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Sisma, quando l’Italia piange…non solo vittime umane

La Chiesa di San Giovanni, ad Amatrice. Fonte: lapresse

La Chiesa di San Giovanni, ad Amatrice. Fonte: lapresse

Lo sciame sismico si attenua, i sopravvissuti provano a ricominciare una parvenza di esistenza normale, ma il bilancio si aggiorna: sono ora 295 le vittime del sisma di magnitudo 6.0 che ha colpito Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo nella notte del 24 agosto. E, a quasi un mese dal sisma, la conta dei morti sembra non arrestarsi, come quella degli ingenti danni ai beni e al patrimonio culturale. Infatti, mentre i soccorritori erano ancora in campo per estrarre dalle macerie i corpi degli ultimi dispersi, l’unità di crisi del Ministero dei beni culturali, in stretto coordinamento con i Caschi Blu della cultura e i Carabinieri del nucleo per la tutela del patrimonio, era al lavoro da giorni per la verifica e la messa in sicurezza del patrimonio culturale.

La stima, provvisoria, scatta già una prima fotografia: sono 293 i beni colpiti – nella sola zona d’epicentro del sisma – fra opere d’arte, chiese ed edifici architettonici.

La storia, inevitabilmente, si ripete con altre perdite umane e culturali. La mente non può non andare a ritroso nel tempo fino a ripercorrere due fra le date più tristi per il nostro Paese negli ultimi dieci anni.

La prima, quella del 20 maggio 2012, nella quale due scosse di terremoto di magnitudo 5.86 e 5.9 hanno spezzato la vita di 27 persone, ferendone oltre 350, con epicentro nel comune di Finale Emilia (MO). La seconda, ancora più a ritroso, il 6 aprile 2009. Alle 3 e 32 di quella notte, infatti, la città abruzzese de L’Aquila venne devastata dalla violenta scossa che provocò 309 vittime, 1200 feriti e migliaia di palazzi distrutti.

Cosa c’è nel patrimonio culturale spazzato via dai terremoti di questi anni?

L’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro ha già elaborato l’elenco dei beni di interesse culturali presenti nel territorio colpito dal terremoto dello scorso agosto. Simbolo dei paesi coinvolti è il borgo di Amatrice, completamente in macerie, con circa 3000 opere d’arte catalogate. Crollati o in gravi condizioni sono anche i monumenti che avevano reso la cittadina reatina uno dei borghi più belli d’Italia: la Torre Civica, la Porta Romana, la Basilica di San Francesco, la Chiesa di Sant’Agostino. I danni si espandono per oltre 50 km dall’epicentro, a causa del loro diffondersi seguendo le falde.

Tra le altre “ferite”, troviamo crepe anche nel Duomo di Urbino, danni alle mura e alla Basilica di San Benedetto a Norcia e crolli nel monastero di Santa Chiara a Camerino.

La Torre dei modenesi a Finale Emlia. Fonte: meteoweb.eu

La Torre dei modenesi a Finale Emilia. Fonte: meteoweb.eu

Anche nel 2012, il patrimonio culturale colpito dal sisma è stato di inestimabile valore. Nell’interminabile elenco, figurano la Chiesa del Gesù a Mirandola, con tutto il suo complesso, comprensivo dell’attiguo convento francescano (il più antico d’Italia) e la Torre dei Modenesi di Finale Emilia, simbolo di quei giorni, con il suo orologio spezzato. I danni peggiori rimangono comunque quelli della provincia di Ferrara, con il crollo e il grave danneggiamento della chiesa di San Paolo a Mirabello, il cedimento della torre dell’orologio del Castello Lambertini a Poggio Renatico e la frattura di parte del Palazzo Mosti a Pilastri di Bondeno, casa gentilizia edificata nella seconda metà del XVI secolo dalla famiglia Estense Mosti.

