sorry we missed you

Sorry We Missed You, il dramma del lavoro precario nel potente film di Ken Loach

Contraddizioni, ingiustizie e cambiamenti nel mondo lavorativo sono al centro di Sorry We Missed You, presentato al Festival di Cannes 2019

 

Ormai basta un click per ricevere a casa nel giro di 24 ore della merce che ci interessa. Ma che sistema si cela dietro a dei tempi di consegna così rapidi? Dopo aver vinto la Palma d’oro al Festival di Cannes 2016 per Io, Daniel Blake, Ken Loach filma un’opera che ne è in un certo senso un’appendice. Il regista britannico dedica infatti il suo ultimo appassionato quanto indignato film a come i cambiamenti e le nuove dinamiche nel mondo del lavoro influenzino non solo gli individui ma anche le loro famiglie.

Sinossi

Sorry We Missed You, sceneggiato dal fidato Paul Laverty e presentato al Festival di Cannes 2019, si concentra sul padre di famiglia Ricky (Kris Hitchen). Dopo il crack finanziario del 2008, l’uomo ha trovato lavoro a Newcastle come corriere per una ditta in franchise. Teoricamente in proprio, di fatto alle dipendenze di una società che lo sfrutta senza ritegno. Abby (Debbie Honeywood), moglie di Ricky, è un’assistente a domicilio di malati e disabili. I due sono genitori dell’adolescente difficile Sebastian (Rhys Stone) e dell’undicenne Liza Jane (Katie Proctor). Quella che sembrava un’ottima opportunità lavorativa per ripagare i propri debiti, mettere da parte un po’ di soldi e, dopo qualche anno di sacrifici, finalmente acquistare una casa, si rivelerà un po’ per volta un cappio sempre più stretto intorno al collo.

Il tempo rubato

È un film potente quello che ci regala Ken Loach, che non ha bisogno di furbi trucchetti cinematografici per esaltare il dramma della storia che si dipana di fonte ai nostri occhi, impotenti nel veder precipitare verso il baratro una famiglia che potremmo benissimo conoscere in prima persona: quella di un parente, un amico, un collega, la nostra.

Senza orpelli ma con estremo rigore e attenzione ai personaggi, in Sorry We Missed You il regista denuncia la presenza invasiva nella vita delle famiglie di una certa tipologia di lavoro basata sulla gig economy, che crea nuovi “schiavi” approfittando delle necessità e difficoltà altrui. Lavori autonomi o a chiamata dalle agenzie che si presentano mascherati da opportunità per poi rivelarsi precari e totalizzanti, ladri di tempo libero e nel peggiore dei casi anche di guadagni. E se vecchio è lo sfruttamento, nuova è invece la presenza invasiva della tecnologia nelle vite di questi lavoratori che non hanno un attimo di respiro nel cercare di soddisfare le esigenze imposte dai nuovi strumenti tecnologici.

Ecco quindi che nella vita di Ricky viene un po’ per volta a mancare tutto: lo spazio per il riposo, per la famiglia, per dedicarsi ad altro oltre al cercare di far quadrare i conti e fare in modo che ogni pacco raggiunga la propria destinazione. La tecnologia diventa tentacolare a discapito del tempo e dell’umanità, tanto di chi subisce quanto di chi potrebbe fare qualcosa e invece ha in mente solo conti e numeri.

Un’appassionante storia di lotta quotidiana

Si ammazza di lavoro Ricky, mentre intorno a lui la sua famiglia cerca di rimanere unita pur nelle difficoltà date da una società che porta più a dividere gli individui che a tenerli uniti. Individui schiacciati dalle pressioni, costretti ad assumersi rischi e a vivere giornate impossibili in cui ogni momento può trasformarsi in dramma, senza diritti sociali a proteggerli.

Può sembrare una storia di ordinaria e banale fatica quotidiana quella raccontata da Sorry We Missed You, eppure Ken Loach riesce ad appassionarci senza cedimenti alla storia di Ricky e della sua famiglia. Questo grazie a dei personaggi perfettamente caratterizzati che i dialoghi naturali e le interpretazioni non impostate degli attori restituiscono con immediatezza, avvicinando lo spettatore senza mai tenerlo a distanza. Ma anche grazie a una costruzione narrativa che tiene sempre alto il ritmo, fino alla deflagrazione finale.

A fine visione di Sorry We Missed You si esce dalla sala col cuore pesante, ma anche con la consapevolezza di aver assistito a un altro grande film di un maestro del cinema che, in un’epoca di film spensierati e di puro intrattenimento, a 83 anni non ha ancora smesso di indignarsi e di insegnarci a lottare contro disparità e ingiustizie sociali.

Sorry We Missed You sarà al cinema dal 2 gennaio con Lucky Red

 

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About

Da sempre cultrice del cinema classico americano per indole familiare e dei cartoni Disney e film per ragazzi anni ’80 e ’90 per eterno spirito fanciullesco, inizio più seriamente a interessarmi all’approfondimento complesso della Settima Arte grazie agli studi universitari, che mi porteranno a conseguire la laurea magistrale in Forme e Tecniche dello Spettacolo. Amante dei viaggi, di Internet, delle “nuvole parlanti” e delle arti – in particolare quelle visuali – dopo aver collaborato con la testata online Cinecorriere, nel 2013 approdo a SeeSound.it, nel 2015 a WildItaly.net e nel 2016 a 361magazine.com, portando contemporaneamente avanti esperienze lavorative nell’ambito della comunicazione. CAPOSERVIZIO CULTURA


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