Siamo in grado di organizzare Roma 2024?

“Mi metto a disposizione con grande entusiasmo e determinazione per contribuire e portare in Italia il più grande e importante avvenimento sportivo del mondo, chiamando a raccolta le straordinarie eccellenze e l’orgoglio del nostro Paese“. Si è espresso così il famoso businessman Luca Cordero di Montezemolo dopo la nomina del 10 febbraio a Presidente del comitato promotore dei Giochi Olimpici di Roma 2024.

Il 15 dicembre scorso, come ricorderete, il premier Matteo Renzi aveva annunciato la candidatura, la prima al mondo, per la manifestazione che si terrà tra 9 anni. Ci vorranno 2 anni, invece, per sapere se verrà accettata.

Il numero uno del Coni, Giovanni Malagò, è stato subito chiaro: budget low cost e filosofia per le strutture necessarie opposta al “gigantismo”, inutile e con seri rischi di incompletezza finale.

Giovanni Malagò

Giovanni Malagò

Proprio qualche giorno fa (25 febbraio), poi, il Sindaco di Roma Ignazio Marino ha incontrato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio, Montezemolo e Malagò. Dopo aver accettato con orgoglio, a patto “che le Olimpiadi non siano un momento di spreco, ma diventino un’occasione di revisione dell’urbanistica, a partire dalle opere incompiute e dalle nostre periferie“, il primo cittadino si è fatto ulteriore promotore della sfida.

Imbastiremo un progetto che sia funzionale per la città e che rispetti la qualità della vita: punteremo sull’ecosostenibilità“, ha dichiarato di fronte ai giornalisti.

Nel frattempo, oltreoceano, nell’altra grande candidata alle Olimpiadi, Boston, è scoppiata la protesta. L’associazione No Boston Olympics, creata da cittadini del posto un anno fa, vuole impedire a tutti i costi l’evento, considerato solo uno “spreco di denaro”.

Uno spreco di denaro negli Stati Uniti d’America? Viene da chiedersi, allora, quanto costerebbe l’organizzazione di Roma 2024. Quando la stessa Capitale voleva candidarsi per le Olimpiadi del 2020, il comitato d’allora aveva stimato una spesa di 13 miliardi di euro. Oggi il Coni è convinto di ridurre quella cifra, fin quasi a dimezzarla, anche se il conto non è ancora pronto per essere diffuso.

Il problema maggiore, però, non è la somma da versare. Nonostante alcuni detrattori del fenomeno mondiale, mettere in piedi un Olimpiade può significare investire per il proprio paese, creare posti di lavoro, e strutture da ri-collocare o ri-utilizzare in futuro, ma sopratutto puntare gli occhi del mondo su di sé attirando ingenti capitali esteri.

Una sfida eccezionale. In puro stile Renzi. Peccato che bisogna fare i conti con la triste realtà nostrana e guardare al doloroso, recente passato. Senza andare troppo indietro, basta ricordare la gestione degli ultimi due eventi internazionali organizzati in Italia: le Olimpiadi invernali Torino 2006 e i Mondiali di Nuoto Roma 2009parco-torino-2006

TORINO 2006.  

Nel 1998 ad una convention coreana sulle candidature olimpiche nessuno conosceva la città italiana. “Where is Turin?” si diceva. Ma la città “che non si ferma mai” (questo era lo slogan per l’evento) apparve diversa dal centro, un tempo solo operaio. L’evento fu un apparente successo, che portò molto denaro nel capoluogo piemontese.

Ma non è tutto oro quel che luccica. Il conto finale è di 3,404 miliardi di euro, di cui 2,066 spesi per le infrastrutture, con un deficit per il comitato di organizzazione di 28 milioni. Ma non è né la cifra ingente, né quanto ci abbiamo rimesso il problema. La vera brutta eredità di Torino 2006 è stata la chiusura e l’abbandono dei meravigliosi impianti e strutture costruiti.

A partire dal Villaggio Olimpico (costato 145 milioni di euro) ridotto ad un teatro di compravendite di droghe varie (come segnala il Corriere della Sera in un’inchiesta sul posto), con vetrate in frantumi e negozi che cadono a pezzi.

E ancora, la pista olimpica del bob di Cesana (circa 61 milioni di euro) chiusa definitivamente nel 2010 dopo essere rimasta aperta per tre anni e mantenendo costi di gestione incredibili (500.000 nel trimestre invernale). Negli anni è stata vittima di continui furti del rame dei cavi elettrici, mentre non è mai utilizzata dalla nazionale italiana di Bob, che si allena all’estero.

