Spatuzza depone in aula a Torino, citando Berlusconi e Dell’Utri. Sarà la famigerata “bomba atomica”?

Ebbene sì, la deposizione di Spatuzza (ex boss mafioso, ora pentito)  – l’evento cerchiato in rosso sul calendario politico di Berlusconi – al processo d’Appello nei confronti del Senatore Marcello Dell’Utri, ha avuto luogo questa mattina (di fronte alla II sezione della Corte d’Appello di Palermo, riunitasi nell’aula bunker del Tribunale di Torino).

Spatuzza, pentito di mafia affiliato alla famiglia del quartiere brancaccio di Palermo, ha indicato Dell’Utri e Berlusconi come i referenti – in ambito politico – delle stragi di mafia del 1993.

Verso le ore 10 – ovvero all’inizio del processo – la difesa di Dell’Utri, richiede l’immediata revoca dell’ordinanza del Procuratore Generale, il quale autorizzava la deposizione del pentito siciliano in aula, giustificandola così: <<Quello che sta accadendo in questo processo è del tutto anomalo. Il dibattimento era giunto al termine, quando è stato inondato da quintali di documenti relativi a temi diversi da quelli trattati in primo grado. Parole che precedono la richiesta di presentazione di una eccezione di incostituzionalità della norma del codice di procedura penale sulla rinnovazione parziale del dibattimento nel secondo grado di giudizio>>. Penso che anche voi vi starete domandando: <<Ma se sono sicuri della sua innocenza, perchè hanno questa smania di far revocare la sua possibilità di deporre? Forse perchè potrebbe rivelare dei segreti scomodi e veritieri?>> Mah, voi che dite?….comunque – all’incirca due ore dopo – il Tribunale gli negherà quanto richiesto….

Dunque, verso mezzogiorno, Spatuzza comincia a deporre. Il suo racconto, parte dalla strage di Capaci, passando per l’appoggio ai socialisti (<<Nell’87 Giuseppe Graviano mi disse che dovevamo sostenere i candidati socialisti alleelezioni. All’epoca il capolista era Claudio Martelli. A Brancaccio facemmo di tutto per farli eleggere e i risultati si videro: facemmo bingo>>), ai rapporti con la famiglia Graviano e con il duo Berlusconi-Dell’Utri.

Comincia, quindi, il suo “viaggio di ricostruzione” su ciò che avvenne in quegli anni, affermando in primis: <<Ho fatto parte dagli anni Ottanta al Duemila di un’associazione terroristico-mafiosa denominata Cosa nostra. Dico terroristica per quello che mi consta personalmente, perchè dopo gli attentati di via D’Amelio e Capaci, ci siamo spinti oltre, come l’attentato al dottor Costanzo>>

L’ex boss, colloca l’inizio della vicenda nel 1994 in un Bar in Via Veneto, a Roma: <<Giuseppe Graviano (uno dei due boss del quartiere Brancaccio, che Spatuzza definisce come:<<un padre per me>> ndr) indossava un cappotto blu, aveva un atteggiamento gioioso, come se gli fosse nato un figlio. Mi dice che avevamo chiuso tutto e ottenuto quello che cercavamo, grazie alla serietà delle persone che portavano avanti questa cosa e che non erano come quei quattro crasti dei socialisti che si erano presi i voti e poi ci avevano fatto la guerra. Graviano, in quella occasione, mi parla di Berlusconi. Quello del Canale 5? Sì mi rispose Graviano. Mi disse che c’era anche un nostro compaesano Dell’Utri e che grazie alla serietà di queste persone ci avevano messo il paese nelle mani>>. Allucinante….

Ci fu, però, un incontro antecedente a questo sopracitato, sempre tra Graviano e Spatuzza. Località Campo Felice di Roccella. Siamo alla fine del ‘93, dopo gli attentati di Roma, Firenze e Milano. Spatuzza – in quella circostanza -ammonisce Graviano, dicendogli: <<Ci stiamo portando appresso morti che non ci appartengono>>. Di tutta riposta, Graviano replica: <<È bene che ce li portiamo dietro, così chi si deve muovere si dà una smossa. (Se gli attentati andranno a buon fine ndr)ne avremo tutti dei benefici, compresi i carcerati>>. Chi era questo “qualcuno”, questo “personaggio”  Spatuzza non sa rispondere, poichè – afferma : <<Graviano non me lo disse>>. Sempre in quella occasione, viene a conoscenza dei nomi di Berlusconi e Dell’Utri, ma: <<non in relazione alle stragi>> – ci tiene a sottolineare Spatuzza nella sua prima rivelazione sui nominativi del Presidente del Consiglio e del senatore bibliofilo, nel giugno 2009: <<prima avevo solo disseminato degli indizi>>. Da sottolineare che – nell’incontro a Campo Felice – egli viene a conoscenza della trattativa fra Stato e Mafia.

