Servizi Segreti deviati. Lo spionaggio da Pompa ai giorni nostri.
La storia si ripete. In Italia piace spiare chi ci è di intralcio. Lo spionaggio c’è da moltissimo tempo, ma partiamo con l’avvento del nuovo millennio.
I dossier di Via Nazionale. Pompa e Pollari.
Accadde a partire dal 2001 al 2003 in maniera costante, e poi saltuariamente fino al 2006, da parte dei Servizi Segreti deviati. I personaggi di riferimento sono due: Pio Pompa e Niccolò
Pollari, allora direttore del Sismi. Il loro compito era quello di creare dei dossier – nascosti e poi scoperti dalla Digos nell’ormai celebre ufficio di Via Nazionale a Roma – tramite spionaggi nei confronti di quattro procure della Repubblica (Milano, Torino, Roma, Palermo), 203 giudici (47 italiani) di 12 paesi europei, giornalisti e leader dell’opposizione del centrosinistra. Insomma, gli oppositori di B. Lo scopo era quello di sorvegliarne le iniziative, di intimidirli con operazioni di disinformazione e di screditarli con manovre “anche traumatiche”. Una volta scoperta tutta questa schifezza, al momento dell’interrogatorio dei due protagonisti, uno dei quali, Pollari, indagato pure sul caso per il sequestro Abu Omar, hanno asserito di non poter parlare per la presenza del segreto di stato. La procura ha proceduto così a chiedere conferma o smentita al Presidente del Consiglio, che nel 2009 ha dato ragione ai due opponendo così il segreto assoluto su queste vicende. Nel 2008, ereditato dal Governo Prodi, il Premier Silvio Berlusconi pubblica sulla Gazzetta Ufficiale un decreto che ne sancisce i nuovi termini di utilizzo; alla voce Segreto di Stato e classifiche di segretezza, troviamo che questo è finalizzato alla salvaguardia dei supremi ed imprescindibili interessi dello Stato [...] che attengono all’esistenza stessa della Repubblica democratica. Come direbbe Di Pietro, che c’azzecca questo con il dossieraggio di Pompa e Pollari? Nulla, ma nonostante ciò, i due imputati non possono essere processati per la secretazione posta dal Presidente del Consiglio.
Gli spioni Telecom
Negli stessi anni, e forse proprio per questo c’è una correlazione col Sismi, si scopre lo spionaggio Telecom che ha controllato migliaia e migliaia di persone a livello telefonico – sia chiaro nessuna intercettazione; solo tabulati – schedature, osservazione dei conti correnti, con la finalità di creare, anche qua, dei dossier che finivano in mano alla sicurezza Telecom con a capo Giuliano Tavaroli. Fra i protagonisti, oltre e Tavaroli, troviamo l’investigatore privato Emanuele Cipriani, “proprietario” dell’archivio Zeta. In tale archivio venivano poste tutte le schedature che riguardavano non solo i dipendenti o aspiranti tali della Telecom per capire come si comportavano, ma spesso anche personaggi di primo piano della vita politica e finanziaria del paese come ad esempio alcuni dossier riguardanti i politici come Brancher, Cesa e alcuni fondi esteri destinati ai Ds (dossier OAC) accumulati dalla cordata dei capitani coraggiosi per la scalata Telecom; il secondo uomo fondamentale è Marco Mancini, ex capo del controspionaggio. Quest’ultimo è accusato di aver venduto le informazioni raccolte dagli spioni. Il processo vede, ad oggi, imputati solo questi ultimi due, poichè gli altri hanno tutti patteggiato e, come nel caso dell’a.d. Tronchetti Provera, i teste sono rimasti tali anche se sembra strano che il “tronchetto della felicità” non sapesse nulla di quello che il capo della security facesse. Anche qui, il processo sembra fermo a causa dell’opposizione del Segreto di Stato firmato da Berlusconi. In più, durante il Governo Prodi, venne fatta una legge, votata a maggioranza bipartisan, che prevedeva la distruzione di tutti i Dossier illegali e così avvenne, anche se, essendo file informatici, l’eliminazione completa non potrà mai avvenire e per questo sembra che circolino ancora pronti all’uso.
Dossieraggio anti-finiano.
Oggi sembra nascere un nuovo scandalo Sismi per lo spionaggio illegale e la costruzione dei dossier nei confronti degli oppositori interni alla maggioranza di Silvio Berlusconi. A denunciarlo è il deputato di FLI Carmelo Briguglio e membro del Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. Lo fa in un’intervista rilasciata a Paola Zanca sulle pagine del Fatto nella quale sostiene che “ci sono stati colleghi parlamentari di area finiana che sono stati spiati e filmati da pezzi deviati dei servizi … Fanno così, organizzano pedinamenti dai parlamentari non graditi, confezionano dossier”. Il riferimento è anche allo scandalo, o presunto tale, della casa di Montecarlo di Fini, compagna e cognato. Il finiano sottolinea come ci sia un filo diretto fra questi servizi e i giornali di proprietà Berlusconi e affiliati. Un ritorno al passato quindi, quando il filo diretto con la stampa nel caso Pompa-Pollari era Renato Farina, alias “Agente Betulla”, che scriveva per Libero e Panorama. E lo scandalo, ancora più grande, è che di questo, i telegiornali, non ne parlano affatto.
GIAMPAOLO ROSSI
giampross@katamail.com
















Questo blog non rappresenta una testata giornalistica poiché viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62/2001. Le immagini pubblicate sono quasi tutte tratte da internet e quindi valutate di pubblico dominio: qualora il loro uso violasse diritti d\'autore, lo si comunichi all\'autore del blog che provvederà alla loro pronta rimozione. Responsabile Matteo Marini.
Gianfranco Fini e la sua verità | Wild Italy Says:
[...] video c’è anche un lieve passaggio ai servizi deviati che lui chiama “faccendieri professionisti a spasso nel centroamerica da [...]
Posted on September 26th, 2010 at 12:16 pm