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Stefano Gentile, un pittore pop alla conquista di Stoccarda | Intervista

Stefano Gentile con the D-trump show!

Stefano Gentile con the D-trump show!

Giunti alla fine del mondo, passereste gli ultimi minuti che vi restano raccolti nei vostri più intimi pensieri, abbracciati alle persone care… o vi scattereste un selfie per immortalare il momento della distruzione finale? La provocatoria domanda se l’è posta per poi rispondere visivamente con pennelli e colori Stefano Gentile, artista milanese classe 1976, che sta riuscendo in un obiettivo precluso ai più: esporre la propria arte in cornici sempre più prestigiose.

Dopo aver conquistato location come il Macro di Roma o la White Noise Gallery sempre nella Capitale, Stefano è infatti prossimo a farsi amare anche all’estero. Il 3 giugno sarà dunque inaugurata alla Galerie Kerstan di Stoccarda, in Germania, la mostra Apocalypse wow! Or How I learned to stop worrying and enjoy the end, che come il titolo – che cita Il dottor Stranamore di Kubrick – indica chiaramente, ha come tema quello dell’Apocalisse.

La chiave scelta per raccontarla è quella di una pittura legata a un immaginario pop e surrealista, che ama dissacrare il mondo attraverso l’ironia: il vincente marchio di fabbrica di Stefano Gentile.

Parliamo di un artista che già nel profilo personale incuriosisce ed evoca le bizzarrie del mondo che rappresenta su tela. In lui ritroviamo infatti l’anima del nerd, dello scrittore, di un ex commesso di un sexy shop. Da quando poi quattro anni fa Stefano Gentile a causa della crisi ha abbandonato quest’ultimo impiego, il percorso della pittura che da disoccupato era per lui iniziato a quel punto come un gioco da condividere tra amici, si è invece presto evoluto in una vera carriera, grazie ai consensi immediatamente riscontrati che lo hanno portato a esporre in mostre personali e collettive e ad allargare la cerchia dei propri soggetti, in principio prettamente geek.

Stefano Gentile - Bunker sweet bunker

Bunker sweet bunker

Ora, le anomalie della nostra società come le icone della storia del XX secolo o della nostra contemporaneità, che posso essere rappresentate da personaggi pubblici ma anche da giocattoli, divengono il mezzo per trasmettere un messaggio e invitare alla riflessione, in maniera originale e sempre accattivante, in grado di parlare a un’audience vasta e variegata.

Curiosi di saperne di più di questo orgoglio artistico italiano e della mostra Apocalypse wow! Or How I learned to stop worrying and enjoy the end (visitabile fino a metà luglio) abbiamo contattato Stefano Gentile per qualche domanda. La parola a lui.

 

Chi era Stefano Gentile quattro anni fa, quando questo percorso artistico ha preso inizio un po’ per gioco, e chi è ora?

Innanzitutto era definito un “Giovane artista brianzolo”. Purtroppo, quattro anni dopo l’aggettivo “giovane”, a 40 anni suonati, è ormai scomparso, mentre rimane solo la definizione “artista brianzolo” e questo mi fa capire due cose: la prima è che, per fortuna, quattro anni dopo sono ancora considerato un artista e non è poco, visto come avevo iniziato un po’ per gioco e un po’ per scommessa. La seconda è che c’è gente che ancora crede in me, nonostante tutto, e nessuno di questi è internato da qualche parte. Di certo, adesso, sono più consapevole delle cose che faccio, non penso solo a dipingere e basta, ma cerco di essere il più fedele possibile a un mio percorso personale, cercando di migliorarmi e di studiare il più possibile.

Stefano Gentile - #Lastselfie

#Lastselfie

Da “artista nerd” sei ormai un artista a tutto tondo. Come racconteresti questa tua evoluzione? Qual è stato il “punto di svolta”?

Credo che sia l’evoluzione che avviene in ognuno di noi. Quando siamo piccoli ci leghiamo alle cose che gravitano intorno a noi, che possiamo comprendere più facilmente, poi cominciamo a farci domande, a chiedere il perché delle cose, a comprendere il significato della condivisione. Poi arriva l’adolescenza e assaporiamo le tematiche da massimi sistemi: “Chi sono io? Da dove veniamo? Riuscirò a limonare con la rossa del terzo banco prima della fine dell’anno?”.

Domande che non trovano risposta o, nel caso dell’ultima, la risposta è sempre “no”, ma che ti fanno capire che siamo animali razionali volti a scoprire il più possibile. Poi si cresce, si spera, e la realtà del mondo diviene il tuo punto d’interesse, che parte dal tuo vivere quotidiano per arrivare a concepire che ogni cosa che avviene in questo mondo così messo male influenza il tuo vivere quotidiano. Così è capitato da artista.

Dal principio mi sono dedicato a ciò che era più affine e comprensibile, poi ho cominciato a spaziare, analizzare le macro tematiche della mia vita attraverso i miei quadri, per comunicare e sensibilizzare, rappresentare e condividere.

Parlaci dei prossimi appuntamenti con la tua arte.

In questo mese sono in mostra a Palermo, presso il Real Albergo delle povere, in una mostra curata da Alba Romano Pace, un cammino all’interno dell’arte contemporanea. A metà giugno, poi, tornerò a Roma, da cui mi sono fatto adottare a insaputa dei romani stessi, per partecipare alla collettiva Any given book alla mia casa madre, la galleria White noise che ancora mi sopporta e non sa come liberarsi di me.

