimi scandali, ma non ho potuto far finta di niente nel momento in cui, a metà “comizio”, si son tirate fuori le leggi ad personam, il lodo Alfano e soprattutto la riforma Gelmini: argomenti legittimi, ma che c’entrano assai poco con la dignità della donna e molto con Berlusconi e l’antiberlusconismo, e  – ciò che è peggio – che stridono ineccepibilmente con la sbandierata trasversalità di cui sopra.

Mi si potrebbe obiettare che il berlusconismo fiacca appunto la figura della donna, e che per questo non si possa ripristinare il valore autentico di questa senza combattere implicitamente o con riferimenti diretti il sistema imposto da Berlusconi per mezzo del suo impero televisivo e mediatico e di 17 anni di governo pressoché ininterrotto e praticamente incontrastato. Ma non sono d’accordo: ci sono valide ragioni per dubitare che il berlusconismo sia la causa di quello che sta avvenendo oggi, cioè che si tratti di un’anomalia tumorale nell’Italia dalla sana e robusta Costituzione; si fa strada al contrario il parere diffuso per cui il berlusconismo è non causa ma effetto di un meccanismo sociale che trova la sua esplicazione concreta nel vip che da quasi un ventennio scandisce i ritmi del confronto politico.

Voglio sperare, in ogni caso, che nelle altre città la vera difesa bipartisan della dignità femminile abbia prevalso sui facili ideologismi, che fanno il paio coi nasi arricciati contro il premier e le sue frequentazioni. Anche se ho seri motivi per temere l’opposto. Ho il sospetto, cioè, che gli errori e gli orrori di questa giornata finiranno col rafforzare la posizione dei fogliardi di Giuliano Ferrara che dal Teatro Dal Verme di Milano hanno preventivamente organizzato la controffensiva, la quale, liquidando il tutto come neopuritanesimo, faccia risolvere la grande mobilitazione odierna in un suicidio politico, con cui si butta proverbialmente il bambino con l’acqua sporca.

LUCIANO IZZO

luciano.izzo@hotmail.it



'Se non ora quando? Valutazione a caldo della manifestazione di Ancona' have 5 comments

  1. 14 febbraio 2011 @ 12:24 am Giampaolo Rossi

    sicuramente delle riflessioni molto interessanti.

    Mi viene però da dire che, si, è vero che non doveva essere una manifestazione politica, ma è anche vero che, se non fosse successo ciò che è successo, è molto probabile che non ci sarebbe stata nessuna manifestazione…
    Ora…. io, personalmente, ritengo che quelle che sono andate da Berlusconi non siano persone da rispettare, perchè vendere il proprio corpo ai piaceri di un uomo infuoiato – senza per forza riferirsi a B. – sia deplorevole. Così come lo è per la prostituzione maschile, sia chiaro. Ma questo è un MIO pensiero che sè essere non sempre condiviso.

    Per questo è molto difficile indurre una manifestazione come quella di oggi, perchè inevitabilmente, in particolar modo in Italia, la strumentalizzazione di questo gesto arriva immediatamente. Ed ecco quindi che scatta “l’accusa” di essere puritani o perbenisti o smaronate simili. Forse era in caso di aspettare un pò. Ma questo avrebbe ridotto drasticamente il numero di partecipanti.

    Chissà. A me, queste manifestazioni organizzate non piacciono. Si spendono una bombarda di soldi per dei palchi mega tronici e di conseguenza l’ingresso del sostegno di partiti è molto più facile.
    Le manifestazioni spontanee e durature hanno più effetto, fanno più paura, e non si dimenticano, perchè hanno un seguito. O per lo meno quelle che hanno un obiettivo a lungo termine e non a una giornata e basta.

    Due esempi banali:
    – V-day: reccolta firme, referendum richiesti, e sopratutto nascita di un progetto politico – il MoVimento 5 Stelle – che ha un seguito.
    – No B. Day: un colore identificativo, parole su parole, tanto entusiasmo.. ma non c’è nulla a cui abbia dato vita.

    Ed ho paura che pure questa manifestazione farà la stessa medesima fine e, sopratutto, non sfiorano minimamente i potenti di turno.

  2. 14 febbraio 2011 @ 12:42 am Luciano Izzo

    Ti dirò, sono d’accordo, ma in verità credo che il tutto sia più semplice di come non venga presentato dai media e di come venga percepito dagli stessi manifestanti.

