Steven Spielberg The Post

Steven Spielberg sul suo The Post: “I giornalisti sono i guardiani del potere, fortunato di aver avuto Meryl Streep e Tom Hanks”

the post - Streep Spielberg Hanks

The Post è il nuovo bellissimo film dell’enorme regista statunitense Steven Spielberg. Un inno alla libertà di espressione, un racconto appassionato sul mondo del giornalismo che con sguardo squisitamente cinematografico porta in scena il coraggio del The Washington Post del 1971 che ebbe il ruolo di portare alla luce scomode verità riguardo la guerra del Vietnam. A parlare di quei coraggiosi reporter, dell’impatto del film sulla stampa estera e della crescita di una donna che è stata capace di tirare fuori la propria voce sono direttamente il realizzatore del film Steven Spielberg e i suoi due attori principali, Meryl Streep e Tom Hanks, grandiosi nei ruoli di Katharine Graham e Ben Bradlee.

Domanda al regista Steven Spielberg, il suo The Post tratta il delicato tema che nel 1971 ha visto il diritto alla libertà di parola messo in serio pericolo. Pensa che anche oggi la libertà di stampa sia sotto minaccia?

Ho sempre creduto, e questo fin da quando ero un bambino, che la libertà di stampa è ciò che rende i giornalisti i veri guardiani della democrazia. Nel 1971 Nixon ha tentato di bloccare i lavori dei reporter, ricorrendo addirittura alla Corte d’Appello per impedire al New York Times di pubblicare degli articoli e adempiere così ad un atto inaudito, un atto che si ripresentava per la prima volta dopo la Guerra Civile americana. Oggi la stampa è nuovamente vittima di una minaccia e proprio la sceneggiatura mi ha fatto pensare di essere tornati indietro al 1971.

Che impatto ha avuto il film sulla stampa americana?

Abbiamo ricevuto un grande sostegno, ci sono state davvero manifestazioni di supporto. Quella americana è una stampa che quasi quotidianamente deve subire e respingere attacchi da un’amministrazione che ritiene fake news notizie che magari non piacciono al presidente. Il film ha ricevuto molti consensi non solo per il messaggio politico, anche per il personaggio di Katharine Graham, una donna che ai vertici della professione si è ritrovata a dover far valere la propria voce in una società e in un posto di lavoro dove c’erano solo uomini che lei ha saputo rimettere al proprio posto. Il personaggio di Meryl è una figura di donna che trova se stessa e la propria voce. Sono stato molto fortunato ad avere avuto lei e Tom per costruire questo complesso rapporto umano tra personaggi.

the post meryl streep

Alla fine dei titoli di coda vediamo che il film è dedicato a Nora Ephron, di cui tutti e tre parlate nel documentario a lei dedicato. Qual è il ricordo che avete di lei?

Meryl Streep: Nora è probabilmente colei he ha portato me e Tom a lavorare insieme oggi. Tom è un suo grande amico, come lo sono anche io e grazie a lei abbiamo avuto la possibilità di conoscerci e realizzare il film insieme. Nora era una grandissima fonte di ispirazione e vorrei fosse qui a commentare il film al momento attuale, perché nessuno sarebbe in grado di farlo come lo avrebbe fatto lei, nel modo più divertente e pungente possibile. Come poi in fondo solo le donne sanno fare.

Cosa può dirci sul personaggio di Katharine Graham e cosa pensa abbia da insegnare guardando ai tempi di oggi?

Meryl Streep: Ho avuto la prima versione della sceneggiatura a sei giorni dalle elezioni e leggendola ho avuto la sensazione che avrebbe il film avuto uno sguardo nostalgico per come si era evoluta la posizione delle donne, visto che si dava per scontata la vincita, per l’appunto, di una donna. Invece il risultato è stato diverso e dopo le elezioni c’è stato un elevato aumento di ostilità verso la stampa, di forti attacchi nei confronti delle donne, tutto derivante dai vertici del nostro governo. In un certo senso quindi il film tratta di quanta strada non abbiamo ancora fatto e di quanto ci sia ancora da lavorare.

