Speciale primarie centro-sinistra 2012: il ballottaggio.

Mercoledì scorso si è svolto il secondo confronto ufficiale delle primarie del centro-sinistra. Dopo i risultati delle elezioni di domenica 25 novembre, lo scontro al ballottaggio sarà tra Bersani e Renzi. I punti toccati in questo confronto TV sono stati molti. Andiamo ad analizzarli singolarmente.

Problema Italia (crisi, tasse, industria, riforma pensionistica, Sud Italia, sistema scolastico, pari diritti, liberalizzazioni, immigrazione):

 

Renzi

La linea esposta dal sindaco di Firenze vede la soluzione al rebus Italia attraverso tre semplici punti: lotta all’evasione fiscale, risoluzione del divario tra Nord e Sud Italia e ripartenza dell’industria. La lotta all’evasione secondo Renzi si fa ai grandi frodatori e non ai pesci piccoli, inoltre serve un accordo con la Svizzera per sconfiggere i paradisi fiscali. Sul Sud Italia invece bisogna partire da progetti piccoli ma fatti bene.

Sono inutili le grandi opere che portano benefici sempre ai soliti pochi. Inoltre bisogna lottare contro le mafie attraverso l’educazione scolastica, il rafforzamento delle forze dell’ordine e il ricordo di chi ha perduto la vita per questa lotta. Sul tema industriale il sindaco di Firenze riprende il discorso già affrontato per il Sud Italia: le grandi opere sono inutili, meglio puntare su progetti piccoli ma fatti bene.

In questo momento il modello vincente è quello delle Start Up. Sui restanti temi Renzi ha alternato delle risposte chiare con altrettante vaghe. Sulla riforma pensionistica il sindaco di Firenze ha espresso un parere positivo senza mostrare nessuna via di fuga. Ha messo più volte l’accento sui pari diritti delle donne, delle coppie omosessuali e degli immigrati.

Va abolita la Bossi-Fini in merito a quest’ultimo punto, mentre per gli omosessuali è necessaria una legge sulle unioni civili e sull’omofobia. Un argomento dove i due candidati hanno trovato un affinità, riguarda le liberalizzazioni, fondamentali per i cittadini se fatte in maniera adeguata. Il punto debole del  pensiero renziano riguarda l’istruzione. Le tematiche esposte dal sindaco di Firenze sono inconsistenti e condite dalle classiche frasi di rito. Tralasciando un accenno sulla riforma Berlinguer, definita orrida e controproducente, tutto il resto si è spento nella classica teoria del “merito”, che fino ad oggi non ha portato nessun beneficio al sistema scolastico italiano.

 

Bersani

Come da tradizione del centro-sinistra Bersani parte dai cittadini per risolvere i problemi del paese. Bisogna ridare potere d’acquisto a chi oggi ne è stato privato. Per fare questo bisogna abbassare i prezzi e le tariffe di tutto ciò che è di prima necessità per gli abitanti (alimentari, gas, luce, benzina ecc.). Facendo questo sarà possibile dare maggior respiro alle classi meno agiate, permettendo maggiori consumi. Inoltre vanno tutelati coloro che pagano le tasse attraverso un atteggiamento più amichevole da parte del fisco. La ricetta dell’attuale segretario del PD nei confronti della crisi industriale riguarda due punti: ripartire dai piccoli e rilanciare il Made in Italy verso tematiche attuali.

Per Bersani le opere di risparmio privato possono diventare forme di investimento. Questo sistema è utile soprattutto nel settore edilizio, oggi uno dei campi più in crisi. Il Made in Italy deve concentrarsi su temi che vanno dall’agenda digitale alle energie rinnovabili, poiché sono fonti di profitto e benessere per il futuro e, in quanto tali, vanno coltivate.

Anche il Sud Italia merita particolare attenzione. Bisogna premiare chi fa qualcosa per i cittadini e punire chi fa ulteriori danni. Per rendere operativo quest’ultimo punto vanno aumentate le norme contro la corruzione e inasprite quelle contro le mafie. Inoltre è fondamentale informatizzare il sistema giudiziario, dare più mezzi alle forze dell’ordine e salvaguardare i cittadini che lottano contro la criminalità organizzata.

Bersani si trova d’accordo con Renzi sulle tematiche che riguardano le liberalizzazioni, la lotta all’evasione e i diritti per gli immigrati e gli omosessuali. Sotto alcuni aspetti invece condivide soltanto il pensiero generale sviluppando dei distinguo nello specifico. È il caso della riforma pensionistica, dove Bersani sottolinea la necessità di modificare alcuni punti, oltre all’introduzione di una seria norma che salvi gli esodati.

Sulle donne, il leader del PD non dipana solamente il problema delle violenze perpetrate ogni giorno, ma esprime una volontà di cambiamento rispetto alle attuali leggi (poco severe nei confronti di chi fa violenze sulle donne), e rispetto alla salvaguardia delle vittime, con l’istituzione di centri anti violenza.

Anche Bersani si dimostra debole sulla questione scolastica. A differenza di Renzi, però, il capo dei democratici evita frasi già sentite, tentando un approccio diverso. Prima di tutto sottolinea l’importanza fondamentale di questo settore. Successivamente mette subito i paletti ad ulteriori tagli in favore di una maggiore attenzione nei confronti degli insegnanti (“un ruolo da rivalutare”), degli studenti (“tutti i giovani devono poter studiare”), delle classi dirigenti (“bisogna ringiovanire”) ed infine dei ricercatori (“bisogna trovare un modo per trattenerli nel nostro paese”). Non ci sono molte proposte concrete sull’istruzione, ma almeno sono stati centrati alcuni problemi.