    La dignità delle donne non c’entra nulla. Come ho scritto pochi giorni fa, il fatto veramente scandaloso è la concussione. Aggiungo a questo che è uno scandalo anche la confusione tra potere personale, economico e privato e potere politico ed istituzionale: se il premier paga per il sesso con maggiorenni consenzienti poco m’importa (anche fosse non è illegale); m’importa però se il sesso diventa il lasciapassare per il Parlamento o la Giunta regionale. Ma quello non è più un problema morale, né di dignità femminile, è un problema politico e giuridico.

    Il fatto che il leader o il segretario possa stabilire la composizione delle liste del suo partito di appartenenza espone al rischio che lui possa contrattare una carica politica e potenzialmente pubblica (cioè pagata coi soldi della collettività) scambiandola con prestazioni private, magari anche sessuali. Anche se l’oggetto è il sesso, questa non è pornocrazia, ma clientelismo. Mobilitarsi a difesa della dignità delle donne è come battersi coi mulini a vento. Sarebbe molto più utile e sensato, invece, modificare la legge elettorale, sbloccando le liste e dando così la possibilità di mettere la spunta sul nome del candidato alle urne. A quel punto a una “pornocrate” non basterebbe più portarsi a letto il leader o il segretario, ma dovrebbe riservare lo stesso trattamento a una larga fetta dell’elettorato. Il che, se mai avvenisse, sarebbe tutto sommato un servizio dato alla cittadinanza.

    Ovviamente sono ironico.

  3. 14 febbraio 2011 @ 1:17 am Giampaolo Rossi

    Ed è per questo che la manifestazione di oggi, a mio avviso, è stata un pò ambigua.
    Si doveva proporre qualcosa, non solo protestare. Altre raccolte firme per i referendum ad esempio.

    E cmq da questo si deduce che tutto, pure il sesso, si può ridurre a politica. E perchè? Perchè è scomparaso il senso della misura e del rispetto per il ruolo che si ha. Ed è ovvio che senza una “morale” politica questo non essite…

  4. 14 febbraio 2011 @ 2:22 am Luciano Izzo

    Credo che in democrazia tutto possa essere ridotto o elevato a politica perché la decisione del singolo elettore su se mettere la crocetta da una parte, dall’altra o se astenersi può essere basata potenzialmente su tutto.

    Detto questo, almeno in Italia, la politica è abbruttimento per definizione.
    Chi non capisce il Diritto, ripiega sulla politica.

  5. 15 febbraio 2011 @ 9:26 am Adriana

    Francamente non credo ai miei occhi: “Berlusconi non è la causa ma l’effetto del degrado cui assistiamo… “.
    E’ una vita che lo sbandiero ai 4 venti, ma pare che tutti siano concentrati a curare il proprio orticello, dal cittdino comune al presidente di un qualche tribunale con i loro funzionari. L’unica differenza consiste nel fatto che Mr.B. ha trovato il coraggio che prima d’ora nessuno ha mai osato, quello di sancire il privilegio in legge.
    E mi domando in che modo si vuole cambiare l’Italia se tutti rimangono al loro posto con la stessa mentalità di sempre usufruendo o corazzandosi dell’onda anomala.
    Un piccolissimo esempio tra i tanti, seppure con la sua immportanza: nessun avvocato accetta di denunciare un proprio collega colpevole di essere venuto meno alla difesa del proprio cliente… ma nemmeno il Consiglio dell’albo degli Avvocati…
    e si dà il caso che l’avvocato in questione abbia usato la propria iscrizione al gratuito patrocinio come richiamo per le allodole…
    così come non è casuale il fatto che un avvocato del g.p. non sprechi nè tempo e nè meningi per il cittadino meno abbiente, nonostante i suoi diritti siano sanciti e garantiti dalla costituzione… prova ne sono le mie cause giudiziarie: tutte perse in partenza, dalla separazione al divorzio, dall’assistente sociale alla giudicessa del TdM, dall’affidamento congiunto alla causa per truffa del padrone di casa.
    In altre parole, se già esistono leggi che violano la Costitiuzione e che i ns bravi funzionari eseguono BOVINAMENTE, la mazzata finale te la dà l’avvocato incaricato alla tua difesa. Però sono sempre presenti a stilare l’elenco delle prebende e degli aumenti di stipendio insieme ai politici… ma vi siete mai informati in merito?
    E qto è solo un piccolo esempio tra i 1000 e 1000! e tra i meno peggio, figuriamoci quando giudici e magistrati archiaviano una causa contro un ente pubblico colpevole di collusione mafiosa, abuso di potere, mobbyng…. ecc…ecc… ecc… ecc…


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