The Post è una grande storia di coraggio, uno dei punti centrali della pellicola. Pensate che si possa imparare ad avere coraggio o è un sentimento che appartiene solo a determinate persone?

Meryl Streep: Il coraggio di cui parliamo in questo film è partito da una persona che aveva lavorato per il governo, che era stato un soldato e ad un certo punto ha deciso di sfidare le legge dello spionaggio trafugando documenti riservati e facendoli arrivare fino ai redattori e al giornale.Questo è un enorme atto di coraggio che contrasta le menzogne di quattro amministrazioni americane e quella di Nixon, che ha cercato di sopprimere la libertà di stampa.

Un altro atto di coraggio è quello di questa donna a capo del secondo giornale di Washington, la quale sentiva di essere ad un posto che non le competeva, anche perché, come si vede ben rappresentata, la situazione era così: nelle redazioni c’erano solo uomini bianchi. Di donne ce n’erano, ma erano segretarie. Il personaggio di Kay compie dunque un atto di coraggio sfidando Nixon, assumendo il posto da leader che le spettava e che la fece diventare il capo del primo giornale di Washington. Quindi sì, il coraggio si può imparare, il fatto è che non lo insegniamo alle nostre ragazze.

Come è stato vestire i panni del determinato giornalista Ben Bradlee?

Tom Hanks: Ben Bradlee era un grande uomo. Un tipo competitivo, una bestia, con un’enorme passione e una determinazione che lo spingeva a non volere una storia, ma La storia. Per lui l’idea che il New York Times avesse una notizia che il The Washington Post non aveva lo mandava ai pazzi, non lo faceva dormire la notte. Per me una delle scene più divertenti è quando il personaggio di Ben dice “Siamo gli ultimi a casa nostra”. È una scena fantastica perché racchiude tutta la passione e la sfida che si percepisce nel film.

Parlando di uno dei temi dell’ultimo tempo, come mai pensate che si sia dato spazio all’iniziativa Time’s Up solo adesso?

Meryl Streep: Presumo perché gli esseri umani comprendono le cose lentamente. L’aria è cambiata e non solo a Hollywood, ma nell’ambito militare, politico, nell’agricoltura , negli ospedali e nei vari settori del lavoro. La situazione sta cambiando. Le donne si sono sempre battute per questi problemi e da quando Hollywood è intervenuta la gente ha avuto maggiore coraggio nell’esporre le proprie idee. Penso che faremo ancora dei passi indietro, ma poi si andrà avanti perché ritengo siano cose molto importanti.

Steven Spielberg: Per rispondere dovrei essere il più grande romanziere, un ottimo psicologo o sociologo, comunque una di quelle classiche persone a cui la gente chiede consiglio e non hanno paura a darlo. Questo è un problema che da secoli esiste nella storia, sono stati scritti a riguardo libri, saggi, sono stati fatti film, miniserie sulla battaglia dei sessi, e non si è ancora giunti ad una risposta definitiva. Le donne hanno saputo dimostrare nel corso della storia di poter uscire dai ranghi in cui gli uomini le trattenevano e tutto si è amplificato con la Seconda Guerra Mondiale.

Mentre gli uomini erano al fronte, le donne mandavano avanti l’industria. Ma quando i soldati sono tornati dalla guerra non hanno permesso alle donne di capitalizzare sulla leadership che avevano acquisito e sono state costrette a tornare in cucina. Quindi sì, si tratta di una lotta di potere. Non ho una risposta, ma la storia ha già dimostrato che le donne sanno essere leader e finché gli uomini non accetteranno di ricevere un no da una donna la questione continuerà. Spero il film possa essere di ispirazione per molte donne, così che possano trovare la forza di trovare la propria voce per dire “Al diavolo, adesso faccio come dico io.

 

 

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About

Martina Barone è nata a Roma nel 1996. Appena diplomata al Liceo Classico Pilo Albertelli, è pronta a seguire all’università corsi inerenti al cinema e tutti i suoi più vari aspetti. Ama la settima arte in tutte le sue forme, la sua capacità di trasporti in luoghi lontani e diversi e di farti immergere in storie sempre nuove. Ama poterne parlare e poterne scrivere. COLLABORATRICE SEZIONE CULTURA


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