 

Rapporti con l’estero (Unione Europea, U.S.A. e mondo arabo)

 

Renzi

Il sindaco di Firenze quando si parla di Unione Europea e Stati Uniti si esprime senza critiche, ma con una visione legata al rafforzamento dei rapporti tra le forze internazionali. Egli vuole un Europa più potente ed efficiente, e inoltre vede un Italia protagonista nei vertici sopranazionali. Nei confronti degli Stati Uniti richiede una maggiore attenzione alla partnership con l’Europa. Sulla domanda che riguarda il mondo arabo ha espresso profondo rammarico per il fallimento dei movimenti rivoluzionari e ha voluto sottolineare il dramma delle donne che vivono in quelle zone. Secondo Renzi, la soluzione dei problemi arabi dipenderà fortemente dalla questione iraniana.

 

Bersani

Questa volta il segretario del PD riesce a vincere il confronto con un margine ampio. A differenza dell’avversario Bersani critica le soluzioni di austerità attuate dall’Unione Europea nei confronti dei paesi più deboli. Secondo l’attuale leader del PD l’Europa dev’essere un centro di benessere per tutti i paesi, non soltanto per quelli forti.

L’atteggiamento dell’Europa forte verso quella debole ricorda molto da vicino quello che succede tra il Nord e Sud Italia. Di conseguenza è necessario che l’U.E. smuova l’economia con provvedimenti che vadano oltre il rigore. Nei confronti degli Stati Uniti Bersani chiede un interruzione vera della missione in Afghanistan, oltre ad una diminuzione degli investimenti sugli F35, che attualmente non sono una necessità primaria per il paese. Sulla questione araba Bersani auspica il sostegno a posizioni moderate e infine sottolinea il problema Israelo-Palestinese come tema centrale per la risoluzione delle problematiche relative a quelle zone.

 

La questione politica (conflitto d’interessi, tagli dei costi della politica, legge elettorale, alleanze)

Renzi

Questo tema segna una forte separazione tra i due sfidanti. Come sappiamo Renzi da leader dei “rottamatori” punta ad una svolta radicale della politica. Di conseguenza vuole abolire il finanziamento pubblico ai partiti e i vitalizi ai parlamentari. Inoltre promette una trasparenza totale della politica, con la pubblicazione online di tutti i soldi spesi dalle forze statali. Infine tra le sue proposte è presente anche il dimezzamento del numero dei parlamentari e la modifica della legge anti-corruzione, in modo da evitare politici inquisiti in parlamento.

Sul conflitto di interessi, Renzi sottolinea il fallimento delle authority  che devono essere sostituite da figure competenti. Riguardo le alleanze il sindaco di Firenze esclude categoricamente un patto con il terzo polo. All’interno della coalizione entreranno soltanto coloro che hanno sottoscritto da subito il programma delle primarie. Sulla legge elettorale Renzi vede come alternativa più sensata, quella che attualmente elegge i sindaci, perché è più diretta nei confronti dei cittadini.

 

Bersani

Secondo Bersani il taglio ai costi della politica non significa abolizione. Le retribuzioni, le pensioni e i finanziamenti ai partiti vanno ricalcolati in maniera razionale. L’abolizione del finanziamento pubblico permetterebbe soltanto ai ricchi di entrare in politica. Inoltre vanno rafforzate le norme anti-corruzione. Sul conflitto d’interessi serve un antitrust vero nel settore delle comunicazioni. Inoltre va fatta una legge sull’incompatibilità delle cariche e sulla concorrenza. Sulle alleanze il leader del PD non si sbilancia: ok al patto con le forze di centro-sinistra, ma viene lasciata aperta una porta anche per i moderati di centro. Sulla legge elettorale Bersani spera nel doppio turno di collegio alla francese; che fino ad oggi ha garantito un ottima governabilità oltralpe.

In seguito all’analisi singolare delle proposte dei due sfidanti al ballottaggio abbiamo un leggero vantaggio di Bersani, che dimostra una visione d’insieme più matura rispetto a Renzi. Il sindaco di Firenze pecca soprattutto nelle tematiche poco consistenti per risolvere i problemi della classe media. Inoltre si dimostra poco incisivo nei confronti degli alleati esteri, mantenendo una posizione fin troppo amichevole. Infine è assodato il suo sostegno quasi incondizionato all’agenda Monti, che attualmente non sta portando alcun beneficio al sistema paese.

Se Renzi perde, Bersani non vince in maniera netta. L’apertura nei confronti del Centro, gli atteggiamenti poco autocritici nei confronti del suo partito e la mancanza di proposte effettive sull’istruzione (un tema definito “centralissimo”, ma come al solito poco discusso) non gli permettono di spiccare in maniera netta nei confronti dell’avversario.

 

L’unico dato che possiamo trarre da questa contesa politica è che, nonostante le primarie, il maggior partito di centro-sinistra non riuscirà ad avere un leader che possa oltrepassare i limiti in cui è confinata la seconda repubblica. Quanto sarà necessario aspettare, per avere un leader paragonabile ad Enrico Berlinguer? 

MATTEO ROSELLI

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