Quando L’Aquila pianse

Gravissimi danneggiamenti anche ai beni storici e artistici riportati dal territorio abruzzese nel 2009. Fra tutti, il centro storico de L’aquila, completamente distrutto dal sisma, con il crollo del campanile della chiesa di San Bernardino – una delle maggiori testimonianze del barocco aquilano – distrutta da un’altra scossa di terremoto nel 1703 e ricostruita dall’architetto Giovanni Battista Contini. La chiesa ha perso anche la piccola cupola, che è finita tra le macerie di quello che rimane del Palazzo della Prefettura. Distrutta anche Porta Napoli, eretta nel 1548 in onore di Carlo V. Era la più bella e antica della città.

Santa Maria del Suffragio, conosciuta anche come Chiesa delle Anime Sante, si è salvata in parte perché era in restauro. Crollata invece la cupola del Valadier.

Ingenti danni anche a tutti gli altri centri storici colpiti, Sulmona, Celano, Teramo, Campli, Brittoli e Pratola Peligna.

A che punto siamo con il recupero in Abruzzo?

La ricostruzione di una città, di un paese o di una intera regione messi in ginocchio da un terremoto, non si limita al solo recupero dei palazzi e delle infrastrutture maggiormente colpiti, ma comprende un lavoro che ha bisogno dei tempi lenti e approfonditi della ricerca storica e archeologica, di analisi e di confronti multidisciplinari. Il progetto di recupero di un bene culturale si fa in cantiere, come dice ad esempio Giovanni Carbonara, storico dell’architettura e teorico del restauro, docente dell’università la Sapienza di Roma.

BUSINESS PRESS/INFOPHOTO

La Chiesa di Buonacompra a Ferrara, dopo il sisma. Fonte: BUSINESS PRESS/INFOPHOTO

La soprintendente unica del cratere sismico, Alessandra Vittorini, ha fatto riferimento proprio a lui per spiegare come si sta recuperando il patrimonio culturale danneggiato dal terremoto de L’Aquila. I numeri aggiornati a maggio, vedono 738 edifici e complessi monumentali dichiarati di interesse culturale (in prevalenza privati); 502 sono nel Comune dell’Aquila e altri 235 negli altri comuni distrutti. A questo va aggiunto il notevole patrimonio culturale pubblico, composto da edifici e complessi monumentali tutelati per legge (edifici pubblici, chiese, conventi, palazzi storici, mura, porte, fontane).

Per una stima totale, sono stati presentati progetti per circa 240 aggregati o edifici a L’Aquila e nel cratere sismico, di cui 207 già approvati (circa l’86%).

E in Emilia?

In Emilia, per affrontare la complessa operazione di recupero e ricostruzione, il Segretariato Generale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, subito dopo il sisma, ha emesso un decreto indirizzato alle Direzioni Regionali dell’Emilia-Romagna e della Lombardia con cui ha costituito la Uccn-Mibac, Unità di crisi-Coordinamento nazionale, al fine di monitorare e coordinare le diverse fasi emergenziali connesse alla salvaguardia del patrimonio culturale.

Il decreto prevedeva la creazione di Unità di crisi regionali articolate in tre Unità operative. La prima, l’Unità coordinamento tecnico degli interventi di messa in sicurezza sui beni architettonici, storico-artistici, archeologici, archivistici e librari, operativa sul territorio con 36 tra architetti, tecnici, restauratori, storici dell’arte e archeologi del Ministero.

La seconda, invece, l’Unità depositi temporanei e laboratorio di pronto intervento sui beni mobili, è stata collocata all’indomani del sisma presso il Palazzo Ducale di Sassuolo.

L’ultima, l’Unità rilievo dei danni al patrimonio culturale, composta dalle cosiddette squadre miste formate dal personale ministeriale e ingegneri strutturisti, è stata istituita con il compito di effettuare la stima economica delle “lesioni” causate dagli effetti devastanti del terremoto.