Ma non è finita qui. I trampolini sky jump di Pragelato (circa 31 milioni di euro) hanno ospitato solo altre due competizioni per poi finire abbandonati, con un costo annuo di manutenzione di 1 milione di euro circa. E infine la Pista da freestyler (9 milioni di euro circa), utilizzata per soli 15 giorni. Tre esempi che sono stati documentati anche da un servizio di Striscia la Notizia.

L’unica speranza viene dall’Agenzia Torino 2006 che gestì i soldi pubblici e dovrebbe garantire con la chiusura dell’anno prossimo 45-50 milioni per la riqualificazione degli impianti.

mondiali-nuoto-roma-2009ROMA 2009.  

Un mondiale di Nuoto molto seguito dagli italiani, che avrebbe dovuto dare lustro ai Municipi periferici della Capitale (ex XI, XII e XIII) tra la via Cristoforo Colombo e il centro periferico balneare di Ostia. 92 piscine, 54.7 milioni di euro spesi e un deficit di 16.8 milioni .

Ma anche stavolta il dramma riguarda l’inutilità degli impianti, con un aggravante: controllo illecito d’appalti. Già perché il Commissario Straordinario per la realizzazione delle opere e degli interventi funzionali allo svolgimento dei Mondiali fu Angelo Balducci. Ve lo ricordate? Proprio uno degli imprenditori che finì nella bufera dell’inchiesta “Grandi Appalti”.

Il risultato peggiore della preparazione all’evento è la cosiddetta “Città dello Sport” nel quartiere Tor Vergata, a due passi dall’autostrada Roma-Napoli, un progetto molto ambizioso per cui fu addirittura chiamato uno degli architetti contemporanei più importanti al mondo: lo spagnolo Santiago Calatrava. Quest’ultimo ideò due vele d’acciaio bianco a copertura di due stadi con vasche all’avanguardia.

136 milioni di euro previsti inizialmente nel 2006  diventarono 256 negli anni successivi. I lavori furono lenti e si interruppero nel 2009 quando era evidente che la struttura non sarebbe stata pronta per aprire le danze al Mondiale (compito che svolse il Foro Italico). Quando poi nel 2011 si parlò di candidare Roma per l’Olimpiade del 2020 il cantiere ripartì con una spesa stimata di 660 milioni di euro.

Con il No alla candidatura di Mario Monti, però, il sogno svanì. Ed oggi di tutto il progetto non rimane che lo scheletro di una delle vele ed intorno il degrado: una vera e propria cattedrale nel deserto.Per Elena

Non si trova in condizioni migliori il Polo natatorio di Valco San Paolo (un investimento costato tra i 16 e i 19 milioni di euro) ed ora abbandonato, mentre c’è una lista sospetta di numerose strutture prima respinte e poi autorizzate al cambio di giunta capitolina Veltroni-Alemanno ed una serie di impianti presentati, ma poi bocciati o non realizzati. Un elenco dettagliato lo si può trovare in “Sciacalli. Storia documentata della cricca che ha depredato l’Italia”, libro-inchiesta a firma di Corrado Zunino, giornalista di Repubblica.

Questi sono soltanto pochi esempi. Ma bastano a farci capire che l’Italia deve ancora pagare per i danni di due eventi che hanno dato lustro, ma lasciato pesanti debiti nei conti pubblici. Viene allora spontaneo domandarsi: siamo in grado di organizzare Roma 2024?


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Nato a Roma nel 1995, dopo aver conseguito la maturità scientifica, si è laureato in Filosofia presso l'Università degli Studi Roma 3. Articolista di cronaca e politica per il litorale romano, si interessa particolarmente di Ostia e Anzio. Gestisce un blog: https://ilblogdelleidee.wordpress.com/. INTERNI ED ESTERI


'Siamo in grado di organizzare Roma 2024?' have 1 comment

  1. 21 Luglio 2015 @ 10:52 am Tutte le incognite di Ignazio Marino | Wild Italy

    […] stradale, gestione del traffico e protezione del verde pubblico. A questo si aggiunge l’ardua sfida delle Olimpiadi, rilanciate con la presentazione definitiva del progetto e la stipulazione di un accordo […]


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