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Solo parole: Il procuratore della Giudea

Scritto da Voglioresistere il 28 - July - 2010 Letto 579 volte

Per celebrare i 40 anni di attività, nel 2009 la Sellerio ha riedito venti titoli scelti fra i più significativi della sua storia. Tra questi Il procuratore della Giudea di Anatole France, in realtà non posto in vendita ma dato in omaggio. La traduzione è di Sciascia, del quale si pubblica anche la nota in cui il racconto (si legge in una mezz’oretta) è definito un apologo e un’apologia dello scetticismo: forse particolarmente salutare in un momento in cui muoiono le certezze al tempo stesso che di certezze si muore.

Il prefetto Elio Lamia, in villeggiatura a Baia, incontra Ponzio Pilato, al quale era legato da amicizia al tempo del suo esilio in Cesarea. La conversazione dei due vecchi cade presto sui tempi andati, e Pilato rievoca il clima del suo governo in Giudea, inviso alla popolazione locale, sempre ostile a tutto ciò che viene dall’impero. Pilato è convinto che il popolo ebraico, incapace di vedere il bene portato dalla dominazione romana, debba essere annientato, e Gerusalemme distrutta dalle fondamenta. La sua non è un’idea dettata dal rancore, ma una lucida analisi politica.

Ma in tutto questo, la figura di Gesù non trova posto. “Ponzio, ti ricordi di Gesù il Nazareno che fu crocifisso non so più per quale delitto? Ponzio Pilato aggrottò le sopracciglia, si portò la mano alla fronte come chi vuole ritrovare un ricordo. Poi, dopo qualche istante di silenzio: Gesù – mormorò – Gesù il Nazareno? No, non ricordo”

Dell’uomo che dà inizio alla prima grande rivoluzione pacifica della storia (e questa non è questione religiosa), i cui seguaci contribuiranno in forte misura alla fine dell’impero, in Ponzio Pilato non resta alcun ricordo.

È qualcosa su cui dovremmo meditare, in questi anni schizofrenici e assurdi in cui alle ideologie, morte forse troppo presto, si è sostituito un vuoto privo di dubbi. A trent’anni di distanza, le parole di Sciascia sono quanto mai attuali.

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