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Wired Apocalypse issue

Ma l’appuntamento clou è il 3 giugno a Stoccarda, dove inaugurerò la mia prima personale all’estero, alla galleria Kerstan galerie, curata da Andreas Kerstan, artista internazionale che si era innamorato dei miei quadri visti in mostra a The Others due anni fa.

Cosa dobbiamo aspettarci dalla mostra di Stoccarda? Perché come tema hai scelto proprio quello dell’Apocalisse?

Piacerebbe saperlo pure a me, nel senso che mi piacerebbe davvero sapere che fine faremo. Ora, non voglio fare il pessimista ad ogni costo, ma la sensazione che ho quando penso alla china che stiamo prendendo è la stessa che mi viene quando leggo la lista dei vincitori dei Darwin Awards, dove si premiano le morti più stupide dell’anno. Citando Al Gore, “Nella nostra storia non siamo mai stati così vicini alla catastrofe, pur avendo i mezzi per scongiurarla”. Solo che ci fermiamo alla prima parte dell’affermazione perché siamo troppo impegnati ad essere egoisti, il che è paradossale. Disastri ambientali, guerre, instabilità economica, epidemie, inquinamento sono i prodromi di quella che alcuni antropologi identificano come una possibile 6ª estinzione di massa.

Non è un caso che la tv e il cinema, come sempre fonte di ispirazione per le mie opere, negli ultimi anni siano un rifiorire di film apocalittici, di zombi, di serie televisive sulla fine del mondo, perché sono convinto che artisti, scrittori e autori arrivino prima dei politici a capire le tendenze della società.

Siamo entrati nell’Antropocene, una nuova era geologica (il che non capita tutti i giorni, visto che la precedente era iniziata circa 10mila anni fa) e, per la prima volta in 5 miliardi di anni, il lascito di questa nuova era non sarà qualcosa legato al normale ciclo della Terra ma saranno particelle di plastica, una forte concentrazione di CO2 e un’altissima radioattività nel substrato. Cioè, scorie nostre.

Direi che le premesse meritavano una mostra. Riassumendo posso parafrasare una citazione famosa dicendo: “L’apocalisse è quella cosa che ci succede mentre siamo impegnati a fare altro”.

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#Ohshit

Per la prima volta uscirà un catalogo con circa tue 70 opere dal 2012 ad oggi. Ce ne è una alla quale sei particolarmente affezionato? Chi volesse acquistarlo dove potrà trovare il catalogo?

Si può chiedere a un padre quale figlio preferisca tra i 70 avuti? Anche se per prima cosa gli chiederei come ha fatto. Diciamo che ci sono cicli ai quali sono più affezionato e in questi gruppi dei quadri che spiccano. Se prendo Game Over, per esempio, dove avevo narrato la storia del XX secolo attraverso i giochi della mia infanzia, direi che “Cold war” per il concetto, “Give me back my childhood” per la poesia e “Guess who killed more” per l’ironia, sono tra i miei gioielli.

Mentre per questo ciclo direi che è ancora presto, ma a getto mi viene da dire “Retourn to Atlantis”, a cui sono molto legato anche per la storia che mi lega alla fotografia che mi ha ispirato il pezzo, “#Lastselfie” per l’ironia e perché sono davvero convinto che qualcuno potrebbe farsi un selfie durante un’esplosione atomica, e “Breaking silence” e “The greatest show on earth”, l’alpha e l’omega.

[Per ammirare i dipinti di cui parla Stefano, vi invitiamo a visitare il suo sito www.stefanogentileart.com n.d.r.]
Chi fosse interessato al catalogo, può contattare direttamente la galleria su Facebook alla pagina di Kerstan Galerie o via mail a info@andreas-kerstan.de.

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End Title_retourn to Atlantis

Consiglia un libro, un film, un disco, una serie e un artista ai lettori di Wild Italy.

Quanti secondi ho per rispondere?
Un libro, direi La casa del sonno di Jonathan Coe. Film, Quarto potere di Orson Welles o Viale del tramonto di Billy Wilder, i miei preferiti in assoluto. Serie tv, la prima stagione di True detective. Artista, Banksy su tutti. Disco, premesso che non ascolto musica da parecchio tempo, dico le colonne sonore di Little miss sunshine o di Ogni cosa è illuminata

Se devo fare il giochino in chiave apocalittica, invece, direi 1984 di Orwell, Melancholia di Lars von Trier , che mi ha ispirato molto e Mad Max: Fury Road che una sera sono riuscito a vedere per ben tre volte di seguito. The Walking Dead tra le serie tv, mentre, tra gli artisti apocalittici, Josh Keyes e, ovviamente, David LaChapelle.

 

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About

Da sempre cultrice del cinema classico americano per indole familiare e dei cartoni Disney e film per ragazzi anni ’80 e ’90 per eterno spirito fanciullesco, inizio più seriamente a interessarmi all’approfondimento complesso della Settima Arte grazie agli studi universitari, che mi porteranno a conseguire la laurea magistrale in Forme e Tecniche dello Spettacolo. Amante dei viaggi, di Internet, delle “nuvole parlanti” e delle arti – in particolare quelle visuali – dopo aver collaborato con la testata online Cinecorriere, nel 2013 approdo a SeeSound.it, nel 2015 a WildItaly.net e nel 2016 a 361magazine.com, portando contemporaneamente avanti esperienze lavorative nell’ambito della comunicazione. CAPOSERVIZIO CULTURA


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