Quando la spia si tradisce con un sorriso

Fonte: farm5.staticflickr.com

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Le spie sono ovunque.

Ti sei mai chiesto quale diplomatico straniero nel tuo paese possa esserne una? E quale leader straniero stia pianificando il bombardamento dei paesi vicini? Tutti i Governi sono impegnati nel rispondere a queste e simili questioni. Ebbene, gli agenti segreti americani ritengono che lo studio del linguaggio del corpo possa essere d’aiuto.

Difficilmente le spie si farebbero beccare così facilmente come Leslie Nielsen in “Spia e lascia spiare” (foto). Joe Navarro, ex membro dell’FBI, sostiene che un diplomatico che passi dal lavoro di routine ai panni di una spia possa risultare visibilmente più agitato. Inoltre – continua Navarro – se sei un agente del controspionaggio altamente qualificato hai gioco facile nel rilevare i relativi cambiamenti nei movimenti corporei.

Chi cerca di nascondere qualcosa di importante modifica inconsciamente il proprio vestiario, le espressioni facciali, i gesti e l’andatura. Cambia anche il modo in cui fuma e controlla l’orologio, e finanche la distanza dalle vetrine dei negozi. Navarro preferisce non rivelare altro, perché “stiamo ancora usando questi trucchetti”.

Nel 1999 è però diventato di pubblico dominio uno dei successi del Behavioural Analysis Programme dell’FBI (Programma di Analisi del Comportamento), dopo che alcuni agenti addestrati da Navarro hanno notato curiosi segnali non verbali inconsciamente lanciati da un diplomatico russo. Un’indagine portò poi alla scoperta di una cimice presso il Dipartimento di Stato. Ad oggi, secondo Navarro, quasi tutte le agenzie federali di sicurezza studiano linguaggio del corpo.

Paul Ekman. Fonte: upload.wikimedia.org

Paul Ekman. Fonte: upload.wikimedia.org

Dal 2009, per esempio, una commissione di esperti del Pentagono denominata “Office of Net Assessment” ha investito approssimativamente $300,000 all’anno nell’interpretazione del linguaggio del corpo di leader stranieri – afferma Valerie Henderson, una portavoce del Pentagono. Questo programma, chiamato “Body Leads Project”, ha analizzato Osama bin Laden e una dozzina di leader di nazioni potenzialmente ostili mediante la cosiddetta “analisi dello schema dei movimenti” (movement-pattern analysis).

Si impiegano ben 20 ore per decifrare 30 minuti di video – sostiene Martha Davis, ex consulente di un contractor della Difesa americana. Non si tratta di vedere semplicemente se una persona è irrequieta e concludere che sta mentendo. Piuttosto, il trucco è di identificare delle affermazioni che meritano un’analisi più approfondita: ad esempio, un rifiuto espresso con uno scuotimento della testa leggermente più lungo rispetto al normale.

I critici avvertono che i movimenti possono essere simulati per trarre in inganno. Eppure, le “micro-espressioni” involontarie – che possono durare fino a 1/25esimo di secondo – spesso rivelano emozioni nascoste, afferma Paul Ekman, famosissimo consulente californiano nel campo del linguaggio del corpo, le cui opere hanno ispirato la serie TV “Lie to me”. Tra i suoi clienti, vi sono la divisione di controterrorismo del Dipartimento di Polizia di New York, varie agenzie di intelligence e forze speciali che potrebbero aver bisogno, ad esempio, di sapere se i sopravvissuti ad un conflitto a fuoco stiano mentendo durante il loro interrogatorio. Tuttavia, non tutte le micro-espressioni hanno un significato univoco. Infatti, secondo Eckman, il viso di un uomo in procinto di far detonare la propria cintura esplosiva assomiglia a quello di un uomo impaurito al pensiero di aver lasciato un fornello acceso a casa.

Pertanto, il contesto diventa fondamentale. Prendiamo, ad esempio, i movimenti corporei di Vladimir Putin a fine febbraio, mentre la Russia cospirava per strappare la Crimea all’Ucraina. La postura del presidente russo, i movimenti dei suoi occhi e gli altri segnali non verbali mostravano una fiducia minore rispetto ai suoi discorsi spavaldi – sostiene Karen Bradley dell’Istituto per lo Studio dei Movimenti Laban/Bartenieff di Brooklyn. La postura di Putin migliorò nel mentre diveniva sempre più chiaro che l’Occidente non l’avrebbe fermato.

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Saddam Hussein. Fonte: upload.wikimedia.org

Anche altri Governi sono interessati al linguaggio del corpo. In un articolo su una rivista israeliana del 1979, il professor Amatzia Baram scrisse che il linguaggio corporeo di Saddam Hussein rivelava come egli detestasse Israele solo un poco, ma odiasse l’Iran a tal punto che l’avrebbe invaso. Undici mesi dopo, i carrarmati di Saddam erano su suolo iraniano. L’intelligence militare israeliana decise così di assumere immediatamente il professor Baram, il quale lavora attualmente presso l’Università di Haifa ed è stato anche consulente del Governo americano dopo la cattura di Saddam.

A partire dal 2007, gli americani hanno speso ben $900 milioni di dollari nel tentativo di decifrare il linguaggio del corpo dei passeggeri in transito negli aeroporti. Secondo la Davis, si tratta di puro spreco di denaro: pochi secondi di osservazione non possono bastare e il personale deputato alle analisi è assolutamente impreparato. Eppure, condotta in maniera appropriata e solo sul tipo di persone che con maggiore probabilità potrebbero nascondere segreti interessanti, l’analisi del linguaggio del corpo può offrire risultati molto importanti. Allan Pease, consulente australiano, afferma che almeno tre agenzie governative russe lo retribuiscono per decifrare i movimenti del corpo di leader occidentali del calibro di Barack Obama, David Cameron e Angela Merkel.

Questo articolo è la traduzione, rimaneggiata, di questo articolo del The Economist.

Fonte foto di copertina.

 


About

Avvocato, traduttore, studioso di dinamiche sociali e web marketing. Parla fluentemente inglese e tedesco. È co-fondatore di un'agenzia di traduzioni, chiamata MultiLex. È Vicepresidente dell'Associazione Wilditaly da ottobre 2014. Ama gli animali, non sempre ricambiato. BLOGGER DI WILD ITALY


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