Sentenza Mills: la vergogna finisce in prescrizione

La nostra storia comincia nel 1999. David Mills è un consulente per la finanza estera inglese della Fininvest, il grande gruppo finanziario creato da Silvio Berlusconi. Il rapporto tra i due diventa più serrato nel momento in cui lo stesso Mills, dopo che nel 2004 il fisco britannico – avendo letto di un coinvolgimento dell’avvocato nel processo Mediaset a carico del Cavaliere – si era cominciato ad interessare ai suoi movimenti finanziari, chiedendogli conto delle sue dichiarazioni dei redditi dal 2000 in poi. Mills, agitatissimo, corre dal suo commercialista e gli racconta una storia incredibile che riassume in una lettera, tirata fuori e firmata davanti a lui, nella quale sostanzialmente afferma come Berlusconi abbia versato 600.000 dollari in nero sul suo conto in Svizzera. Tale versamento sarebbe stato effettuato per ripagarlo della sua reticente testimonianza resa al Tribunale di Milano nell’ambito del processo per corruzione alla Guardia di Finanza e nel processo dei fondi neri di ‘‘All Iberian’’ per evitargli guai giudiziari. Nella lettera, l’avvocato asserisce, senza esitazione, quanto segue: <<Le persone di B…. sapevano come il modo in cui io avevo reso la mia testimonianza (non ho mentito, ma ho superato curve pericolose, per dirla in modo delicato) avesse tenuto Mr.B fuori da un mare di guai…>>. Drennan letta la missiva, denuncia il suo cliente al fisco inglese per corruzione ed evasione fiscale e spedisce un memoriale dell’accaduto ai magistrati, che però viene rigettato.

La confessione di Mills viene considerata dai PM De Pasquale e Robledo, la prova regina della colpevolezza di Berlusconi. Il 17 febbraio 2009, dopo già cinque anni di processo e dopo infiniti stop & go grazie a leggi ad hoc varate dal governo nazionale, Mills riceve una condanna dal tribunale di Milano a 4 anni e 6 mesi. Nel novembre 2009, vengono pubblicate le motivazioni della sentenza per corruzione in atti giudiziari “susseguente” e non “antecedente” alle testimonianze: <<un compenso di 600mila dollari e la promessa di tale compenso nell’autunno 1999. Elementi che si collocano temporalmente in epoca successiva rispetto alle deposizioni testimoniali di Mills, e da essi non si può pertanto prescindere per valutare la qualificazione del tipo di corruzione […] ha agito certamente da falso testimone per consentire a Silvio Berlusconi e a Fininvest l’impunità dalle accuse o almeno il mantenimento degli ingenti profitti realizzati attraverso il compimento delle operazioni societarie e finanziarie illecite>>.

Il 25 febbraio dello scorso anno la Corte di Cassazione accoglie la richiesta del procuratore generale, dichiarando l’intervenuta prescrizione del reato per l’avvocato inglese, ma riconoscendo Mills colpevole e gli infligge una condanna per aver recato danno all’immagine dello Stato con un risarcimento di 250.000 euro alla Presidenza del Consiglio. Da sottolineare però che nel luglio 2008, alla vigilia della sentenza, il Pdl tornato al governo approva il celebre lodo Alfano, tentando di sospendere i processi ai presidenti della Repubblica, della Camera, del Senato e del Consiglio sino al termine della carica. Fortunatamente, nell’ottobre 2009, la Consulta boccia quell’abominio legislativo in quanto incostituzionale e i processi riprendono il loro corso ma solo per qualche mese.

Lo scoccare della prescrizione, che ieri ha visto il Tribunale decretare il proscioglimento per l’ex Presidente del consiglio, è determinato da una legge ad personam, la “ex Cirielli” approvata nel 2005 dalla maggioranza berlusconiana. Prima, infatti, il reato di corruzione in atti giudiziari si prescriveva in 15 anni, che sono scesi a 10 dopo l’approvazione della norma. Il provvedimento in questione, proposto inizialmente dall’attuale Presidente pidiellino della Provincia di Salerno, Edmondo Cirielli, prevede alcune modifiche alla legge 345 del 1975, testo di riferimento in materia di attenuanti, recidiva e prescrizione, proponendo l’inasprimento delle pene previste per recidivi e colpevoli di reati di stampo mafioso nonché la riduzione dei termini di prescrizione.

Proprio qui sta l’inghippo di Silvio, il quale dopo aver preso tempo con i suoi avvocati, adottando ogni tipo di difesa, riesce a destabilizzare prove inconfutabili, secondo il PM De Pasquale. Soluzione? La decima sezione penale del tribunale di Milano ha prosciolto il 25 febbraio 2012, l’ex premier per prescrizione. Secondo i giudici, questa è intervenuta tra il 15 e il 18 febbraio, quindi da una decina di giorni.

Aspetteremo i soliti 90 giorni per leggere le motivazioni della sentenza e per scoprire se, secondo i giudici, il reato di corruzione è stato commesso o meno all’imputato. La Procura di Milano sta valutando intanto la possibilità di impugnare la sentenza visto che ha sempre considerato la data nella quale sarebbe stato commesso il reato, successiva a quella presa in considerazione dalla decima sezione penale del tribunale di Milano. I giudici sarebbero partiti considerando l’11 novembre 1999 come giorno in cui sarebbe stata commessa la presunta corruzione, cioè il versamento di 600 mila dollari da parte di Berlusconi.

Vorrei ricordare però che prescrizione non significa assoluzione. Prescrizione significa che il processo è interrotto perché non c’è più tempo per continuare e l’imputato, se era realmente colpevole, ha scampato una condanna, contro ogni principio di giustizia esistente al mondo.

Possiamo definirci, in poche parole, un paese in cui lo ‘scambio di favori’ e il nepotismo sono la consuetudine, dove la corruzione è l’abitudine e non è più considerata un reato, dove la maggior parte degli imprenditori per vincere un appalto pubblico devono ‘corrompere’; dove per non farsi ‘beccare’ da chi controlla, bisogna ‘corrompere’ e dove chi si dimostra il ‘più furbo’ è il vincente.

Bisogna considerare, inoltre, che la pratica della corruzione nelle regioni dove la criminalità organizzata è radicata da anni, non è più solo ‘uno scambio di favori’ ma inizia ad essere una regola fissa. Non pretendo di cambiare la cultura italiana, anche se ormai siamo sulla bocca di mezzo mondo… la questione devastante è che questo processo sia passato sotto gli occhi di tutti e senza battere ciglio si continuano a battere le mani a Silvio.

KIKO LOVE

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