Siamo tutti dei minatori spagnoli.

La Spagna ha appena ricevuto 30 miliardi di euro di aiuti dall’Unione Europea, è riuscita a fronteggiare i mastodontici problemi immobiliari e ha rilanciato l’economia con investimenti a favore dei giovani e della ricerca. Anzi no, scusate…i 30 miliardi erano destinati alle banche spagnole perchè ormai è sempre la solita storia e la politica europea è ridotta a contratti tra banche, la BCE da soldi alle banche ed in cambio esige sacrifici da parte degli stati.

C’è chi ci guadagna sempre e chi ha sempre da perderci. La notizia tragica è che quando uno stato ci perde sono i singoli cittadini a perderci, ridotti a succo vitale per il sistema finanziario che deve mantenersi vivo, instabile ma vivo. E i manganelli sui minatori di due giorni fa sono l’ultimo livello di questo meccanismo, il livello che tocca i corpi e li fa sanguinare.

La BCE ha chiesto al governo di destra spagnolo tagli per 65 miliardi di euro, tagli che nell’immobilità economica spagnola non fanno altro che rendere ancora più tragica la situazione, perché se il sistema finanziario è il potere più forte vuol dire che diritti umani, civili, welfare e sovranità degli stati non sono argomenti da trattare, non sono all’ordine del giorno in quanto ininfluenti al mantenimento di questo potere; il sistema bancario-finanziario non ha nulla di politico, tratta numeri ed esige che i conti tornino tutto qua.

Il premier Rajoy ha dovuto accontentare l’Europa: ha eliminato le tredicesime e le ferie pagate dei dipendenti pubblici e ha portato l’iva dal 18% al 21%. Inoltre ha messo in crisi la gran quantità di lavoratori del settore dell’industria del carbone tagliando di un terzo i finanziamenti e imponendo la chiusura degli stabilimenti non redditizi.

L’immagine è forte, vedere i minatori della regione di Leòn che marciano verso Madrid per 450 chilometri. Uomini, lavoratori a contatto con la terra, con la fatica e la comunanza di condizione che marciano contro lo Stato che poi vuol dire contro il sistema bancario. Sporchi e sudati contro la purezza dei numeri, potremmo farne paladini di tutti noi. Solo che tra i minatori e il palazzo del ministero dell’Industria ci sono poliziotti con ordini feroci.

In effetti vedere questi uomini entrare a Madrid e vedere manifestanti e simpatizzanti unirsi a loro dev’essere stata una scena forte. L’Unione Europea parla della più grande rivolta nell’eurozona degli ultimi tempi e così probabilmente è stato. I poliziotti, che già hanno a che fare durante l’anno con i minatori in quanto a Leòn la situazione è critica ed il clima sociale è molto teso, sapevano come trattare chi chiedeva una rappresentanza che scomparsa. Proiettili di gomma, manganelli, settantasei feriti tra cui una bambina di undici anni.

Probabilmente questi minatori non chiedevano equità contro le ingenti risorse pubbliche spese per salvaguardare il sistema finanziario. Forse non hanno capito perchè dopo aver passato giorni ad estrarre carbone e lavorato sodo  debba arrivare qualcuno a dire che per qualche motivo matematico lontano da loro, risultato del fresco asettico di studi a Bruxelles, potrebbero non avere più un posto. Ma questa è l’Europa della crisi, e le vicende di Madrid ne sono un’ottima immagine, semplificata ma altamente rappresentativa.

ANDREA NALE

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