Soldi, soldi soldi!

Giulio Tremonti probabilmente si sarà messo le mani tra i capelli. Prima di tutto, la manovra non sta in piedi: anche uno come Tremonti  lo ha capito. Chi è Tremonti? È quello che appena dopo il suo insediamento nel 2001 dichiarò alla stampa che nella finanziaria appena varata c’era un buco di almeno 15 miliardi di euro. Le borse crollano. Poi Ciampi, che è uno che di economia se ne intende, gli ha fatto capire che il buco non c’era. E tanti soldi sono finiti nella pattumiera, intanto. Bene, pure un esperto di questa levatezza si deve essere accorto che la politica economica di questo governo è fallimentare. Il motivo è facile: i costi aumentano, nonostante i maldestri tentativi di contenerli. Pure la manovra, che dovrebbe tagliare molti sprechi, non fa altro che aumentare i costi dello stato italiano. Faccio un esempio: lo stato toglie i soldi per la sanità a una regione. Nell’immediato la regione non reperisce i fondi, così alza le tasse. Prima di ottenere i fondi necessari per poter far funzionare il suo sistema sanitario da sola, dovrà fare ricorso al prestito. Così prende in prestito dallo stato centrale i soldi che le servono. I soldi in più percepiti sono quelli che i cittadini, con i BOT, prestano allo stato in cambio di un interesse. Così lo stato, tagliando fondi ad una regione per ridurre le spese, aumenta il suo debito. Aumentare di poco il proprio debito pubblico non sarebbe illecito, se non fossimo il terzo paese al mondo con il debito pubblico più alto.

Anche la politica di risanamento fa acqua da tutte le parti. Per ridurre il peso del debito pubblico, vendiamo ad altri stati delle “azioni” del nostro debito. Un analogo dei BOT. Gli altri stati si fanno (per ora) carico di una parte del nostro debito; in seguito dovremo restituire tutto con gli interessi. Risultato? Il debito pubblico aumenta.

Oltre a questo, non sta in piedi neppure la politica fiscale. Rispetto al passato (in cui pure erano circa il 24% degli italiani a dichiarare al fisco meno del dovuto) anche le entrate fiscali sono peggiorate.  Ora la fatidica percentuale è salita al 27%.

Tutto questo sarebbe già di per se estremamente preoccupante, ma (come sapete) in Italia non si tocca mai il fondo. Infatti, se il fisco cola a picco, se è vero che le spese aumentano invece di ridursi, se è vero che il debito pubblico aumenta, è anche vero che il costo dello Stato cresce. L’anno scorso è stato di 85,9 miliardi di euro (il 30% in più rispetto al 2008). Quest’anno crescerà ancora di una percentuale tra il 6% ed il 19%. Tanti soldi sono mal spesi, in particolare (come possiamo immaginare) nella politica; ma invece di cercare di ridurre questo profluvio di denaro che viene risucchiato ogni giorno da stipendi, ministeri e burocrazia, continuiamo a spendere senza ritegno alcuno.

Le spese che potremmo risparmiarci sono tante, in primis quelle ministeriali. Abbiamo in Italia 12 Ministri con portafoglio e 10 senza. Almeno la metà di questi ultimi potrebbe essere soppressa e sostituita con un dipartimento che assolvesse le stesse funzioni, risparmiando molti soldi. Parliamo poi della valanga dei 61 sottosegretari, in gran parte inutili perché privi di una delega precisa. Non hanno una delega, ma hanno uno stipendio aggiuntivo ai 15.000 euro (al netto delle tasse e senza bonus, rimborsi ed ulteriori aggiunte) che già si prendono ogni mese i nostri deputati (per i senatori sono 2.000 euro in più). Pure i viceministri: a cosa servono due viceministri per uno stesso Ministero ed una stessa funzione? Soldi in più buttati, visto che i viceministri percepiscono uno stipendio da parlamentare, uno da sottosegretario ed uno da viceministro.  Poi ci sono i parlamentari, i presidenti e segretari delle camere, commissioni e gruppi parlamentari, ecc. ecc. Tutti profumatamente pagati. Non parliamo poi degli enti inutili, ma non quelli minuscoli che spesso i vari Ministeri si prodigano ad eliminare. Quelli grandi, primo tra tutti il nuovissimo “Ministro per l’attuazione del federalismo”.  Per creare questo nuovo ministero non ne abbiamo soppresso un altro ed abbiamo quindi aumentato le spese. Il compito del nuovo Ministro poteva essere assolto sia dal Ministero per le riforme istituzionali, sia dal Ministero per l’attuazione del programma, sia dal Ministero per i rapporti con le regioni. E magari anche da quello dello Sviluppo economico o da quello dell’economia. Un nuovo Ministero ha molti costi: ministro, sottosegretari, personale, segretarie, carta intestata, materiali vari, ecc. ecc. In pratica tanti altri soldi buttati per un Ministero di cui potevamo fare benissimo a meno.

Soldi buttati. E mentre il Titanic Stato Italiano cola a picco, Tremonti finge di non vedere.

GIORGIO MANTOAN



'Soldi, soldi soldi!' have 3 comments

  1. 18 giugno 2010 @ 5:57 pm Giampaolo Rossi

    Posso chiederti che differenza c’è fra minstri con il portafoglio e senza? Non ho mai capito la differenza…

    cmq bellissimo articolo.. di solito di economia, purtroppo, ci capisco poco, ma quì ho capito prat tutto!!

  2. 19 giugno 2010 @ 4:13 am Giorgio Mantoan

    Bè, tecnicamente la differenza sarebbe che mentre i ministeri con portafoglio hanno un loro bilancio e sostengono spese abbastanza onerose (per esempio il ministero per i beni culturali è con portafoglio, così come quello per lo sviluppo economico e quello degli interni), quelli senza portafoglio non dovrebbero avere un proprio bilancio. I ministeri senza portafoglio dovrebbero costare molto meno, perchè sono poco più che dipartimenti della Presidenza del Consiglio; ma in realtà ci vengono a costare come i ministeri veri, pur assolvendo meno della metà dei compiti.
    Spero di essere stato abbastanza comprensibile.

  3. 19 giugno 2010 @ 5:38 pm Giampaolo Rossi

    Ottimo… Grazie mille!! E complimenti ancora!! 😀


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