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Sisma Ischia: le chiacchiere e i “mi dispiace” non bastano più

La terra trema ancora. L’Italia trema ancora. Il sisma di magnitudo 4 che ha colpito Ischia ieri sera ha riportato a galla vecchie ferite e problemi che il nostro paese rispolvera solo dopo queste tragedie.

Nel 2017, sarà banale dirlo, non si può continuare a morire per terremoti definiti dagli esperti di media-bassa intensità. La prevenzione è il tema portante, gli investimenti sono importanti per un paese che sembra non imparare mai da queste tragedie. Sì perché un precedente c’è già stato: una scossa che investì Casamicciola (nella parte settentrionale dell’isola) ma nel 1883. In quel caso si registrò il decimo grado nella scala Mercalli e ci furono più di 2mila vittime.

Ischia oggi si trova faccia a faccia con gli errori che ha compiuto in passato come la cementificazione senza controllo. Per non parlare dell’asservimento totale alla logica del “più si costruisce, più si guadagna e più si attira turismo”. Dalle pagine di questo giornale raccontavo proprio poche settimane fa del WWF che, nell’agosto 2014, lanciava l’allarme: “Dei circa 8.000 chilometri di coste italiane quasi il 10 % sono artificiali e alterate dalla presenza di infrastrutture pesanti come porti, strutture edilizie, commerciali ed industriali che rispecchiano l’intensa urbanizzazione di questi territori in continuo aumento e dove si concentra il 30% della popolazione”.

Ha ragione Antonello Caporale quando, su Il Fatto Quotidiano, sottolinea: “Tutti hanno cercato di fare, in troppi hanno fatto, a dispetto della legge e contro la legge, inquinando la vita civile dell’isola, producendo numerosi episodi di corruzione e – soprattutto – riducendo spaventosamente i criteri minimi di sicurezza“.

Quanto ci possiamo spendere in “mi dispiace” se – come viene riportato dal giornalista Giuseppe Mazzella – dal 2000 al 2010 sono state ben 30mila le pratiche di condono edilizio ad Ischia?

Cosa possiamo aggiungere quando vediamo centinaia di persone scendere in piazza nel gennaio 2010 per contrastare le Forze dell’Ordine e le ruspe, pronte a demolire 600 abitazioni abusive?

Bisogna partire da questi fatti se si vuole evitare che episodi simili si continuino a ripetere all’infinito. Le chiacchiere non bastano più, i “mi dispiace” non bastano più. Ci vuole un cambio di rotta, a partire da noi stessi. L’obiettivo deve essere far sì che la terra che lasceremo ai nostri figli sia migliore di quella che abbiamo ereditato. Perlomeno dobbiamo provarci. A tutti i costi.


About

Giornalista pubblicista, fondatore e direttore di Wild Italy. Ha collaborato con varie testate nazionali e locali, tra cui Il Fatto Quotidiano e La Notizia Giornale, ed è blogger per l’Huffington Post Italia. Nel 2011 ha vinto il Primo Premio Nazionale Emanuela Loi (agente della scorta di Paolo Borsellino, morta in Via d’Amelio) come “giovane non omologato al pensiero unico”. Studioso di Comunicazione Politica, ha lavorato in campagne elettorali, sia in veste di candidato che di consulente e dirige, da fine 2016, Res Politics - Agenzia di comunicazione politica integrata . DIRETTORE DI WILD ITALY.


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