<<La mia missione è restituire verità alla storia e non mi fermerò di fronte a niente>>assicura Spatuzza :<<E’ una mia missione per dare onore a tutti quei morti, a tutta quella tragedia. E’ mio dovere>>.

La replica piccata dell’imputato Dell’Utri, non si fa attendere: <<Spatuzza ha interessa a buttare giù il governo che gli lotta contro. Spatuzza non è un pentito dell’antimafia, ma della mafia. Sono tranquillo ma assisto ad uno spettacolo incredibile. Mi sento a teatro, ma il protagonista-imputato non sono io, è un altro. Uno così, Falcone l’avrebbe denunciato>>.

Naturalmente potevano mancare anche le repliche dai santoni della maggioranza? Certo che no. Comincia l’ex comunista Paolo Bonaiuti (fulminato sulla via di Damasco dal Cavaliere): <<E’ del tutto logico che la mafia attacchi il presidente del Consiglio perché il governo agisce contro la criminalità organizzata. I risultati del governo contro la mafia non hanno precedenti negli ultimi vent’anni>>….il bello è che ci crede pure alle – scusate il francesismo – stronzate che spara (o è costretto a sparare).

In seconda battuta, troviamo quel “Pico della Mirandola” del Presidente dei Senatori Pdl,Maurizio Gasparri : <<Spatuzza? E’ solo un refuso della parola spazzatura. Il governo continuerà a spedire altri mafiosi in galera>>. Non riesco a prenderlo sul serio, vedendo l’imitazione strabiliante di Neri Marcorè….mi viene da ridere solo a guardarlo….

Segue a ruota il Vice Ministro alle Infrastrutture, il leghista Castelli(che nel 2005, gestiva il Ministero della Giustizia, quindi se ce l’ha fatta lui…capite bene come stiamo messi): <<Sulla partita di Spatuzza, la magistratura si gioca la propria credibilità>>.

Di ben altro avviso l’ex magistrato del Pool Antimafia (e stretto collaboratore di Falcone e Borsellino)Ayala, il quale si mostra – al tempo stesso – preoccupato e prudente: <<Sono affermazioni che non possono
lasciare indifferenti. Guai però a costruire una responsabilità penale solo sulla parola di un collaboratore
>>

La stoccata finale, la da “prezzemolino” Capezzone, portavoce del Pdl: <<Sono indignato che una bestia che ha sciolto un bambino nell’acido improvvisamente ha una crisi di coscienza e dopo 15 anni sostiene che nel gennaio ‘94 ha sentito alcuni mafiosi dire che chi ha Canale 5, aveva in mano il Paese quando Berlusconi doveva ancora scendere in politica. E su ciò è stata montata un’inchiesta e un circo mediatico che sputtana il Paese>>.

Personalmente, mi limito a dire che mi sembra assurdo che esistano persone che possano accusare il Presidente del Consiglio Italiano, di ESSERE UN MAFIOSO!! Siamo arrivati a dei livelli di bassezza – nel nostro paese – allucinanti….ora più che mai, Berlusconi deve fare un passo indietro, dare le dimissioni, farsi processare e – nel caso in cui venga richiesta la sua presenza in aula, nell’ambito di questo processo o di un nuovo capo d’imputazione che gli potrebbero attribuire – tentare di difendersi (per la prima volta!) NEL processo e non DAL processo.

Per tutti questi motivi e per un’indignazione generale verso il vecchiume che pretende di giovernarci, la redazione di Wild Italy scenderà in piazza domani (5 dicembre) per il NO BERLUSCONI DAY. L’appuntamento sarà all’angolo fra il Teatro dell’Opera e il Ministero dell’Interno, alle ore 13, per poi andare insieme all’incontro prestabilito a Piazza della Repubblica…..perchè un’altra Italia e – come dico sempre – un’altra realtà, è possibile…basta solo volerlo….ricordando sempre che: <<la politica va fatta con le mani pulite [Sandro Pertini dixit] >>.

MATTEO MARINI


About

Giornalista pubblicista, fondatore e direttore di Wild Italy. Ha collaborato con varie testate nazionali e locali, tra cui Il Fatto Quotidiano e La Notizia Giornale, ed è blogger per l’Huffington Post Italia. Nel 2011 ha vinto il Primo Premio Nazionale Emanuela Loi (agente della scorta di Paolo Borsellino, morta in Via d’Amelio) come “giovane non omologato al pensiero unico”. Studioso di Comunicazione Politica, ha lavorato in campagne elettorali, sia in veste di candidato che di consulente e dirige, da fine 2016, Res Politics - Agenzia di comunicazione politica integrata . DIRETTORE DI WILD ITALY.


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