Vasco Errani. Fonte: panorama.it

Vasco Errani, neo commissario per la ricostruzione nel Centro Italia. Fonte: panorama.it

Facciamo i conti

Ad oggi, le conseguenze del terremoto sugli edifici e i beni pubblici e culturali ammontano a 1 milione e 705mila euro. Le risorse disponibili per il recupero e il restauro si attestano al momento sui 970 milioni, di cui 407 derivanti da co-finanziamenti e 563 messi a disposizione dal Commissario delegato all ricostruzione, che vanno a finanziare 935 interventi, 655 già presentati, per 417 milioni: 238 interventi riguardano le opere pubbliche (per 114 milioni); 474 i beni culturali (321 milioni); 174 scuole e università (123 milioni); 4 piani pubblici e privati (5 milioni).

Iniziano a vedere la luce anche i 41 progetti finanziati dalle 88 fondazioni bancarie dell’Acri, Associazione di fondazioni e casse di risparmio, con la raccolta di 24 milioni di euro. A monitorare 12 dei 41 progetti avviati (alcuni dei quali già ultimati), l’ong ActionAid Italia che si occupa di verificare sia il corretto svolgimento e la trasparenza dei lavori che la ricaduta sociale delle opere sulle popolazioni interessate. Una parte delle risorse (18 milioni di euro) è arrivata dalle 9 fondazioni dei territori colpiti, il resto dalla solidarietà attivata dall’Acri tra i suoi iscritti.

Il piano di recupero del patrimonio danneggiato dal sisma del Centro Italia

Vasco Errani, ex Presidente della Regione Emilia-Romagna è stato nominato dal consiglio dei ministri Commissario straordinario per la ricostruzione, nei territori colpiti recentemente.

Secondo quanto dichiarato dal neo commissario in una conferenza stampa a Palazzo Chigi, il primo punto della sua “road map”, riprendendo la linea seguita nel post sisma in Emilia, sarà essere presente stabilmente nella zona del cratere sismico per stabilire una connessione diretta con il territorio.

Il piano di ricostruzione del Governo prevede attualmente tre fasi operative:

  1. Lo sgombero rapido delle macerie e la definizione quantitativa precisa dei danni, operazioni finanziate con i fondi della Protezione civile.

    Il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti (s), Il commissario straordinario Vasco Errani (cd), il sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi (cs) e il Capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio (d), durante il sopralluogo del commissario ad Amatrice, 1 settembre

    Il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti (s), Il commissario straordinario Vasco Errani (cd), il sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi (cs) e il Capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio (d)

  2. Occuparsi immediatamente della popolazione liberandola dall’affanno delle tendopoli, costruendo alloggi di legno in attesa della ricostruzione dei borghi.
  3. La ricostruzione che, secondo le promesse del governo, dovrebbe restituire il più possibile i paesi come erano, creando le nuove case vicine a quelle crollate.

Si stima che la posa della pietra per “ripartire” possa esserci già entro la primavera del 2017.

Qualcosa si deve fare il prima possibile

Per la prima volta in Italia dopo un terremoto si ricostruiranno le abitazioni nuove vicino a dove erano quelle che sono crollate, così non si perderà l’identità dei paesi. Il sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi ha precisato che si comincerà dalle 68 frazioni della sua città per poi allargare il giro. Priorità a scuole e abitazioni, ma verranno recuperati anche i monumenti e i simboli, come la Chiesa di Sant’Agostino, la torre civica e la basilica.

La strada per la ricostruzione risulta impervia, in una situazione così difficile diventerà importante accomunare le necessità di beni pubblici, ecclesiastici e privati per riportare alla loro originale bellezza i borghi.

Intanto, un primo passo è stato compiuto con l’iniziativa che il 28 agosto ha coinvolto tutti i musei statali, i quali hanno devoluto i loro incassi agli interventi sul patrimonio culturale danneggiato dal sisma.

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Nata a Roma nel 1994, studia Economia e Management presso l'Università di Roma Tor Vergata. Contemporaneamente sta muovendo i suoi primi passi in uno studio commercialista. Appassionata di arte, musica e teatro e con il sogno di collaborare con un giornale. Wild Italy è la sua prima esperienza nel mondo del giornalismo. COLLABORATRICE SEZIONE CULTURA


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