Si può fare

Regia: Giulio Manfredonia.

Interpreti: Claudio Bisio, Anita Caprioli, Giuseppe Battiston, Giorgio Colangeli, Andrea Bosca.

Vincitore – nell’edizione David di Donatello 2009 – delPremio David Giovani.

Voto: 5/5

Siamo negli anni 80, gli anni della legge Basaglia (legge 180) che apre i manicomi e rinchiude i malati di mente in apposite cooperative per fargli svolgere lavori “socialmente utili”, se così si può dire (attaccare francobolli, prezzare prodotti alimentari, ecc.)

Nello (Claudio Bisio) è un sindacalista che professa idee troppo avanzate per quel tempo e quindi viene allontanato dai vertici del suo sindacato che lo inviano alla Cooperativa 180 (nata in seguito all’approvazione della legge sopra citata) per assumerne le redini, diventandone il Direttore. La cooperativa, era gestita da un medico che aveva in cura tutti i pazienti presenti all’interno della struttura. Egli li riempiva costantemente di sedativi e farmaci, convinto così di avere la situazione sotto controllo.

Superati i primi attriti con i pazienti e conosciute le fragilità e le potenzialità di ognuno, Nello – che,  nel frattempo, aveva licenziato il medico – decide di metterli a conoscenza della vera anima, della vera essenza di una cooperativa, dove ogni lavorante ha uguali diritti rispetto agli altri e dove si svolgono lavori realmente utili a loro stessi e alla società. Dopo una prima “riunione”, decidono di diventare posatori di parquet.

Superati alcuni problemi iniziali, dovuti per lo più a inesperienza, riescono ad ottenere – grazie ad una conoscenza di Nello – un appalto in un locale prossimo all’inaugurazione.

Il lavoro procede di buona lena ma alla scadenza della consegna – quando era rimasta da pavimentare solo una stanza – finisce il legno per il parquet. Il panico dilaga fra i lavoranti, visto che la direzione dei lavori – di cui inizialmente se ne era fatto carico Nello – viene affidata a Fabio (uno dei pazienti) poichè l’ex sindacalista corre a Roma per i funerali di Berlinguer.

Ma nulla è perduto. Due di loro (Luca e Gigio) utilizzano i materiali di scarto per realizzare – grazie anche al loro estro creativo – un fantastico pannello artistico che riscuote un notevole successo e gli permette di ottenere una discreta quantità di fondi dall’Unione Europea.

Grazie a questi soldi, entrati nelle casse della cooperativa, Nello riesce a prendere in affitto una nuova sede.

Tutto sembra andare per il meglio. Gigio riesce anche ad avere una storia con una ragazza – conosciuta poichè gli ha commissionato un lavoro a casa sua – ma l’imprevisto è sempre in agguato…..

Giulio Manfredonia, dirige un film veramente toccante – tratto da una storia vera – che ci presenta un processo straordinario di umanizzazione di persone “diversamente abili” ritenute inutili e sottovalutate dai medici che li hanno in cura, venendo valorizzate da un semplice sindacalista che applica ciò che ha imparato nel corso degli anni: tutti i lavoratori hanno uguali diritti e vanno trattati allo stesso modo. Senza eccezioni.

Forse aveva ragione Franco Basaglia, quando affermava: <<La follia è una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia, invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla>>.

MATTEO MARINI

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About

Giornalista pubblicista, fondatore e direttore di Wild Italy. Ha collaborato con varie testate nazionali e locali, tra cui Il Fatto Quotidiano e La Notizia Giornale, ed è blogger per l’Huffington Post Italia. Nel 2011 ha vinto il Primo Premio Nazionale Emanuela Loi (agente della scorta di Paolo Borsellino, morta in Via d’Amelio) come “giovane non omologato al pensiero unico”. Studioso di Comunicazione Politica, ha lavorato in campagne elettorali, sia in veste di candidato che di consulente e dirige, da fine 2016, Res Politics – Agenzia di comunicazione politica integrata . DIRETTORE DI WILD ITALY.


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