Standard and company. L’inutilità delle agenzie di rating

“Cade anche la Spagna” titolava in maniera sensazionalistica ed esagerata la Repubblica di ieri. Qualcuno leggendo un simile titolo avrà pensato che il paese iberico è andato in bancarotta totale e sommosse popolari agitano Madrid. Invece tutto quello che è accaduto è che l’agenzia di rating Standard and Poor’s ha declassato la Spagna da AA+ a AA. Tutto qua. Un più in meno (scusate l’ossimoro) e il mercato va nel panico cosi come i giornalisti italiani che non paghi della lezione “influenza suina” tendono sempre verso il catastrofismo.

Le agenzie di rating sono tra gli strumenti più inutili della terra. Teoricamente valutano i conti di un paese e il suo grado di attrazione degli investimenti finanziari. Ma questo è capace di farlo anche un liceale con pochissimi rudimenti di economia vista la moltitudine di indicatori economici sparsi nel mondo. Anche il mago Otelma vedendo un paese con il tasso di disoccupazione salito al 20% e con 8 trimestri di PIL negativo capirebbe che non naviga in buone acque. Ma fino a quando non lo dice l’agenzia di rating tutti sembrano far finta di nulla, andando nel panico (come ieri) quando questi enti, più inutili delle province italiane , si pronunciano.

Del resto le stesse organizzazione economico finanziarie (Ocse e i suoi fratelli) sono bravissimi a dirci che l’economia va male quando siamo in piena crisi e che l’economia va bene quando mercato e produzione sono in crescita. Come se vedendo un disoccupato io affermassi “Scommettete che non è felice di essere senza lavoro?”.

In effetti fare l’economista non deve essere un bel mestiere. Pensate voi a dover passare tutta la vita a dover spiegare perchè le proprie previsioni non si sono avverate.

JONATHAN REI



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